Iveco Group dopo l’acquisizione di Tata Motors, confermati oltre 76 milioni di investimenti in Italia nel 2026

Il futuro industriale di Iveco Group dopo l’acquisizione da parte di Tata Motors entra nella fase di confronto con istituzioni e rappresentanze dei lavoratori. Al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) si è svolto il primo incontro dedicato al nuovo assetto del gruppo, con la partecipazione del Ministro Adolfo Urso, di Olof Persson, CEO di Iveco Group, di Girish Wagh, CEO di Tata Motors Commercial Vehicles, e delle organizzazioni sindacali.

Al centro del tavolo sono stati posti il mantenimento del perimetro industriale italiano, gli investimenti negli stabilimenti, il ruolo della ricerca e sviluppo e le prospettive di lungo periodo dell’integrazione tra Iveco e Tata Motors.

Iveco conferma oltre 76 milioni per gli stabilimenti italiani

Olof Persson, CEO di Iveco Group, ha confermato il piano di investimenti previsto per il 2026, con oltre 76 milioni di euro destinati agli impianti italiani.

La distribuzione delle risorse prevede 35 milioni di euro per Torino, 15 milioni per Foggia, 14 milioni per Suzzara e 12 milioni per Brescia.

Per il sito di Foggia si aggiungono inoltre i 37 milioni di euro già investiti da FPT Industrial per il trasferimento della produzione del motore F5.

Persson ha inoltre ribadito la centralità del trasporto pubblico locale all’interno delle strategie del gruppo, confermando l’attenzione verso uno dei segmenti industriali in cui Iveco mantiene una presenza significativa.

Tata Motors punta su Italia, competenze e filiera

Girish Wagh, CEO di Tata Motors Commercial Vehicles, ha indicato l’Italia come un elemento centrale nel futuro di Iveco, richiamando il valore degli stabilimenti, delle competenze tecnologiche e della filiera dei fornitori.

Secondo quanto illustrato durante l’incontro, l’investimento di Tata Motors viene considerato con un orizzonte di lungo periodo, che dovrebbe andare oltre la durata biennale delle garanzie non finanziarie previste nell’ambito dell’operazione.

L’integrazione punta a rafforzare la competitività internazionale attraverso economie di scala, accesso a nuovi mercati e una maggiore complementarità dell’offerta di prodotti.

La sfida sarà trasformare questi elementi in un progetto industriale capace di preservare e sviluppare le competenze già presenti negli stabilimenti italiani.

Il Governo richiama gli impegni legati al Golden Power

Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha definito Iveco un patrimonio strategico dell’industria italiana, sottolineando la necessità che gli impegni assunti dal nuovo azionista trovino attuazione attraverso iniziative industriali concrete.

Il Governo ha applicato i poteri previsti dal Golden Power con l’obiettivo di tutelare, secondo quanto riferito al tavolo, brevetti, occupazione e mantenimento della sede operativa in Italia.

Il Mimit ha indicato che continuerà a monitorare il rispetto delle prescrizioni previste, mentre il confronto con azienda e sindacati dovrà accompagnare la successiva fase di integrazione.

FIM CISL chiede impegni verificabili e di lungo periodo

La FIM CISL ha accolto positivamente alcuni degli elementi emersi dal confronto, mantenendo però un approccio prudente sulle prospettive future.

Ferdinando Uliano, Segretario Generale della FIM CISL, e Stefano Boschini, Coordinatore Automotive, hanno evidenziato in particolare la conferma del perimetro industriale e il ruolo attribuito all’Italia nelle attività di ricerca e sviluppo.

Per il sindacato, il passaggio decisivo sarà però rappresentato dalla traduzione degli annunci in impegni industriali concreti, misurabili e capaci di offrire una prospettiva di lungo periodo agli stabilimenti e all’occupazione.

FIOM pone l’attenzione sulle possibili sovrapposizioni industriali

Più critica la posizione espressa dalla FIOM, che ha indicato una serie di questioni ancora da chiarire.

Samuele Lodi e Ciro D’Alessio hanno richiamato il rischio di possibili sovrapposizioni tra i modelli Iveco e Tata nel comparto dei veicoli commerciali leggeri, nei mezzi pesanti e nelle motorizzazioni.

Secondo il sindacato, sarà necessario comprendere quali conseguenze queste eventuali sovrapposizioni potrebbero avere sugli stabilimenti italiani e come verranno sviluppati gli investimenti in ricerca e sviluppo.

La FIOM ha inoltre posto l’attenzione sulla struttura finanziaria dell’operazione e ha chiesto garanzie industriali e occupazionali che vadano oltre l’orizzonte dei due anni attualmente previsto.

Investimenti e integrazione al centro della prossima fase

Il primo incontro al Mimit apre quindi una fase nella quale Tata Motors e Iveco Group dovranno definire in modo più dettagliato gli effetti dell’integrazione sul sistema industriale italiano.

Gli investimenti già annunciati costituiscono il primo elemento concreto, ma il confronto riguarderà anche sviluppo dei prodotti, ricerca, occupazione, stabilimenti e rapporto con la filiera.

Per Iveco, la nuova fase dovrà conciliare le opportunità derivanti dalla maggiore scala internazionale di Tata Motors con la tutela e lo sviluppo delle competenze industriali presenti in Italia, mentre Governo e organizzazioni sindacali continueranno a monitorare l’attuazione degli impegni assunti.