Exchange di criptovalute puntano sul cold storage dopo l’hack a Binance

Diversi exchange di criptovalute hanno cercato di rassicurare gli utenti dopo l’attacco alla struttura dei hot wallet di Binance, svelando nei giorni successivi come ripartiscono le risorse tra cold storage offline e portafogli connessi a Internet.

Gate ha lanciato giovedì un quadro di riferimento chiamato Proof of Security (PoSEC), comunicando che l’88,26% del totale delle sue attività è custodito in cold storage e l’11,74% è conservato in hot wallet. L’azienda sostiene che i suoi depositi offline coprirebbero il 104,58% degli asset dei clienti anche nel caso in cui i portafogli online venissero svuotati.

Gate ha dichiarato:

“Pubblicando la distribuzione delle risorse tra cold storage della piattaforma e hot wallet, PoSEC offre visibilità sulla struttura di conservazione degli asset e sulla capacità di coprire potenziali perdite in scenari estremi.”

L’azienda ha inoltre precisato che i dati sono attualmente sottoposti a revisione indipendente da parte di una società di audit esterna.

La scorsa settimana attori malevoli hanno preso di mira l’infrastruttura dei hot wallet di Binance, sottraendo circa 6,36 miliardi di dollari, buona parte dei quali in un arco di circa venti minuti, secondo la società di analisi TRM Labs. Richard Teng, amministratore delegato di Binance, ha affermato che la «stragrande maggioranza» degli asset degli utenti è custodita in cold wallet, sebbene la società non abbia fornito una ripartizione dettagliata.

Molti altri operatori hanno pubblicato le proprie percentuali di cold storage nel tentativo di rassicurare clienti e autorità di vigilanza.

Coinbase ha comunicato in un post sul blog che oltre il 99% delle attività dei clienti è conservato offline in cold storage e che l’azienda rialloca continuamente gli asset in eccesso verso depositi offline.

Coinbase ha dichiarato:

“L’incidente segnalato sui hot wallet di altri operatori ha comprensibilmente spinto i clienti a chiedere come proteggeremo i loro asset da eventi simili. Manteniamo la stragrande parte delle risorse in custodia offline.”

Upbit, il maggiore exchange di criptovalute della Corea del Sud, ha confermato di detenere il 99,17% delle proprie attività in cold wallet e solo lo 0,83% in hot wallet alla fine di settembre 2026; tali dati risultano già comunicati alla Financial Supervisory Service locale.

Dunamu, società madre di Upbit, ha dichiarato:

“Questa rappresenta la più alta percentuale di cold wallet tra i cinque principali exchange sudcoreani basati su KRW e supera ampiamente il minimo regolamentare dell’80%. Il nostro obiettivo è mantenere le riserve nei hot wallet a un minimo assoluto, con la soglia target al di sotto dell’1% degli asset digitali dei clienti.”

Altri exchange sudcoreani riportano valori inferiori: le rilevazioni disponibili riportavano a fine settembre quote pari al 94,76% per Bithumb, all’85% per Coinone, all’82,79% per Digital X (ex Korbit) e all’80,54% per GOPAX. Anche OKX ha indicato in un aggiornamento di sicurezza che oltre il 95% degli asset dei clienti è conservato in cold wallet.

È importante sottolineare che queste percentuali non sono necessariamente confrontabili in modo diretto: gli exchange adottano periodi di rendicontazione diversi e possono calcolare le quote di cold storage su basi patrimoniali differenti.

Inoltre, la percentuale di asset offline offre solo una fotografia parziale della sicurezza complessiva. Anche i portafogli conservati offline possono risultare vulnerabili a causa di sistemi di firma compromessi, controlli di accesso inadeguati o procedure interne che consentono transazioni fraudolente.

Già in una circolare dell’agosto 2025 la Securities and Futures Commission di Hong Kong aveva avvertito che tali debolezze possono compromettere sia le infrastrutture dei hot wallet sia quelle dei cold wallet, invitando gli operatori ad adottare misure più stringenti di controllo e audit.

La reazione a catena degli ultimi attacchi ha messo in evidenza come la trasparenza sulle riserve e la verifica da parte di terzi possano divenire elementi centrali per ricostruire fiducia, ma anche per soddisfare requisiti normativi sempre più rigorosi in molte giurisdizioni.

Per gli investitori e per i supervisori italiani, questi sviluppi indicano la necessità di valutare non solo le percentuali dichiarate di cold storage, ma anche la qualità dei controlli operativi, la presenza di coperture assicurative e la frequenza delle verifiche indipendenti.

Ruolo delle verifiche indipendenti

La validazione esterna dei dati patrimoniali e delle procedure di custodia rappresenta oggi uno strumento chiave per distinguere operatori solidi da soggetti più esposti. Audit frequenti, report di terze parti e prove tecniche di resilienza riducono il rischio sistemico e facilitano il dialogo con le autorità di vigilanza.

Implicazioni regolamentari

Regolatori nazionali ed internazionali stanno sempre più richiedendo standard minimi di conservazione offline e controlli operativi rafforzati. Per gli exchange che operano in Europa e in Italia, adeguarsi a tali standard può tradursi in costi aggiuntivi ma anche in maggiore credibilità sul mercato, elemento cruciale per attrarre investitori istituzionali.

Pratiche consigliate per gli utenti

Dal punto di vista dell’utente finale, è opportuno verificare le comunicazioni pubbliche degli exchange riguardo la distribuzione tra cold storage e hot wallet, la presenza di audit indipendenti, nonché le misure di copertura assicurativa. Diversificare le esposizioni e utilizzare wallet personali per quantità significative resta una strategia prudente.

In sintesi

  • La maggiore trasparenza sulle riserve degli exchange può ridurre il rischio di panico sul mercato, ma è essenziale valutare la qualità degli audit oltre alle sole percentuali di cold storage.
  • Per gli investitori italiani, l’allineamento degli exchange a requisiti regolamentari e la presenza di coperture assicurative sono fattori decisivi per considerare allocazioni in criptovalute più ampie e di lungo periodo.
  • L’aumento dei controlli operativi e delle verifiche indipendenti potrebbe comportare costi maggiori per gli operatori, ma favorirà l’ingresso di capitale istituzionale e una maggiore stabilità del mercato.


Author: Tony
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