Un’altra caffetteria ricorre al Chapter 11 mentre crescono costi e prezzi
- 14 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
Quando ci siamo trasferiti nella neighborhood Tradition di Port St. Lucie, Florida, avevamo due punti Starbucks, due Dunkin’ e due caffetterie indipendenti a pochi chilometri da casa. Qualche anno più tardi, abbandonando quella residenza, abbiamo trovato ancora due Starbucks, ma le catene locali avevano chiuso.
Al loro posto sono arrivate nuove insegne: 7 Brew, Cali Coffee, la catena regionale Carmela, la popolare catena cubana Vicky Bakery, un altro Dunkin’ e una caffetteria indipendente. È un livello di concorrenza impressionante in una porzione di città estesa solo pochi chilometri quadrati.
Queste aperture si sono sommate a un mercato che, pur crescendo nel complesso, mostra segnali di rallentamento. Secondo i dati di IBISWorld sul settore Coffee & Snack Shops negli Stati Uniti, l’industria ha registrato un ritmo di crescita annualizzato del 2,5%, portando i ricavi a circa 75,5 miliardi di dollari nel quinquennio fino al 2026.
Dati di settore indicano inoltre che il numero di punti vendita appartenenti a catene negli Stati Uniti è aumentato del 19% negli ultimi sei anni, superando le 34.500 unità, a testimonianza dell’espansione capillare delle insegne nazionali e regionali.
Segnali di tensione nel mercato
Tuttavia, le condizioni attuali mostrano criticità: i consumatori americani hanno ridotto la spesa discrezionale e i costi operativi sono aumentati. IBISWorld prevede anche un calo dello 0,2% per il 2026, attribuendo parte della contrazione all’aumento dei prezzi del petrolio legato ai conflitti in Medio Oriente, con effetti indiretti sui costi logistici e sulle abitudini di consumo.
Questa pressione sui margini ha già portato grandi insegne come Starbucks e Peet’s a chiudere punti vendita poco performanti, mentre alcune catene minori e operatori indipendenti hanno ridotto l’attività o hanno cessato l’attività.
Il caso: Chenin LLC e L’Experience Paris
Un esempio recente di questa dinamica è la decisione di Chenin LLC, proprietaria della pasticceria-caffetteria L’Experience Paris nell’area di Washington, di ricorrere al Chapter 11 per riorganizzare i conti di una delle sue sedi.
La società ha depositato domanda per la protezione prevista dal Chapter 11 presso la corte fallimentare del Distretto Occidentale di Washington alla fine di agosto 2026. Il locale di Bellevue resta operativo e la proprietà intende utilizzare la procedura per ristrutturare la posizione finanziaria mantenendo l’attività aperta.
L’Experience Paris ha spiegato sul proprio sito:
“Un’esperienza, non semplicemente un pasto. A Parigi non si fa la fila per la colazione: ci si siede e il caffè arriva al tavolo. Dal 2018 manteniamo quel rituale nella Eastside: farina macinata in Francia, burro lavorato in Normandia e un tavolo che è tuo finché vuoi restare. E quando il tempo non concede indugi, il nostro banco ti accompagna con una baguette o una scatola di pasticceria — Parigi, à emporter.”
La società opera complessivamente quattro locali nello stato di Washington, ma il ricorso al Chapter 11 riguarda per ora soltanto la sede di Bellevue. Il proprietario Julien Hervet ha dichiarato:
“Chenin è stata storicamente gestita separatamente rispetto alla struttura societaria delle altre location; il deposito mira a integrare la realtà di Bellevue nel quadro organizzativo più ampio.”
Fattori che comprimono i margini
Le caffetterie si trovano a fronteggiare più pressioni simultanee. Da un lato, la possibilità per i consumatori di prepararsi un caffè di qualità a casa è aumentata; dall’altro sono cresciuti i costi delle materie prime e del lavoro.
Il contratto arabica quotato su ICE Futures U.S., riferimento globale per il prezzo del caffè, ha raggiunto livelli elevati durante l’anno, attorno ai 3,5 dollari per libbra, nonostante le aspettative di un surplus produttivo nella stagione 2026/27. L’incremento delle quotazioni delle commodity incide direttamente sui costi delle catene e dei gestori indipendenti.
Nel report annuale, Black Rock Coffee osserva che aumenti di costo legati a lavoro e materie prime non vengono sempre trasferiti al cliente, perché un incremento dei prezzi potrebbe ridurre le vendite. Black Rock Coffee ha scritto:
“Potremmo non decidere di aumentare i prezzi per trasferire sui clienti futuri incrementi dei costi del lavoro o delle commodity; in tal caso i nostri margini verrebbero negativamente influenzati. Se non aumentiamo i prezzi o se lo facciamo in ritardo, i prezzi più alti potrebbero ridurre le vendite, comprimendo ulteriormente i margini.”
Cambiamenti nei comportamenti dei clienti si sommano alle difficoltà: frequenze di visita inferiori e spese per unità diverse hanno modificato il flusso di entrate delle caffetterie. Una ricerca sulla domanda dei consumatori nei ristoranti evidenzia che, pur essendoci aumenti di spesa per singolo articolo, la frequenza di visita a catene di burger e caffè è diminuita.
Per Dominick Miserandino, amministratore delegato di RTM Nexis, il settore è diventato così competitivo che alcune realtà non riusciranno a sopravvivere. Dominick Miserandino ha affermato:
“Il caffè è una delle aree più competitive del foodservice perché lo stesso cliente può acquistarlo cinque giorni alla settimana e ogni operatore punta a entrare in quell’abitudine. Il problema è che le buone posizioni sono costose, il lavoro costa e il consumatore ha in genere diverse alternative a poche isolati.”
Secondo Miserandino, la vera sfida non è attirare clienti all’apertura di una nuova insegna, bensì fidelizzarli tanto da indurli a passare oltre altre tre caffetterie per ritornare nello stesso locale.
Implicazioni pratiche e prospettive
Il mix di saturazione dell’offerta, costi crescenti e cambiamenti nelle abitudini dei consumatori rende il segmento delle caffetterie sensibile agli shock economici. Le procedure di ristrutturazione come il Chapter 11 possono offrire tempo e struttura per riallineare i bilanci, ma non risolvono automaticamente problemi di posizionamento commerciale o di modello operativo.
Per gli operatori e per chi valuta investimenti nel settore, è fondamentale riesaminare i canali di ricavo, l’efficienza dei punti vendita e le strategie di prezzo, oltre a considerare diversificazioni di offerta che rechino valore percepito superiore rispetto alla concorrenza nelle immediate vicinanze.
Dettagli della procedura di ristrutturazione
La domanda di Chenin LLC è stata depositata presso la U.S. Bankruptcy Court for the Western District of Washington e, nella documentazione pubblica, il giudice designato al caso è Christopher M. Alston. La procedura riguarda in via esclusiva la singola entità proprietaria della sede di Bellevue, con attivi e passivi stimati nella fascia da 100.001 a 1.000.000 di dollari e un numero di creditori compreso tra 1 e 49.
Lo studio legale che assiste il debitore è quello di Seyfarth Shaw LLP, con l’avvocato Andrew R. Escobar indicato come consulente nella documentazione presentata al tribunale.
Considerazioni conclusive
Il caso di Chenin LLC e l’andamento generale del settore evidenziano come la crescita numerica dei punti vendita non garantisca sostenibilità economica. Margini stretti, volatilità delle materie prime e la necessità di differenziare l’offerta restano i fattori chiave per separare operatori resilienti da quelli destinati a ridimensionarsi.
In sintesi
- La sovraofferta in aree urbane e suburbane aumenta la pressione sui prezzi e sui margini, rendendo strategica la scelta delle location per proprietari e franchisor.
- Per gli investitori nel settore foodservice, la selezione di operatori con controllo dei costi e capacità di adattare il modello di business (ad es. vendite da asporto, abbonamenti, prodotti premium) sarà determinante per la redditività futura.
- Le fluttuazioni dei prezzi delle commodities, come il caffè arabica, amplificano il rischio operativo: coperture di prezzo e politiche d’acquisto centralizzate possono ridurre l’esposizione finanziaria.
- Il ricorso a procedure di ristrutturazione offre una finestra temporale ma non sostituisce la necessità di rinnovare l’offerta, migliorare l’efficienza e consolidare la fidelizzazione dei clienti.