Zanetti: la blue economy può trasformare il Sud e ridisegnare la geografia della crescita
- 7 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Mario Zanetti ha dichiarato:
“L’economia del mare è una priorità per lo sviluppo del Mezzogiorno, che può fungere da volano per la competitività e la crescita del Paese. L’Italia è un paese manifatturiero di trasformazione: il 60% dell’interscambio internazionale viaggia via mare. Nei porti italiani si movimentano oltre 500 milioni di tonnellate di merci all’anno e la blue economy vale 224,9 miliardi di euro. La ricchezza prodotta dalla filiera è cresciuta di quasi il 16%, con un tasso di crescita pari a circa 2,5 volte la media nazionale.”
Nel suo ruolo di Special advisor per l’Economia del mare presso Confindustria, presidente di Confitarma e amministratore delegato di Costa Crociere, Mario Zanetti sottolinea come il settore non sia solo commerciale ma anche strategico per la tenuta occupazionale: gli occupati diretti nella filiera superano il milione, con una crescita dell’occupazione “blu” quattro volte superiore rispetto alla media nazionale.
Ogni euro generato dalla blue economy produce un effetto moltiplicatore di circa 1,8 volte, segnalando un forte potenziale di ricaduta economica sui territori, in particolare sul Mezzogiorno, dove può essere favorito un processo di sviluppo più ampio e duraturo.
Il ruolo strategico del Sud nel Mediterraneo
Il Mediterraneo copre solo l’1% delle acque mondiali ma genera il 27% del trasporto marittimo: un rapporto che evidenzia l’importanza geopolitica dell’area. I porti meridionali gestiscono tra il 47% e il 50% del traffico marittimo nazionale, movimentando il 51% dei container e il 52% del traffico Ro-Ro. Anche il turismo marittimo contribuisce significativamente: il traffico crocieristico nel bacino arriva quasi al 20%.
Questi numeri indicano come il Mezzogiorno sia già oggi una piattaforma industriale del Mediterraneo: la sfida è trasformare questa posizione in un hub integrato, capace di attrarre investimenti e creare valore aggiunto lungo l’intera catena logistica.
Dalla geografia alla politica industriale
La posizione geografica da sola non basta: servono scelte di policy per sfruttarla pienamente. L’economia del mare incide sulla resilienza delle catene di approvvigionamento, sulla sicurezza energetica e sulla digitalizzazione dei flussi commerciali. Il mare trasferisce non solo merci, ma anche energia, dati e connettività, rendendo la blue economy una questione di sovranità economica e competitività tecnologica.
Leopoldo Destro ha evidenziato come il valore strategico consista nell’integrare infrastrutture portuali con servizi logistici, retroportuali e collegamenti ferroviari efficienti. L’obiettivo non è imitare grandi hub come Rotterdam, che movimenta volumi maggiori, ma costruire un sistema italiano più efficiente e capace di trattenere valore sul territorio.
Sfide infrastrutturali e priorità di investimento
Per trasformare il potenziale in crescita servono investimenti mirati: potenziamento dei porti, sviluppo dei retroporti, adeguamento dei collegamenti ferroviari e dell’ultimo miglio, digitalizzazione delle procedure e interoperabilità dei dati. È altrettanto importante promuovere la decarbonizzazione del trasporto marittimo, l’elettrificazione delle banchine e l’efficienza energetica delle infrastrutture.
Le risorse comunitarie e i fondi nazionali possono svolgere un ruolo catalizzatore, ma occorre attrarre anche capitale privato mediante partenariati pubblico-privati e meccanismi che riducano il rischio regolatorio. Solo così il Mezzogiorno potrà consolidarsi come hub a 360 gradi, collegato non solo ai corridoi Ten-T ma anche a corridoi internazionali come quello indicato dall’Imec.
L’Italia dispone di un vantaggio geografico peculiare: il rapporto tra superficie e costa è tra i migliori in Europa, con circa 40 km quadrati di territorio per ogni chilometro di costa. Questo elemento va valorizzato con progetti integrati che combinino sviluppo economico, tutela ambientale e coesione territoriale.
Indicatori di competitività e governance
Migliorare la governance dei porti e snellire i processi autorizzativi sono condizioni necessarie per rendere appetibili gli investimenti. Serve inoltre rafforzare le competenze professionali lungo la filiera, favorire l’innovazione tecnologica nei servizi portuali e promuovere cluster locali che mettano in rete imprese, istituzioni e centri di ricerca.
Un approccio strategico alla blue economy può contribuire a diversificare il modello produttivo italiano, ridurre i costi logistici per l’industria manifatturiera e aumentare la resilienza complessiva del sistema economico nazionale.
In sintesi
- La valorizzazione della blue economy offre opportunità di investimento in infrastrutture fisiche e digitali, con potenziali ritorni per operatori logistici, armatori e fornitori di tecnologie verdi.
- Puntare sul Mezzogiorno come hub integrato può ridurre i costi di supply chain per l’industria italiana, migliorando la competitività delle esportazioni e l’attrattività per investimenti esteri.
- Per attrarre capitale privato servono regole chiare, governance efficiente e progetti bancabili: i partenariati pubblico-privati e l’uso strategico dei fondi UE saranno decisivi.
- La transizione verde e digitale del settore marittimo rappresenta sia una sfida che un’opportunità: chi investirà per primo in elettrificazione, digitalizzazione e servizi a basso impatto avrà vantaggi competitivi sul lungo periodo.