Crescita in bilico: export in calo e l’effetto Giubileo

Occupazione ancora in crescita: nel primo semestre si è registrato un aumento dell’occupazione dello 0,5%, sostanzialmente in linea con la media nazionale (0,6%). La dinamica positiva ha interessato soprattutto il lavoro dipendente (+1,7%), mentre la componente autonoma è diminuita (-4,1%). Nel primo quadrimestre le nuove assunzioni nel settore privato non agricolo si sono concentrate nei servizi, con quasi la metà delle nuove posizioni a tempo indeterminato, una quota superiore a quella nazionale.

Il tasso di occupazione è salito di 0,3 punti percentuali, raggiungendo il 64,6% (contro il 63,0% in Italia). Tuttavia, le forze di lavoro sono diminuite (-0,6%) e il tasso di attività ha registrato una lieve riduzione, attestandosi al 68,3% (66,9% nel Paese). La riduzione delle persone in cerca di lavoro ha più che compensato l’aumento dell’occupazione, facendo scendere il tasso di disoccupazione a livelli storicamente bassi (5,3% rispetto al 5,6% nazionale).

Reddito disponibile e consumi

Con il miglioramento del mercato occupazionale, il reddito disponibile delle famiglie è aumentato, +2,8% secondo la stima della Banca d’Italia (2,9% a livello nazionale). In termini reali, però, la crescita è risultata più contenuta (+0,7%), penalizzata dall’aumento dei prezzi nel secondo trimestre soprattutto per i rincari dei carburanti e dei costi abitativi.

Nella media gennaio-settembre il tasso di inflazione locale si è attestato al 2,9% (1,8% nello stesso periodo dell’anno precedente). L’ultimo dato disponibile a livello nazionale per ottobre indica un’accelerazione ulteriore, con un incremento tendenziale del 5,4% secondo le stime preliminari dell’Istat. La Banca d’Italia stima inoltre che, nel primo semestre, i consumi sul territorio in termini reali siano cresciuti dell’1,3%, lievemente più della media italiana (1,1%), con una dinamica che si è indebolita nel secondo trimestre in presenza di pressioni inflazionistiche.

Credito a famiglie e imprese

Nel primo semestre del 2026 il credito a famiglie e imprese ha continuato a espandersi. Il finanziamento alle imprese è cresciuto in modo marcato, +12,3% su base annua a giugno, ma questa espansione ha interessato prevalentemente le imprese di maggiori dimensioni (+13,9%), mentre i prestiti alle piccole imprese sono ulteriormente diminuiti (-3,1%).

Per le famiglie il credito è aumentato del 2,7%, trainato sia dai mutui per l’acquisto di abitazioni (+2,5%) sia dal credito al consumo (+4,8%). Nel complesso, la domanda di finanziamento da parte di imprese e famiglie è stata il fattore principale alla base dell’espansione dei prestiti.

La rischiosità del portafoglio crediti è ulteriormente diminuita: nella media dei quattro trimestri terminati a giugno 2026, il flusso di nuovi crediti deteriorati in rapporto ai finanziamenti in bonis è sceso allo 0,9% (dall’1,2% del 2025). Il miglioramento è stato più netto per le imprese, con il tasso di deterioramento in calo dal 2,7% al 2,1%, mentre per le famiglie è rimasto stabile allo 0,6%. Anche la quota di crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti è scesa, dall’1,7% all’1,4%.

Il risparmio sotto forma di depositi bancari detenuti da famiglie e imprese ha continuato a crescere (+5,5% su base annua a giugno 2026), con un aumento che ha interessato in particolare il settore produttivo oltre ai consumatori. Parallelamente è cresciuto il valore dei titoli detenuti presso il sistema bancario, a un ritmo sostenuto (+12,2%).

Implicazioni economiche e politiche

Il quadro delineato combina segnali positivi di ripresa occupazionale e ampliamento del credito con pressioni inflazionistiche che attenuano il potere d’acquisto reale delle famiglie. Per le autorità monetarie e fiscali locali e nazionali ciò comporta la necessità di bilanciare politiche orientate alla stabilità dei prezzi con misure di sostegno alla domanda e agli investimenti, soprattutto per le piccole imprese che restano più esposte.

Per il sistema bancario l’aumento dei prestiti alle grandi imprese e il calo della rischiosità rappresentano un fattore di rafforzamento della qualità degli attivi, ma il persistente declino del credito alle piccole imprese solleva questioni di accesso al finanziamento e di sostegno all’economia reale, con possibili ripercussioni sulla crescita territoriale.

Dal punto di vista degli investitori, l’accumulo di depositi e la preferenza per titoli collocati presso le banche possono indicare una base di liquidità disponibile per future operazioni di investimento o per un aumento della domanda di strumenti a reddito fisso e di lungo termine, mentre la dinamica dei mutui suggerisce una resistenza del mercato immobiliare abitativo anche in presenza di condizioni macroeconomiche più tese.

In sintesi

  • La crescita dell’occupazione sostenuta dal lavoro dipendente, insieme alla riduzione del tasso di disoccupazione, rafforza la domanda interna, ma la diminuzione della partecipazione al mercato del lavoro potrebbe nascondere effetti strutturali da monitorare.
  • L’espansione del credito verso le grandi imprese favorisce investimenti produttivi, mentre il calo dei prestiti alle piccole imprese suggerisce opportunità per strumenti di finanziamento alternativi o interventi pubblici mirati.
  • L’accumulo di depositi bancari e l’aumento dei titoli in portafoglio segnalano un’esuberanza di liquidità che gli investitori possono indirizzare verso asset reali o obbligazionari, tenendo conto dell’erosione del rendimento reale dovuta all’inflazione.


Author: Tony
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