Tv e piattaforme sotto la lente della visibilità: il Tar rafforza le tutele Agcom
- 6 Novembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi presentati da Samsung Electronics, Google e Anitec-Assinform contro le linee guida emanate da Agcom volte a garantire un adeguato rilievo ai servizi di media audiovisivi e radiofonici di interesse generale.
Ricorsi respinti
La decisione riguarda la delibera 250/25/CONS, che definisce i criteri per qualificare i servizi di interesse generale, gli strumenti e le interfacce coinvolte e le modalità di attuazione delle misure richieste. Il provvedimento fa riferimento all’articolo 29 del Testo unico sui servizi di media audiovisivi, riconoscendo che la semplice presenza di contenuti non garantisce la loro effettiva fruizione da parte del pubblico.
I giudici amministrativi hanno ritenuto che le prescrizioni di Agcom mirino a riequilibrare le asimmetrie determinate da accordi commerciali tra piattaforme globali e produttori di dispositivi, tutelando l’accesso dei cittadini a servizi informativi e culturali di rilevanza pubblica.
La visibilità
Il termine inglese prominence indica la capacità di un servizio di emergere all’interno di menù, schermi iniziali e aggregatori: è la posizione occupata sulle interfacce che spesso determina la scelta dell’utente prima ancora che questi abbia una preferenza definita.
In pratica, la collocazione di un’applicazione o di un canale nella parte più visibile dello schermo può tradursi in significativi vantaggi di audience e quindi economici. Per questo motivo la questione coinvolge oltre ai broadcaster tradizionali anche operatori tecnologici, produttori di smart TV e distributori di sistemi operativi.
Il provvedimento di Agcom punta dunque a disciplinare non soltanto il contenuto ma anche gli elementi tecnologici e commerciali che ne influenzano l’accessibilità reale, intervenendo sulle interfacce e sui meccanismi di disposizione dei servizi.
La raggiungibilità dei contenuti
Antonio Marano ha affermato:
“Oggi la sfida non riguarda soltanto la presenza di una pluralità di contenuti, ma anche la loro concreta raggiungibilità da parte dei cittadini. Garantire un’adeguata visibilità ai servizi di interesse generale significa rafforzare il diritto a un’informazione affidabile, qualificata e indipendente, elemento essenziale per la vita democratica del Paese.”
La presa di posizione di rappresentanti del settore radiotelevisivo sottolinea il valore pubblico dell’accesso all’informazione, mentre gli operatori tecnologici segnalano possibili impatti sui modelli di business legati alla gestione degli store e delle home screen.
Dal punto di vista operativo, la delibera indica categorie di dispositivi e tipologie di interfacce soggette a misure specifiche, prevedendo modalità di controllo e strumenti di monitoraggio per verificare il corretto rispetto delle regole. Questo approccio cerca di bilanciare interessi differenti: tutela del pluralismo e dinamiche di mercato.
Sul piano giuridico, la sentenza del Tar del Lazio potrebbe influenzare futuri contenziosi e orientare l’elaborazione di normative analoghe in altri ordinamenti europei, dove la questione della prominence è già oggetto di dibattito tra autorità di regolamentazione e big tech.
Per le emittenti tradizionali e per i nuovi operatori editoriali la regolazione della visibilità implica la necessità di ripensare strategie di distribuzione e partnership tecnologiche; per i produttori di dispositivi, invece, si prospettano oneri di adeguamento e trasparenza nella gestione delle interfacce utente.
In sintesi
- L’intervento regolatorio su prominence può riequilibrare la competizione tra broadcaster e piattaforme digitali, riducendo il potere di distribuzione concentrato nelle mani di pochi attori tecnologici.
- Per gli investitori italiani nel settore media e tech, la misura introduce un elemento di rischio normativo ma anche un’opportunità per chi offre contenuti indipendenti e qualificati, che potrebbero vedere migliorata la loro visibilità commerciale.
- I costi di adeguamento per produttori di dispositivi e piattaforme potrebbero tradursi in nuove linee di servizio o in investimenti per garantire conformità, con possibili ricadute sui prezzi al consumo e sui margini industriali.