Lavoro domestico in ginocchio: oltre metà del settore nel sommerso (56,6%), famiglie schiacciate dal caro dei servizi (+20%)

Il nuovo capitolo del rapporto Family (Net) Work, curato da Assindatcolf, disegna un quadro in cui l’occupazione nel settore domestico aumenta nel triennio 2023-2025, mentre restano elevate le quote di lavoro non regolarizzato e le famiglie affrontano un forte incremento dei costi di assistenza.

Dati essenziali e dinamiche occupazionali

Secondo l’analisi, tra il 2023 e il 2025 le unità di lavoro nel lavoro domestico sono passate da circa 1.381.000 a 1.486.000, segnando un’espansione complessiva pari a +7,6% e con un’accelerazione particolarmente marcata nell’ultimo anno (+4%).

Contemporaneamente il tasso di irregolarità è tornato a salire dopo le regolarizzazioni del 2020-2021 e nel 2024 si è attestato attorno al 56,6%. Per dimensione e incidenza, il lavoro domestico pesa in modo rilevante sull’intero fenomeno del sommerso occupazionale: da solo concentra oltre un terzo dell’occupazione dipendente irregolare in Italia.

In termini teorici, una completa emersione del sommerso nel settore domestico ridurrebbe sensibilmente il tasso complessivo di lavoro dipendente irregolare a livello nazionale, con implicazioni dirette su gettito fiscale e contributivo.

Risultati dell’indagine sulle famiglie

L’indagine svolta su un campione di oltre 4.000 famiglie che utilizzano collaboratori domestici mette in luce una doppia pressione: il 41,6% delle famiglie segnala un aumento del bisogno di servizi di cura e assistenza tra il 2024 e il 2026, mentre il 71,7% registra un incremento dei costi sostenuti per tali servizi.

La tensione è ancora più intensa tra le famiglie che impiegano badanti: il 67,3% dichiara una crescita dei bisogni assistenziali e l’86% lamenta l’aumento delle spese. I prezzi dei servizi di assistenza domiciliare risultano aumentati di circa il 20% nel periodo 2015-2025, con un’accelerazione concentrata negli ultimi tre anni.

Questa dinamica si traduce in esborsi significativi: la maggioranza delle famiglie che si avvale di una o più badanti dichiara spese mensili superiori a 1.500 euro, con una quota prossima al 29% che spende oltre 2.000 euro al mese.

Strategie domestiche e impatto sul lavoro

Per far fronte all’aumento dei bisogni e dei costi, molte famiglie hanno modificato le proprie soluzioni di cura: il 56,6% segnala che uno o più componenti hanno incrementato il tempo dedicato alla cura delle persone o alla gestione della casa, mentre il 24,9% ha intensificato il ricorso alla rete familiare e informale.

In circa il 22,1% dei casi almeno un membro del nucleo familiare ha cambiato la propria attività lavorativa per soddisfare esigenze domestiche e assistenziali, traducendo la questione della cura in un fattore concreto di vincolo per l’occupazione e la partecipazione al mercato del lavoro.

Conseguenze strutturali e possibili risposte politiche

Il permanere di alti livelli di irregolarità racchiude conseguenze fiscali e sociali rilevanti: riduzione del gettito contributivo, carenza di tutele previdenziali per i lavoratori e difficoltà di programmazione delle politiche pubbliche per la long‑term care. La situazione evidenzia la necessità di interventi coordinati su più fronti, tra cui incentivi alla regolarizzazione, misure di conciliazione lavoro‑cura e potenziamento dei servizi pubblici di assistenza.

Strumenti come crediti d’imposta per le famiglie che assumono regolarmente, contributi mirati per la formazione professionale dei caregiver e investimenti nell’infrastruttura territoriale di servizi socio‑assistenziali potrebbero ridurre il ricorso al sommerso e contenere l’impatto economico sulle famiglie più esposte.

Al contempo, l’aumento della domanda di servizi di cura crea opportunità di mercato per imprese, agenzie di servizi e piattaforme digitali che offrono soluzioni di qualità e trasparenti. Occorre però accompagnare lo sviluppo del settore con regole chiare e standard professionali per evitare che la crescita avvenga ancora una volta a scapito della regolarità e delle tutele lavorative.

Implicazioni per il lavoro femminile e la sostenibilità sociale

Le difficoltà nel reperire assistenza accessibile e regolare ricadono in misura significativa sulle donne, che spesso sopportano la maggior parte delle responsabilità di cura e subiscono contraccolpi sulla partecipazione al lavoro retribuito. Rafforzare servizi pubblici e incentivi alla regolarizzazione ha quindi un impatto diretto sulle politiche di pari opportunità e sulla capacità del Paese di aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro.

Infine, una gestione più efficiente e formalizzata del settore domestico contribuisce a una maggiore sostenibilità sociale nel medio‑lungo termine, attenuando pressioni su sistemi di welfare familiari e pubblici e favorendo condizioni lavorative più sicure per i caregiver.

In sintesi

  • La domanda crescente di servizi di cura genera opportunità imprenditoriali: gli operatori che investono in qualità, trasparenza e formazione possono conquistare quote di mercato stabili, ma necessitano di riferimenti normativi più chiari.
  • Per gli investitori, il settore assistenziale presenta potenziali aree di ritorno legate a servizi a domicilio, piattaforme digitali e formazione professionale; tuttavia la presenza diffusa del sommerso introduce rischi regolatori e reputazionali da valutare.
  • Dal punto di vista macroeconomico, la regolarizzazione del lavoro domestico migliorerebbe il gettito contributivo e ridurrebbe i costi futuri del welfare, rendendo più sostenibili le politiche di assistenza alla popolazione anziana.
  • Per le famiglie italiane, politiche mirate di supporto e incentivi fiscali possono alleggerire il carico finanziario e favorire la partecipazione al lavoro, con ricadute positive sulla crescita e sulla coesione sociale.


Author: Tony
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