S&P alza allo 0,9% la crescita dell’Eurozona nel 2026. Ma vede un altro rialzo Bce a dicembre
- 24 Settembre 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Aziende, Economia, Editoriale
S&P Global Ratings rivede al rialzo le prospettive dell’Eurozona per il 2026, ma avverte che inflazione, energia e tassi continueranno a frenare l’economia europea. L’agenzia porta la previsione di crescita del Pil allo 0,9%, spiegando che «la domanda ha sorpreso al rialzo», mentre per il Regno Unito la stima sale all’1,3%. Nel 2027, per entrambe le economie, la crescita è prevista all’1,1%.
Il quadro emerge dal nuovo Economic Outlook Europe Q4 2026, pubblicato da S&P Global Ratings il 23 settembre. La maggiore tenuta dell’attività economica non cancella però le pressioni sul medio periodo: secondo l’agenzia, «un’inflazione più vischiosa e tassi a lungo termine più elevati continuano a limitare le prospettive».
I consumatori sostengono l’economia
A sorprendere positivamente è stata soprattutto la domanda interna. «I consumatori hanno guidato la resilienza, attingendo ai risparmi nonostante i costi energetici ancora elevati», osserva S&P, avvertendo tuttavia che «questa forza potrebbe rivelarsi temporanea».
Nel secondo trimestre del 2026 il Pil dell’Eurozona è cresciuto dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti, contro le aspettative molto più deboli formulate dopo lo shock energetico provocato dalla crisi in Medio Oriente.
La crescita dello 0,6% rappresenta anche una revisione al rialzo rispetto alle prime stime e riflette in parte il forte contributo dell’Irlanda. Al netto della componente irlandese, la crescita dell’area sarebbe risultata più contenuta. I dati più recenti sul ciclo restano comunque positivi: il Pmi composito flash dell’Eurozona è salito a 53,1 a settembre, il livello più alto dall’aprile 2023.
Gas e siccità riaccendono i rischi sull’inflazione
È soprattutto sul fronte dei prezzi che S&P individua i maggiori rischi. Le scorte europee di gas rimangono insolitamente basse per questo periodo dell’anno e l’agenzia ha aumentato le proprie ipotesi sul TTF di circa il 20% per il quarto trimestre del 2026 e del 27% per il primo semestre del 2027.
Le pressioni non riguardano soltanto il gas. Il prezzo del Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile e i prezzi all’ingrosso del gas europeo sono aumentati di oltre il 30% dalla fine di luglio, superando gli 80 euro per megawattora.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la siccità che ha colpito l’Europa durante l’estate. Secondo S&P, l’effetto diretto sull’attività economica dovrebbe essere relativamente contenuto, nell’ordine di 0,1-0,2 punti percentuali, ma le conseguenze sui prezzi alimentari potrebbero essere più persistenti.
Nello scenario più severo, l’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli potrebbe aggiungere fino a 0,4 punti percentuali all’inflazione headline.
Reno ai minimi e Hormuz resta un rischio
Le condizioni climatiche hanno avuto conseguenze anche sulla logistica. Il Reno, una delle principali arterie commerciali europee, ha registrato livelli d’acqua eccezionalmente bassi, costringendo le chiatte a ridurre i carichi e aumentando i costi di trasporto per industria ed energia. S&P aveva già segnalato in agosto livelli vicini ai minimi storici e crescenti pressioni sulle catene di approvvigionamento.
Sul versante geopolitico rimane invece centrale lo Stretto di Hormuz. Le tensioni continuano a condizionare i flussi energetici e i costi logistici internazionali, mentre S&P segnala che le interruzioni dei traffici hanno contribuito alla revisione al rialzo delle previsioni su greggio, diesel e gas naturale.
I prezzi finali di prodotti raffinati come benzina e diesel sono così tornati sui livelli elevati osservati nella fase più acuta della crisi energetica di aprile.
S&P vede la Bce al 2,75% a fine anno
La maggiore tenuta dell’economia, accompagnata da pressioni inflazionistiche più persistenti, cambia anche lo scenario per la Banca centrale europea.
S&P Global Ratings si aspetta un ulteriore rialzo dei tassi a dicembre 2026, che porterebbe il tasso sui depositi al 2,75%. Sarebbe un nuovo passo nella svolta restrittiva della Bce dopo il rialzo deciso a settembre.
«Questo rialzo dimostrerebbe lo spostamento strategico della Bce verso una maggiore reattività agli shock inflazionistici legati all’offerta», osserva il report.
La previsione del 2,75% a fine 2026 è coerente con lo scenario elaborato da S&P Global Ratings già nei mesi precedenti, che indicava un ritorno alla stretta monetaria nella seconda metà dell’anno.
Per la Bank of England, invece, S&P prevede un solo ulteriore aumento dei tassi, probabilmente a novembre.
Per la crescita prevalgono i rischi al ribasso
Nonostante la revisione al rialzo del Pil, S&P mantiene quindi una valutazione prudente sulle prospettive europee.
Tra i principali rischi figurano un nuovo aumento dei prezzi energetici legato alle tensioni in Medio Oriente, un rincaro più marcato dei prodotti alimentari per effetto della siccità e dei maggiori costi dei fertilizzanti e condizioni finanziarie più restrittive.
Per questo, conclude l’agenzia, nello scenario di base «i rischi al ribasso superano quelli al rialzo»: la domanda ha mostrato più capacità di resistenza del previsto, ma energia, clima e inflazione continuano a rappresentare il principale ostacolo alla ripresa europea.