Binance svela le falle di sicurezza dietro il colossale hackeraggio da 6,3 miliardi di dollari
- 3 Novembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Un incarico di programmazione apparso durante un colloquio si è rivelato l’anello iniziale di una campagna informatica che, nel corso di mesi, ha sfociato nel furto di circa 6,3 miliardi di dollari dagli asset digitali di Binance. Il resoconto pubblicato dall’exchange descrive come gli aggressori abbiano sfruttato vulnerabilità umane e tecniche per ottenere progressivamente accesso all’infrastruttura dei portafogli e all’autorizzazione delle transazioni.
Come si sono infiltrati gli hacker
Secondo il rapporto di sicurezza di Binance, la campagna è iniziata a giugno quando un ingegnere ha installato un pacchetto software manomesso durante la configurazione di uno strumento di supporto alla scrittura di codice basato su intelligenza artificiale. Anche se il malware è stato rilevato e il dispositivo sostituito, gli aggressori avevano già raccolto informazioni sul team che gestisce i portafogli.
Nell’autunno successivo gli attaccanti, fingendosi reclutatori, hanno contattato un altro sviluppatore e lo hanno indotto a scaricare un file malevolo presentato come una prova tecnica. Il codice dannoso ha compromesso il computer di lavoro e ha eluso le difese interne, aprendo una via di accesso persistente agli strumenti interni.
Il 20 ottobre, sfruttando il computer compromesso e un tool interno basato su intelligenza artificiale, gli aggressori hanno esteso il controllo a due ulteriori sistemi di sviluppatori, ottenendo credenziali di deployment che hanno permesso l’installazione di software malevolo nell’infrastruttura dei portafogli il 29 ottobre.
Richard Teng ha dichiarato:
“Non si è trattato di un singolo errore o di una singola violazione: è stata una campagna durata mesi.”
Meccanismi tecnici e impatto sulle transazioni
Gli aggressori hanno raggiunto il servizio interno di firma dei portafogli, componente che autorizza le transazioni in criptovalute, permettendo movimenti di fondi al di fuori delle procedure standard di prelievo. In aggiunta hanno sfruttato il meccanismo EIP-7702 di Ethereum, che consente ai portafogli di delegare permessi di esecuzione a smart contract: questa delega ha reso possibili trasferimenti non autorizzati anche dopo la sospensione delle prelievi.
Il sistema di portafoglio basato su MPC (calcolo multipartito), che distribuisce il controllo della firma delle transazioni tra più parti, ha complicato le operazioni di revoca delle deleghe, ostacolando il congelamento definitivo dei flussi illeciti.
Nel complesso sono stati coinvolti asset per circa 6,3 miliardi di dollari; Binance segnala di aver congelato o intercettato circa 2,85 miliardi e di aver reintegrato il 98% dei token interessati entro la fine di ottobre, sostenendo l’onere economico senza trasferirlo agli utenti.
Attribuzione e reazioni internazionali
Le indagini statunitensi hanno attribuito l’operazione a hacker collegati alla Corea del Nord. L’accusa ha suscitato risposte politiche: Kim Yo Jong, sorella del leader Kim Jong Un, ha negato qualsiasi coinvolgimento e ha definito l’attribuzione come mossa politica tesa a compromettere la posizione internazionale del suo paese.
Kim Yo Jong ha affermato:
“L’accusa è motivata politicamente e mira a danneggiare la reputazione internazionale del nostro paese.”
La risposta di Binance e le vulnerabilità emerse
La cofondatrice Yi He ha indicato che il team di sicurezza dell’exchange ha individuato e bloccato 57 minacce nel corso del 2026 ritenute collegate alla medesima area di rischio, tra cui colloqui di lavoro fraudolenti, pacchetti software malevoli e campagne di social engineering mirate al furto di credenziali.
Yi He ha dichiarato:
“Ne abbiamo intercettate molte, ma il prezzo del fallire anche solo una volta è stato elevatissimo — e questo non avrebbe mai dovuto accadere.”
Dal punto di vista operativo, il caso mette in luce tre criticità chiave: la superficie di attacco legata alla supply chain del software e agli strumenti di sviluppo, i rischi introdotti dall’uso diffuso di tool di intelligenza artificiale senza adeguate garanzie, e le limitazioni delle attuali architetture di controllo come il MPC quando si tratta di gestire deleghe e revoche in ambienti complessi.
Sul piano regolatorio e di mercato la portata del furto solleciterà probabilmente una revisione delle policy di custodia, requisiti patrimoniali e obblighi di segnalazione per gli exchange, sia a livello globale sia nelle giurisdizioni europee, con possibili ricadute su fiducia e liquidità degli asset digitali.
Implicazioni per investitori e intermediari
La vicenda evidenzia come il rischio operativo resti una componente centrale nella valutazione degli investimenti in criptovalute. Oltre al rischio di mercato e tecnologico, gli investitori istituzionali e retail devono considerare l’esposizione al rischio di controparte degli exchange e la qualità delle misure di custodia adottate.
Per le banche e gli intermediari che si interfacciano con il mondo crypto, l’episodio può accelerare la richiesta di standard più stringenti, assicurazioni cibernetiche e pratiche di due diligence più rigorose, con effetti potenziali sui costi di servizio e sulle condizioni offerte ai clienti italiani.
Raccomandazioni operative e prospettive
Per mitigare rischi simili, le organizzazioni dovrebbero rafforzare la governance della supply chain del software, consolidare i controlli sugli strumenti di sviluppo e di intelligenza artificiale, aumentare la formazione contro il social engineering e implementare processi automatizzati per la revoca rapida delle deleghe nelle infrastrutture critiche.
Infine, la vicenda potrebbe spingere gli operatori di mercato a favorire soluzioni di custodia con livelli di trasparenza maggiori e a valutare con attenzione partnership che introducono punti di fragilità nella catena operativa.
In sintesi
- La sostanziale perdita finanziaria mette sotto pressione la fiducia verso le piattaforme centralizzate: gli investitori italiani dovrebbero rivalutare l’esposizione diretta agli exchange e preferire controparti con solide pratiche di custodia.
- Un aumento della regolamentazione probabile in Europa potrebbe tradursi in costi operativi maggiori per gli exchange, impattando commissioni e servizi offerti agli utenti finali.
- Il caso evidenzia che il rischio operativo e di supply chain è tanto critico quanto la volatilità di mercato; le strategie di investimento dovrebbero includere valutazioni qualitative sulla resilienza tecnologica delle controparti.