Stellantis in ripresa: ricavi +1% nel trimestre, la perdita crolla del 90% a 500 milioni
- 28 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Stellantis conferma la guidance su ricavi e margini e ribadisce l’obiettivo di tornare a generare cassa positiva a partire dall’anno prossimo. I risultati del terzo trimestre evidenziano una perdita netta di 453 milioni di euro, in forte miglioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre i ricavi sono saliti dell’1% a 37,6 miliardi di euro.
Risultati del trimestre
L’Ebit è aumentato a 256 milioni di euro nel trimestre, e il margine operativo rettificato si è attestato allo 0,7%, mostrando un progresso su base annua. L’azienda mantiene la stima di chiudere l’esercizio nella fascia del «low single digit» per il margine rettificato, con ricavi in crescita attorno al 5% su base annua.
Antonio Filosa ha affermato:
“Il nostro programma ha accelerato rapidamente, con contributi positivi riconosciuti nel trimestre, e restiamo in linea con l’obiettivo di implementare almeno il 40% dei 6 miliardi di euro totali di efficienze a regime entro la fine dell’anno.”
L’azienda segnala che i risparmi derivanti dal piano di riorganizzazione stanno accelerando e prevede un contributo dal programma compreso tra 500 e 600 milioni di euro, in rialzo rispetto ai circa 300 milioni registrati nel terzo trimestre. Tuttavia il cash flow rimane negativo per circa 4 miliardi di euro, superiore alle aspettative degli analisti, motivo per cui il ritorno a una generazione di cassa positiva è rimandato al prossimo esercizio.
Performance geografica e reazione del mercato
Il titolo in Borsa ha reagito positivamente nonostante il calo del 60% registrato dall’inizio dell’anno. Sul mercato nordamericano Stellantis è riuscita a tornare all’utile, pur con vendite in calo del 3%, grazie al lancio di nuovi modelli come la Jeep Cherokee ibrida e il Ram 1500 Hemi e nonostante alcune fermate programmate degli impianti. Anche il Sud America ha fornito indicazioni favorevoli.
In Europa la situazione resta più complessa: i marchi di massa del gruppo, tra cui Peugeot e Opel, affrontano la crescente concorrenza di costruttori cinesi come BYD oltre ai tradizionali competitor Volkswagen e Renault. In questa regione il gruppo ha riportato una perdita operativa rettificata di 311 milioni di euro, segnalando la necessità di ulteriori azioni commerciali e industriali.
Piano di rimodellamento e investimenti
Il piano di rimodellamento della gamma annunciato nelle scorse settimane prevede investimenti per circa 60 miliardi di euro fino al 2030 su numerosi nuovi modelli, con priorità su marchi strategici come Jeep, Ram, Peugeot e Fiat. Nel frattempo il gruppo ha programmato la presentazione del nuovo piano per Maserati il prossimo 10 dicembre a Modena, un appuntamento di rilievo per la strategia dei brand premium.
Per aumentare l’utilizzo degli stabilimenti europei meno impiegati, Stellantis sta puntando anche su partnership con produttori cinesi, tra cui Leapmotor e Dongfeng, che dovrebbero contribuire a saturare capacità produttive e ottimizzare la catena degli approvvigionamenti.
Implicazioni finanziarie e prospettive
Il percorso di recupero di Stellantis passa sostanzialmente da tre variabili: l’effettiva concretizzazione delle efficienze per 6 miliardi di euro, la capacità di tradurre gli investimenti in modelli commercialmente vincenti e il controllo del cash flow operativo. Il ritardo nel ritorno alla cassa positiva e la debolezza in Europa evidenziano rischi per i fornitori e per il profilo di rischio degli investimenti nel settore auto.
Per gli investitori italiani, la rilevanza di iniziative come il piano per Maserati e le partnership industriali rappresenta un doppio elemento: da un lato offrono potenziali acceleratori di valore se le sinergie produttive si concretizzeranno; dall’altro aumentano l’esposizione a scenari competitivi globali e al rapido mutamento della domanda verso l’elettrificazione.
In sintesi
- L’esito delle misure di efficienza sarà determinante per la redditività: se Stellantis realizzerà la quota prevista delle sinergie, potrebbe migliorare sensibilmente i margini e ridurre il fabbisogno di cassa.
- Gli investimenti massicci fino al 2030 implicano forti ricadute per la filiera italiana ed europea; il rischio regolatorio e competitivo va monitorato dagli investitori in ottica di medio termine.
- La strategia di alleanze con produttori cinesi può alleggerire la sotto-utilizzazione degli impianti europei ma introduce dipendenze tecnologiche e commerciali che possono influire sui prezzi e sulla quota di mercato dei marchi europei.
- Per il portafoglio degli investitori, il ritorno a cash flow positivo rappresenta il principale catalizzatore di valore; fino ad allora permangono elementi di volatilità legati a esecuzione industriale e contesto macroeconomico.