Contratti bancari, Sileoni avverte: con 38 miliardi di utili nessun alibi per l’aumento

Il confronto tra Abi e i sindacati per il rinnovo del contratto nazionale del settore bancario proseguirà il 9 e il 19 novembre, ma dai tavoli ancora non emergono segnali di accelerazione da parte delle banche. Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, sostiene che i dati economici non lasciano margini di incertezza e che non esistono giustificazioni per un blocco della trattativa.

Bilanci e distribuzione degli utili

Secondo l’analisi del sindacato e i riferimenti statistici, il sistema bancario ha visto aumentare ricavi, margine di interesse e utili tra il 2022 e il 2025, mentre il costo del lavoro è cresciuto in misura molto più contenuta. Questo divario alimenta la richiesta sindacale di maggiori risorse per i dipendenti e di una più equa distribuzione dei risultati verso il lavoro.

Lando Maria Sileoni ha dichiarato:

“Tra il 2022 e il 2025 i ricavi del sistema sono saliti in modo significativo, così come il margine di interesse e gli utili netti. Nel medesimo arco temporale il costo del lavoro è aumentato solo marginalmente, nonostante i rilevanti incrementi salariali ottenuti con l’ultimo contratto. Ogni dipendente genera ricavi molto superiori al suo costo e le banche stanno distribuendo agli azionisti una quota consistente degli utili: non esistono alibi per non riconoscere un adeguato aumento al personale.”

I sindacati non mettono in discussione la remunerazione del capitale, ma richiedono un equilibrio che riconosca il contributo dei lavoratori. La proposta economica delle rappresentanze include il recupero dell’inflazione e una quota legata alla produttività pari all’1% annuo, calcolata in presenza di utili attesi intorno ai 40 miliardi anche per il 2026.

Questioni normative e trasformazioni del settore

Oltre agli aspetti economici, i sindacati sollevano la necessità di definire una visione complessiva sulle trasformazioni in corso: dall’organizzazione del lavoro all’introduzione di nuove tecnologie, passando per le aggregazioni bancarie. Sul tavolo c’è la scelta politica su quali materie debbano restare di competenza del contratto nazionale e quali debbano essere regolate a livello di singolo gruppo bancario.

Lando Maria Sileoni ha affermato:

“Serve chiarezza sulle materie che il contratto nazionale deve disciplinare e su quelle da trasferire alla contrattazione aziendale. Il ruolo del contratto nazionale è centrale per la tutela del lavoro e per accompagnare le trasformazioni legate alle fusioni e all’intelligenza artificiale, garantendo tutele comuni per occupazione e professionalità.”

Retribuzioni dei vertici e potere d’acquisto

Il tema delle remunerazioni dei top manager entra nel dibattito come elemento di confronto: per i rappresentanti sindacali, l’aumento delle retribuzioni dei dirigenti accentua le disparità e rende più difficile accettare una contrattazione salariale contenuta per i lavoratori dipendenti, soprattutto in un periodo in cui il potere d’acquisto famiglie è sotto pressione.

Riccardo Colombani, segretario generale della First Cisl, ha dichiarato:

“Il contratto nazionale è scaduto da mesi. Le lavoratrici e i lavoratori vedono erodersi il potere d’acquisto mentre le banche registrano profitti elevati e distribuiscono consistenti anticipi sui dividendi. Si tratta di risorse molto superiori al costo complessivo degli aumenti richiesti per il settore.”

Colombani evidenzia inoltre come l’incidenza del costo del personale sul margine di intermediazione sia diminuita rispetto al 2022, nonostante gli aumenti delle retribuzioni ai vertici, rafforzando l’argomento sindacale per riallineare le retribuzioni della base con i risultati aziendali.

Le richieste sindacali e le attese per la trattativa

Le organizzazioni sindacali hanno formulato una richiesta economica unitaria che, secondo loro, è compatibile con gli indicatori patrimoniali e reddituali delle banche. Il dialogo con Abi è quindi finalizzato non solo a definire aumenti salariali ma anche a stabilire regole comuni per affrontare le trasformazioni strutturali del settore.

Fulvio Furlan, segretario generale della Uilca, ha spiegato:

“Attendiamo risposte concrete da parte di Abi per avviare un confronto produttivo. La richiesta di aumento del 15% che abbiamo proposto è coerente con la situazione patrimoniale e reddituale delle banche e con le sfide che quotidianamente affrontano le lavoratrici e i lavoratori del settore.”

Le prossime sedute del negoziato saranno dunque decisive per verificare se le controparti sapranno conciliare esigenze di competitività del sistema con la necessità di preservare livelli retributivi e professionalità, mitigando gli effetti delle trasformazioni tecnologiche e delle aggregazioni aziendali.

In sintesi

  • La pressione sui margini bancari e la consistente distribuzione di dividendi rendono probabile una rinegoziazione salariale che potrebbe reflectare un riequilibrio tra remunerazione del capitale e riconoscimento del lavoro; per gli investitori ciò indica potenziali pressioni sui payout futuri se i costi del lavoro salgono.
  • Un accordo che definisca chiaramente materie nazionali e aziendali favorirebbe stabilità nell’adozione di tecnologie come l’intelligenza artificiale, riducendo il rischio di disallineamenti operativi che possono influire sui costi di trasformazione e sulla produttività.
  • Per il mercato del lavoro italiano nel settore credito, un rinnovo con aumenti sostenuti potrebbe sostenere i consumi interni, ma i gruppi bancari potrebbero compensare con revisione di struttura organizzativa e investimenti digitali; gli investitori dovranno valutare trade-off tra costo del lavoro e capacità di generare utili.


Author: Tony
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