Tabacco, la stretta Ue potrebbe costare all’Italia 7,9 miliardi di Pil e 55.800 posti di lavoro

Una revisione particolarmente restrittiva delle regole europee sui prodotti del tabacco potrebbe costare all’Italia fino a 7,9 miliardi di euro di Pil e circa 55.800 posti di lavoro entro il 2030. È una delle stime che emergono da nuovi studi dedicati all’impatto economico della futura revisione della Tobacco Products Directive (TPD), mentre Bruxelles prepara il prossimo passaggio normativo dopo la consultazione pubblica conclusa il 14 agosto.

La materia è particolarmente delicata perché incrocia due obiettivi differenti: da una parte la protezione della salute pubblica e la riduzione del consumo di tabacco, dall’altra gli effetti che le future regole potrebbero produrre su produzione, investimenti, occupazione e mercato legale.

La TPD attualmente in vigore è la Direttiva 2014/40/UE, entrata in vigore il 19 maggio 2014 e applicabile negli Stati membri dal 20 maggio 2016. Disciplina fabbricazione, presentazione e vendita dei prodotti del tabacco e di quelli correlati. La Commissione europea ha avviato nel 2026 una nuova fase di revisione del quadro normativo, che riguarda anche la Tobacco Advertising Directive.

Bruxelles prepara la revisione della direttiva

La Commissione ha aperto il 22 maggio 2026 una consultazione pubblica sulla revisione della normativa europea sul tabacco, conclusa il 14 agosto.

L’obiettivo dichiarato di Bruxelles è aggiornare un impianto costruito oltre dieci anni fa alla luce della diffusione di nuovi prodotti del tabacco e della nicotina, dei cambiamenti del mercato e delle nuove modalità di promozione e consumo.

La stessa Commissione, nella propria valutazione del quadro vigente, sottolinea che le norme europee hanno contribuito alla riduzione dei danni e delle morti legate al fumo, ma evidenzia contemporaneamente le nuove sfide determinate dalla diffusione dei prodotti emergenti, in particolare tra i giovani. La revisione si inserisce inoltre nell’obiettivo europeo di una “tobacco-free generation” entro il 2040.

Il processo legislativo, tuttavia, non è ancora arrivato alla definizione delle nuove regole: saranno le proposte della Commissione e la successiva valutazione d’impatto a determinare concretamente il grado di differenziazione tra le varie categorie di prodotto.

Oltre 82 mila contributi, ma attenzione ai numeri della consultazione

Il confronto ha generato una partecipazione particolarmente elevata.

Nel precedente Call for Evidence sono state raccolte oltre 82 mila contribuzioni, mentre la successiva consultazione pubblica vera e propria, terminata il 14 agosto, ha raccolto circa 42 mila risposte.

La stima secondo cui circa il 90% delle oltre 82 mila contribuzioni avrebbe espresso almeno un’obiezione a ulteriori restrizioni deriva da analisi esterne delle risposte al Call for Evidence e non da una conclusione ufficiale della Commissione europea.

La distinzione è rilevante perché il numero di 82 mila contributi e quello delle risposte alla consultazione pubblica fanno riferimento a due fasi differenti del processo partecipativo.

EPIC: fino a 79,6 miliardi di Pil europeo a rischio

A inserirsi nel dibattito è anche l’European Policy Innovation Council (EPIC), think tank con sede a Bruxelles, che ha dedicato diversi lavori alla revisione delle politiche europee sul tabacco.

Secondo le stime richiamate nello studio “The Hidden Cost of EU Regulation”, uno scenario regolatorio particolarmente restrittivo potrebbe generare a livello europeo un costo pari a 79,6 miliardi di euro di Pil all’anno, oltre alla perdita di 182.165 posti di lavoro e di 17,6 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2026-2030.

Si tratta di proiezioni costruite confrontando uno scenario più restrittivo con uno scenario regolatorio considerato dagli autori maggiormente proporzionato ai diversi profili dei prodotti.

Il punto centrale della tesi sostenuta dallo studio riguarda proprio la differenziazione normativa tra prodotti combustibili e non combustibili. Secondo gli autori, applicare regole sostanzialmente equivalenti a categorie differenti potrebbe alterare la struttura del mercato regolamentato e favorire, in alcuni casi, il ricorso a canali illegali.

Va sottolineato che si tratta di una valutazione economica e di policy, non della stima ufficiale della Commissione europea.

EPIC chiede una valutazione d’impatto più approfondita

In una successiva analisi dedicata alla valutazione della TPD, EPIC ha sostenuto che il lavoro svolto dalla Commissione costituisce una base utile per identificare i problemi del settore, ma non sarebbe ancora sufficiente per giustificare importanti nuove decisioni regolatorie senza una completa Impact Assessment.

Lo stesso think tank riconosce come legittimi e centrali gli obiettivi di salute pubblica, compresa la riduzione dei danni provocati dal fumo e la tutela dei minori, ma chiede che le future misure vengano valutate anche in termini di proporzionalità, effetti economici, impatto sulle filiere e applicabilità concreta.

È quindi su questo terreno che si giocherà una parte rilevante del confronto europeo nei prossimi mesi.

In Italia il settore vale 29,6 miliardi di Pil secondo lo studio

Un secondo filone di ricerca concentra l’attenzione sull’Italia, dove la filiera del tabacco e della nicotina mantiene un peso rilevante sotto il profilo industriale e occupazionale.

Secondo le stime richiamate nello studio di Vincenzo Nardelli, nel 2023 il settore avrebbe generato complessivamente circa 29,6 miliardi di euro di contributo al Pil italiano, sostenendo 186.200 posti di lavoro lungo la filiera, dall’agricoltura alla manifattura fino a logistica, distribuzione e servizi.

I dati coincidono con le stime sul peso economico italiano pubblicate da EPIC, che attribuiscono alla filiera circa l’1,4% del Pil nazionale e lo 0,8% dell’occupazione complessiva.

Negli ultimi anni è inoltre cresciuto il peso economico delle categorie innovative a base di nicotina, mentre l’Italia ha attirato investimenti industriali dedicati alla produzione e all’innovazione in questo segmento.

Lo scenario restrittivo: -7,9 miliardi di Pil nel 2030

Secondo l’analisi economica riferita all’Italia, una revisione particolarmente restrittiva della TPD potrebbe determinare nel 2030 una riduzione del Pil di 7,9 miliardi di euro e circa 55.800 occupati in meno.

La stessa stima compare in una ricerca pubblicata nel 2026 su Research in Economics, che analizza l’impatto di diversi dossier regolatori europei sulla competitività italiana. Per la revisione della TPD, lo scenario considerato più restrittivo viene associato anche a una riduzione della formazione di capitale nell’ordine di 3 miliardi di euro.

Gli autori individuano due principali canali di trasmissione: l’aumento dei costi di adeguamento per le imprese e una possibile contrazione del mercato legale qualora le nuove norme riducessero fortemente la differenziazione tra categorie di prodotto.

Sono, anche in questo caso, risultati di un modello economico basato su specifiche ipotesi regolatorie, e non una previsione ufficiale dell’Unione europea.

Il nodo dei prodotti combustibili e non combustibili

È proprio la differenziazione tra prodotti a rappresentare uno degli aspetti più controversi del confronto.

Gli studi citati sostengono che una disciplina che avvicinasse eccessivamente il trattamento normativo di sigarette tradizionali e prodotti non combustibili potrebbe ridurre gli incentivi economici alla sostituzione delle sigarette e modificare le scelte dei consumatori.

Secondo il modello economico riferito all’Italia, uno scenario di forte equiparazione regolatoria potrebbe anche rallentare la diminuzione della prevalenza del fumo, mentre un approccio maggiormente differenziato produrrebbe risultati differenti.

Si tratta tuttavia di un terreno sul quale il dibattito scientifico e regolatorio rimane centrale: la Commissione europea evidenzia infatti anche i rischi per la salute pubblica derivanti dalla crescente diffusione dei nuovi prodotti contenenti tabacco o nicotina, soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione.

La partita si sposta sull’Impact Assessment

Il nodo, quindi, non è ancora una nuova TPD già definita, ma come Bruxelles costruirà la prossima proposta legislativa.

La consultazione pubblica rappresenta una delle fasi preparatorie. La Commissione dovrà ora valutare le diverse opzioni e misurarne gli effetti su salute, consumatori, imprese, mercato interno e amministrazioni.

Per l’Italia la questione assume una rilevanza particolare alla luce della dimensione della filiera industriale e degli investimenti realizzati negli ultimi anni.

I due studi portano nel dibattito soprattutto un messaggio: scelte regolatorie differenti possono produrre effetti economici e industriali molto diversi. Sarà quindi l’Impact Assessment europeo a dover chiarire quanto questi rischi siano concretamente fondati e quale equilibrio Bruxelles intenda trovare tra obiettivi di salute pubblica, funzionamento del mercato, contrasto all’illegalità e sostenibilità della filiera.