Digitale: le reti avanzano, ma l’Italia perde terreno in Europa
- 28 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Italia avanza nell’espansione delle infrastrutture digitali, ma permangono ritardi strutturali su copertura ad altissima capacità e competenze specialistiche. Il quadro emergente richiede investimenti mirati e politiche di formazione per rendere la transizione tecnologica effettiva anche nelle aree meno dense e nelle piccole imprese.
L’avanzata sulle reti
La diffusione del 5G in Italia raggiunge quasi la totalità delle famiglie, con una copertura dichiarata del 99,8%: un dato superiore alla media della Unione Europea pari al 96,8%. È però importante distinguere tra 5G “standalone”, cioè pienamente indipendente dalle reti precedenti, e la modalità “non standalone” che si appoggia a infrastrutture legacy; questa distinzione incide sulla qualità reale del servizio e non sempre è evidenziata nelle statistiche di base.
Sul fronte fisso la fibra Ftth (fino all’abitazione) copre il 77,6% delle unità locali, sopra la media Ue del 74,1%. Tuttavia, la quota complessiva di copertura con reti ad altissima capacità (Vhcn) resta al 77,6%, infatti quasi otto punti sotto la media europea: un gap che diventa più pronunciato nelle aree rurali e caratterizza la necessità di interventi mirati per estendere la fibra nelle zone meno dense.
La frattura fra grandi aziende e Pmi
Le imprese italiane mostrano segnali di accelerazione nella digitalizzazione: il 68,1% utilizza servizi in cloud, contro il 46,7% della media europea. Anche l’adozione della intelligenza artificiale è cresciuta significativamente, passando dall’8,2% al 16,4% in un anno. Nonostante questo avanzamento, la penetrazione rimane inferiore al 20% registrato nell’insieme della Unione Europea.
Il dato italiano nasconde però una spaccatura consistente tra grandi imprese e Pmi: la intelligenza artificiale è impiegata dal 53,1% delle grandi aziende ma solo dal 15,7% delle piccole e medie, un divario di 37,4 punti che si è ampliato rispetto all’anno precedente. Questa disomogeneità limita l’effetto moltiplicatore della digitalizzazione sull’economia reale e aumenta il rischio di concentrazione di produttività e valore aggiunto nelle imprese di maggiori dimensioni.
Per colmare il gap servono non solo incentivi agli investimenti tecnologici, ma anche strumenti che favoriscano l’adozione diffusa: formazione interna, servizi condivisi tra imprese, e politiche di sostegno rivolte specificamente alle Pmi che raramente dispongono delle risorse per progetti complessi di trasformazione digitale.
Il nodo competenze
Il capitale umano rappresenta l’ostacolo più rilevante. La quota di cittadini italiani con competenze digitali almeno di base è salita al 54,3% (+8,5 punti rispetto al 2023), avvicinando il Paese alla media europea ma rimanendo 6,1 punti sotto. Secondo una proiezione di I-Com, nel 2030 la quota sarà del 63,5%, cioè a 16,5 punti dal target di riferimento, e il raggiungimento dell’80% è stimato soltanto per il 2039 se si mantiene l’attuale ritmo di crescita.
Il segmento degli specialisti in Ict è particolarmente critico: rappresenta il 3,8% degli occupati, in calo rispetto al 4,0% del 2024 e al 4,1% del 2023, molto sotto l’obiettivo indicato dalla roadmap nazionale dell’8,4% e anche sotto la media europea del 5%. La componente femminile tra gli specialisti è pari al 16,6%, inferiore al 19,5% registrato in Europa. Con il trend attuale, l’obiettivo di riequilibrio si raggiungerebbe solo verso la metà del secolo prossimo (stima 2116), evidenziando l’urgenza di politiche formative e di retention più efficaci.
Interventi pubblici e partenariati con il settore privato possono accelerare il recupero: percorsi di upskilling e reskilling, incentivi fiscali per la formazione aziendale, e programmi territoriali per attrarre talenti nelle aree meno servite sono strumenti essenziali per evitare che il deficit di competenze freni l’efficacia degli investimenti infrastrutturali.
In sintesi
- La forte copertura 5G e l’espansione della Ftth creano opportunità per servizi digitali avanzati, ma il gap nelle reti ad altissima capacità penalizza la competitività delle aree rurali e richiede investimenti mirati in infrastrutture.
- La diffusa adozione del cloud e la crescita dell’uso dell’intelligenza artificiale indicano potenziale di produttività; tuttavia, la spaccatura tra grandi imprese e Pmi suggerisce che gli investimenti in innovazione devono essere accompagnati da meccanismi di supporto per le piccole realtà.
- La carenza di specialisti in Ict e il basso tasso di competenze digitali di base rappresentano un rischio sistemico per gli investimenti tecnologici: politiche di formazione strutturate e partnership pubblico‑private sono decisive per trasformare gli investimenti infrastrutturali in crescita economica sostenibile.