Commercio di legname: dentro le sfide di un mercato da 3,3 miliardi
- 1 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Volatilità dei costi delle materie prime, difficoltà di approvvigionamento, rincari nei trasporti e una domanda interna debole segnano il quadro in cui opera il comparto del legname, chiamato a riorganizzarsi per mantenere la competitività.
Queste dinamiche saranno al centro dell’azione del nuovo presidente di Fedecomlegno, l’associazione di FederlegnoArredo che rappresenta importatori, commercianti e agenti attivi nella fornitura di materia prima, semilavorati e prodotti derivati dal legno. Per il quadriennio 2026-2030 è stato eletto Stefano Corà, il cui mandato punta a sostenere le imprese nell’affrontare sfide regolatorie, finanziarie e commerciali sempre più complesse.
La distribuzione di legname
I dati di FederlegnoArredo segnalano una ripresa del comparto: nel 2025 il giro d’affari del commercio del legno è cresciuto del 2,6%, invertendo la tendenza al ridimensionamento avviata nel 2023, con un fatturato alla produzione che supera i 3,3 miliardi di euro. I numeri includono gli scambi di materiali di qualsiasi tipologia, sia importati che prodotti in Italia e trasferiti tra i diversi settori della filiera.
L’Italia resta strutturalmente carente di materia prima legnosa e dipende fortemente dalle importazioni. Nel 2025 le importazioni del macrosistema legno sono aumentate del 14,7% rispetto al 2024, attestandosi a poco meno di 5,8 miliardi di euro. Le voci in maggiore crescita sono le prime lavorazioni del legno (tronchi e segati), i Pannelli e i prodotti per l’edilizia, con incrementi significativi in valore.
A livello di forniture, Austria e Germania restano i partner principali e hanno registrato una forte accelerazione nelle forniture verso il mercato italiano, confermando l’importanza delle relazioni commerciali intraeuropee per garantire continuità di approvvigionamento.
Il nuovo presidente
Stefano Corà porta alla guida di Fedecomlegno oltre trent’anni di esperienza imprenditoriale nel settore. Già vice presidente dell’associazione in due diversi periodi e componente del Consiglio di Presidenza e del Consiglio Generale di FederlegnoArredo, Corà ha maturato anche ruoli in organismi europei e internazionali, tra cui la European Timber Trade Federation (ETTF) e l’Association Technique Internationale des Bois Tropicaux (ATIBT), dove è presente nel Consiglio di Amministrazione dal 2006.
Nel suo programma sono previsti interventi mirati per rafforzare le filiere di approvvigionamento, promuovere pratiche di tracciabilità e sostenibilità e mitigare l’impatto dei costi logistici e finanziari sulle imprese. L’intento è anche favorire una maggiore integrazione tra operatori della catena del valore, dalla materia prima alla distribuzione finale.
La necessità di adeguarsi a nuove normative ambientali e di due diligence sulla sostenibilità delle importazioni impone alle imprese investimenti in sistemi di controllo e certificazione. Allo stesso tempo, l’incremento dei prezzi internazionali e delle spese di trasporto richiede strategie commerciali che bilancino margini e competitività sui mercati esteri e domestici.
Per il settore si profila quindi una fase in cui la capacità di attrarre capitale per ammodernare impianti, digitalizzare processi di tracciabilità e sviluppare prodotti a valore aggiunto sarà determinante per consolidare la posizione delle imprese italiane nella filiera globale del legno.
Prospettive economiche e di mercato
Nel breve periodo, l’aumento delle importazioni può sostenere la produzione nazionale e rispondere alla domanda di settori collegati come edilizia e arredamento, ma al contempo accentua l’esposizione ai rischi dei mercati internazionali e alle fluttuazioni valutarie. A medio termine, le imprese che investiranno in filiere più corte, tecnologie per la tracciabilità e prodotti sostenibili potranno cogliere opportunità competitive importanti.
Il ruolo delle istituzioni europee e nazionali sarà cruciale nel definire regole chiare e incentivi che favoriscano la transizione verso pratiche commerciali più sostenibili, oltre a misure di supporto finanziario che riducano il costo del capitale per gli investimenti necessari.
In sintesi
- La crescente dipendenza dalle importazioni riduce il rischio di shortage nell’immediato ma aumenta la vulnerabilità ai rialzi internazionali dei prezzi e ai rischi geopolitici, influenzando i margini delle imprese italiane.
- Gli investimenti in tracciabilità, certificazione e digitalizzazione rappresentano leve strategiche: chi li praticherà potrà migliorare accesso al credito e posizionamento sui mercati premium.
- I rincari dei trasporti e dell’energia rendono prioritari interventi infrastrutturali e incentivi fiscali per sostenere la competitività delle filiere nazionali e favorire progetti di logistica sostenibile.