H&M, utile operativo +23% nel trimestre ma pesa l’effetto una tantum dei dazi. Il titolo scende a Stoccolma
- 24 Settembre 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Aziende, Economia, Editoriale
H&M Group chiude il terzo trimestre del 2026 con vendite quasi ferme ma una crescita a doppia cifra dell’utile operativo. A rafforzare i margini contribuisce però un effetto positivo una tantum legato a dazi e importazioni, elemento che ridimensiona la performance sottostante e spinge il mercato a concentrarsi sulla debole accelerazione dei ricavi e sull’aumento delle scorte.
Tra giugno e agosto il gruppo svedese ha registrato vendite per 57,19 miliardi di corone, contro 57,02 miliardi dello stesso periodo del 2025, con un incremento dello 0,3% a cambi correnti e dell’1% a cambi costanti. L’utile operativo è invece salito del 22,9% a 6,04 miliardi di corone, dai 4,91 miliardi di un anno prima, portando il margine operativo al 10,6% dall’8,6%.
Nei primi nove mesi il fatturato si è attestato a 161,62 miliardi di corone, in calo del 4,4% a cambi correnti e sostanzialmente stabile a cambi costanti. L’ebit è cresciuto dell’11,9% a 13,46 miliardi, con un margine operativo dell’8,3% rispetto al 7,1% dello stesso periodo del 2025.
Il margine sale al 54%, ma 1,6 punti sono una tantum
Il miglioramento della redditività trimestrale è stato sostenuto anche da un effetto straordinario.
Il margine lordo è salito al 54% dal 52,9%, ma H&M precisa che il dato incorpora un beneficio di circa 1,6 punti percentuali relativo a dazi e importazioni di merce che avevano aumentato il costo del venduto nei trimestri precedenti. Lo stesso effetto ha sostenuto il margine operativo.
Depurando il dato dall’effetto positivo, il quadro appare meno brillante. Barclays stima un margine lordo sottostante intorno al 52,4%, al di sotto del 53,3% previsto dal consenso, mentre l’ebit adjusted risulta soltanto marginalmente superiore alle attese. La banca indica nel controllo dei costi uno dei principali elementi positivi del trimestre.
Anche Deutsche Bank sottolinea che la redditività reported è stata aiutata da effetti straordinari. L’istituto ha confermato il giudizio Hold sul titolo con target price a 160 corone, evidenziando che, al netto di questi benefici, il margine lordo avrebbe deluso, compensato però da una gestione dei costi migliore delle attese.
Costi operativi in calo dell’1%
A sostenere i conti è stato soprattutto il controllo delle spese. Nel trimestre i costi di vendita e amministrativi sono scesi dell’1% a 24,83 miliardi di corone, con una flessione dell’1% anche a cambi costanti.
Nei nove mesi gli stessi costi sono diminuiti del 4% a 73,59 miliardi, anche se a cambi costanti sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente.
«Il nostro lavoro, in particolare nell’ambito degli acquisti, del controllo dei costi e dell’efficientamento delle attività operative, ha contribuito a rendere il business più redditizio», ha dichiarato il ceo Daniel Ervér. «Sebbene le vendite abbiano registrato un andamento positivo nel trimestre, vediamo ulteriori margini di crescita delle vendite in prospettiva».
Le vendite accelerano poco
Sul fronte commerciale, la crescita resta invece contenuta. Il gruppo sottolinea che le collezioni estive sono state accolte positivamente e hanno contribuito a migliorare le vendite soprattutto nella parte finale del trimestre, ma le disruption nella logistica europea e nella supply chain globale hanno continuato a pesare sull’andamento del business.
Per settembre H&M prevede una crescita delle vendite dell’1% a cambi costanti, un’indicazione che conferma una traiettoria positiva ma ancora moderata.
Il gruppo continua parallelamente a ridisegnare la rete fisica e a investire nell’infrastruttura digitale, con l’obiettivo di aumentare la precisione lungo l’intera catena del valore, dallo sviluppo prodotto agli acquisti fino ad allocazione, marketing e vendite.
Scorte in aumento del 3,7%
Tra gli elementi osservati con maggiore attenzione dagli analisti figura l’andamento dell’inventario.
A fine agosto le scorte ammontavano a 39,36 miliardi di corone, contro 37,94 miliardi un anno prima, con una crescita del 3,7% a cambi correnti. H&M attribuisce l’incremento soprattutto al maggiore valore della merce in transito, conseguenza delle disruption nelle supply chain globali, e agli effetti temporanei della riorganizzazione della rete logistica europea. Il gruppo giudica comunque «buona» la composizione dello stock.
Secondo Barclays, a cambi costanti le scorte sono aumentate del 9% e rappresentano il 17,8% delle vendite degli ultimi dodici mesi, contro il 16,4% di un anno prima. L’aumento dell’inventario è indicato dalla banca come uno dei principali elementi di attenzione per i prossimi trimestri.
Il mercato guarda oltre il profit beat
La reazione iniziale degli investitori è stata negativa. Il titolo H&M è arrivato a perdere oltre il 3% nella seduta di Stoccolma dopo la pubblicazione dei risultati, con gli analisti concentrati più sulla debolezza della crescita organica e sulla qualità del miglioramento dei margini che sul dato reported dell’utile operativo.
Il mercato ha quindi guardato oltre l’ebit da 6,04 miliardi, superiore alle attese, concentrandosi sul fatto che parte del risultato deriva dal beneficio straordinario e che la crescita delle vendite resta nell’ordine dell’1%.
Il nodo del quarto trimestre
Sul quarto trimestre H&M mantiene un approccio prudente. I fattori esterni sono attesi leggermente negativi, anche per l’impatto dei costi di trasporto, mentre i markdown dovrebbero essere modestamente superiori rispetto allo scorso anno.
Secondo Barclays, queste indicazioni riducono la visibilità su un’ulteriore espansione del margine lordo nel finale dell’esercizio.
Ervér punta comunque sul miglioramento degli acquisti, sulla maggiore quota di ordini effettuati durante la stagione e sull’utilizzo crescente dell’intelligenza artificiale per rendere più precisa la gestione dell’offerta e della supply chain.
La famiglia Persson sale al 68,27%
Sullo sfondo resta anche il progressivo rafforzamento della famiglia Persson nel capitale.
Al 31 agosto, Stefan Persson e le società collegate detenevano il 68,27% delle azioni e l’84,91% dei diritti di voto di H&M.
L’aumento della partecipazione ha alimentato le ipotesi di un possibile futuro ritiro del gruppo dalla Borsa di Stoccolma. Si tratta tuttavia, allo stato attuale, di speculazioni di mercato e non di un piano annunciato dalla società.
L’analista di Deutsche Bank Adam Cochrane ha indicato come propria aspettativa un possibile take-private entro il 2030, mentre Ramsbury Invest, il veicolo della famiglia, ha evitato di commentare eventuali progetti di delisting, limitandosi a ribadire che i Persson sono azionisti di lungo periodo e hanno storicamente aumentato la propria partecipazione.