Sì alla previdenza dalla culla: versamenti statali e familiari per il futuro

Il neo maggiorenne si troverebbe con un piccolo tesoretto utile per finanziare gli studi o avviare un’attività, ma soprattutto come punto di partenza per costruire un secondo pilastro volto a integrare gli assegni previdenziali pubblici.

Al compimento dei 18 anni le somme accantonate potrebbero infatti essere trasferite a una forma di previdenza complementare, anche individuale, consentendo di sfruttare un orizzonte temporale particolarmente lungo per strategie d’investimento meno conservative.

Strategie d’investimento con orizzonte lungo

Con decenni davanti, è possibile adottare approcci life cycle che privilegiano una maggiore esposizione azionaria nei primi anni e una progressiva riduzione del rischio avvicinandosi all’età pensionabile. Questo tipo di strategia sfrutta la capacità di assorbire la volatilità nel lungo periodo, ma non elimina il rischio di perdite in singoli anni.

Alla dote iniziale si aggiungerebbero poi i versamenti autonomi una volta che il giovane entri nel mondo del lavoro. Per esempio, se durante l’infanzia venissero investiti 12.058 euro con un rendimento medio annuo del 3% fino ai 67 anni, quel capitale crescerebbe fino a circa 51.323 euro.

Il 3% citato si avvicina al rendimento medio storico dei comparti bilanciati dei fondi pensione aperti, che negli ultimi anni hanno registrato performance nette attorno al 2,7-2,9% su periodi decennali.

Ruolo dei contributi e simulazioni di accumulo

La dote di partenza sarebbe integrata dai contributi previdenziali versati durante la vita lavorativa. Secondo l’ultima relazione della Covip, il flusso medio annuo complessivo per un lavoratore dipendente italiano, considerando anche il Tfr e i contributi del datore, è stimato intorno a 3.110 euro.

Ipotizzando contributi costanti e un ingresso nel mercato del lavoro a 18 anni, un montante calcolato con un rendimento reale del 3% fino ai 67 anni raggiungerebbe circa 399.000 euro. Se invece i versamenti iniziano a 25 anni, il montante scenderebbe a circa 314.000 euro: la differenza sottolinea l’importanza dell’anticipo temporale nei meccanismi di accumulo.

Interruzioni dei versamenti, frequenti in contesti di carriere discontinue, riducono significativamente il capitale finale, con impatti tanto più rilevanti quanto più precoci sono i periodi di discontinuità contributiva.

Scelte di comparto, rischio e potere d’acquisto

La scelta del comparto d’investimento influisce molto sul risultato: mentre i comparti bilanciati hanno mostrato rendimenti medi intorno al 2,9-3%, i comparti azionari hanno mediamente avvicinato il 5% ma con volatilità elevata e possibili perdite consistenti in alcuni anni. I comparti garantiti o obbligazionari, invece, hanno storicamente reso meno.

Un ulteriore fattore da considerare è l’inflazione: su un orizzonte di quasi sette decenni l’erosione del potere d’acquisto può essere significativa, perciò la scelta di prodotti e la pianificazione finanziaria devono tenere conto anche dell’aspetto reale dei rendimenti.

Composizione dell’accumulo e valore dello stimolo iniziale

Dalla simulazione emerge che, dei circa 399.000 euro finali, circa 348.000 derivano dai contributi versati e dai relativi rendimenti durante la vita lavorativa, mentre poco più di 51.000 euro derivano dal capitale costituito nell’infanzia grazie all’apporto di genitori e parenti.

Dal punto di vista finanziario, l’intervento statale che fornisce o incentiva una somma iniziale avrebbe quindi un effetto diretto limitato sul totale dell’accumulo pensionistico; tuttavia, il valore pedagogico e comportamentale di incentivare la cultura del risparmio fin dall’infanzia può produrre benefici duraturi in termini di maggiore consapevolezza e partecipazione al secondo pilastro.

Implicazioni per le politiche e il sistema previdenziale

Per il legislatore e per le istituzioni finanziarie, i numeri mettono in evidenza due direttrici operative: favorire l’adesione precoce alle forme di previdenza complementare e ridurre i freni alle contribuzioni regolari, per esempio tramite incentivi fiscali o meccanismi che limitino i buchi contributivi.

La diffusione di programmi di educazione finanziaria nelle scuole e iniziative rivolte alle famiglie potrebbero aumentare la propensione al risparmio e migliorare la qualità delle scelte d’investimento, con effetti potenzialmente positivi sulla sostenibilità del sistema pensionistico nazionale.

In sintesi

  • Un contributo iniziale all’età di 18 anni ha un impatto finanziario limitato sul montante finale, ma agisce come leva educativa che può aumentare l’adesione al secondo pilastro nel lungo periodo.
  • Dal punto di vista degli investimenti, la tempistica di inizio dei versamenti e la scelta del comparto (bilanciato vs azionario) determinano sensibilmente il risultato; la pianificazione deve tenere conto anche dell’inflazione.
  • Per il mercato pensionistico italiano, politiche che incentivino versamenti regolari e riducano i buchi contributivi migliorerebbero l’efficacia del sistema complementare e la sicurezza reddituale futura dei lavoratori.


Author: Tony
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