Turismo: l’open air genera 17,2 miliardi di valore aggiunto

Un’analisi recente mostra che campeggi e villaggi turistici in Italia generano un valore aggiunto diretto pari a 17,2 miliardi di euro, ossia circa il 13% dell’intero valore aggiunto turistico nazionale. I risultati sono stati presentati in occasione del Forum Open Air promosso da Faita Federcamping, che ha tracciato il bilancio della stagione 2026 dopo un avvio segnato da tensioni geopolitiche e dall’aumento del costo del gasolio.

Nonostante le difficoltà iniziali, il comparto ha rilanciato la propria performance approfittando anche dei mesi di spalla (settembre e ottobre): tra il 1° maggio e il 30 settembre si registra una crescita delle presenze di circa il 2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le condizioni climatiche hanno inciso sulle scelte dei viaggiatori, con una domanda in aumento soprattutto per la montagna.

Il valore economico

I dati elaborati da Sociometrica sono stati illustrati da Antonio Preiti, docente di Destination management presso la Università di Firenze. Secondo questa ricostruzione, il contributo economico diretto dell’open air al sistema turistico nazionale è rilevante rispetto al totale del comparto, stimato in circa 132,6 miliardi di euro.

Antonio Preiti ha sottolineato:

“Al netto dell’extralberghiero, l’open air rappresenta quasi un quarto dell’intero settore ricettivo e funge da motore economico per numerosi comuni a forte vocazione turistica.”

Questa valorizzazione evidenzia non solo l’importanza numerica delle strutture all’aria aperta, ma anche il loro ruolo nel distribuire ricchezza sul territorio attraverso servizi, forniture e occupazione locali.

Alberto Granzotto, presidente di Faita Federcamping, ha affermato:

“I campeggi e i villaggi turistici non sono soltanto soluzioni abitative evolute; producono una ricchezza diffusa e strutturale che supera il perimetro del singolo alloggio.”

La stagione 2026 ancora in crescita

Il monitoraggio della stagione estiva, riferito al periodo dal 1° maggio al 30 settembre, indica un aumento delle presenze del 2% e una crescita del ricavo medio per unità venduta (mobile home, piazzole) del 5%. La durata media del soggiorno è rimasta sostanzialmente stabile, con valori variabili per provenienza: in media 12 notti per i visitatori dai Paesi Bassi, 10 per la Germania (ancora primo mercato di provenienza) e 8,2 per l’Italia.

Tra i mercati emergenti, la Polonia si distingue come il più dinamico. Inoltre, il numero di unità di alloggio vendute è cresciuto del 60% dal 2019 a oggi, segno di un rafforzamento dell’offerta. Al 21 settembre di quest’anno risultano già 12.000 prenotazioni in più rispetto alla stessa data del 2025.

La preferenza per la montagna

Un sondaggio condotto tra 316 imprese fotografa una geografia delle presenze con segnali differenziati: le regioni del Nord guidano la ripresa, con un incremento superiore all’1,7% nel Nord-Ovest e intorno all’1% nel Nord-Est. Viceversa, il Centro registra una flessione intorno al 2% e le Isole un calo vicino all’1%, sebbene queste ultime mostrino un recupero a partire dalla seconda metà di settembre e la più alta quota di nuovi clienti (54,4% contro il 45% di clienti abituali).

Il maggiore interesse verso destinazioni montane può essere ricondotto a vari fattori: ricerca di spazi aperti post-pandemia, minore affollamento rispetto alle destinazioni costiere e una stagione estiva con condizioni climatiche più favorevoli in quota. Per le economie locali, questo spostamento implica opportunità per operatori ricettivi e fornitori locali, ma richiede anche investimenti mirati in infrastrutture, mobilità e servizi per sostenere un allungamento della stagione.

Dal punto di vista operativo, il settore deve inoltre confrontarsi con variabili strutturali come la gestione dei costi energetici, la digitalizzazione delle vendite e la formazione del personale stagionale, elementi essenziali per mantenere margini e qualità del servizio in un contesto di domanda in evoluzione.

Implicazioni per territori e operatori

L’espansione dell’offerta e l’aumento delle prenotazioni evidenziano la necessità di pianificare investimenti pubblici e privati: interventi su rete viaria, servizi ambientali e connessioni digitali migliorerebbero l’accessibilità e la fruibilità delle aree a vocazione naturale. Il rafforzamento della collaborazione tra amministrazioni locali e operatori turistici può inoltre favorire la destagionalizzazione e la creazione di prodotti turistici integrati.

Infine, la crescita registrata dall’open air rafforza l’idea che questo segmento costituisca un asset strategico per la competitività turistica italiana, con potenziali ricadute positive sull’occupazione locale e sulla distribuzione del valore su territori spesso marginali rispetto ai grandi flussi turistici.

In sintesi

  • La consistente incidenza del settore open air sul valore aggiunto turistico suggerisce opportunità di investimento in strutture ricettive e servizi accessori, con ritorni attesi in termini di redditività e impatto territoriale.
  • La crescita delle unità vendute e l’allungamento della stagione indicano una domanda più stabile che può sostenere progetti di riqualificazione infrastrutturale e digitalizzazione orientati a migliorare l’efficienza operativa.
  • Lo spostamento verso destinazioni montane apre margini per sviluppare prodotti turistici integrati (mobilità, sport, enogastronomia), ma richiede politiche locali di supporto per garantire connessioni e servizi adeguati.
  • Per gli investitori esteri e nazionali, il segmento dei campeggi e villaggi offre un mix di resilienza e potenziale crescita, benché le prospettive reddituali restino sensibili a variabili come costi energetici e condizioni climatiche.


Author: Tony
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