Fisco: la manovra spinge per un nuovo aumento della Tobin tax sugli acquisti di azioni

Prende forma il pacchetto dedicato al settore bancario in vista dell’approdo della manovra, previsto mercoledì in Consiglio dei ministri. Secondo il documento programmatico di bilancio (Dpb), l’insieme delle misure dovrà attivare circa 5 miliardi di euro di maggiori entrate provenienti dal comparto finanziario; tra le ipotesi allo studio figura anche un rimodellamento dell’addizionale Ires, oggi pari al 3,5%, che porta l’aliquota effettiva al 27,5% rispetto all’aliquota ordinaria del 24%.

La proposta in valutazione contempla una possibile ulteriore progressione dell’addizionale, avvicinando il carico d’imposta alla soglia del 30%. Nei prossimi giorni la politica cercherà un’intesa con il mondo delle banche e delle assicurazioni per limitare gli effetti più penalizzanti di questa rimodulazione.

Le alte rappresentanze degli istituti di credito hanno già inviato segnali al Governo, ricordando la frattura del patto fiscale che lo scorso anno aveva portato a un contributo straordinario da parte del settore. Su questo tema il vicepremier Antonio Tajani ha dichiarato:

“Lavorare di fioretto.”

Nel dossier le misure saranno articolate e non si limiteranno all’addizionale Ires. Tra le opzioni più concrete emergono un nuovo aumento della Tobin tax e il blocco delle Dta (Deferred tax assets o imposte anticipate) per l’anno 2027, con la possibile cessione dei crediti d’imposta derivanti da tali attività. Le Dta rappresentano elementi di patrimonializzazione e di copertura fiscale per molte banche; misurarne la disponibilità e la trasferibilità implica effetti contabili e sulle risorse a disposizione degli istituti.

Aumento della Tobin tax

Per le transazioni finanziarie l’ipotesi prevalente è un incremento di due punti di decimale rispetto alle aliquote attuali. Se le opzioni in esame dovessero essere confermate:

– il prelievo sull’acquisto di azioni, strumenti finanziari partecipativi (Sfp) e titoli rappresentativi negoziati in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione con capitalizzazione pari o superiore a 500 milioni di euro potrebbe salire dall’attuale 0,20% allo 0,40% sul controvalore delle operazioni;

– per le azioni negoziate al di fuori di mercati regolamentati o Smn, la tassa potrebbe passare dallo 0,40% allo 0,60%;

– le operazioni ad alta frequenza, spesso considerate speculative, vedrebbero l’aliquota aumentare dallo 0,04% allo 0,06%.

Contesto e precedenti

Il nuovo intervento sulla Tobin tax si inserisce nella strategia già avviata dal Governo, che intende distribuire il peso fiscale su tutti i settori ritenuti in grado di contribuire al risanamento dei conti pubblici. La scelta di aumentare le imposte sulle transazioni finanziarie lo scorso anno aveva come obiettivo incrementare le entrate a breve termine e ha prodotto risultati visibili nei flussi fiscali.

I tecnici parlamentari della Camera e del Senato avevano espresso riserve sulle stime di gettito, osservando che la metodologia adottata non teneva pienamente conto degli effetti disincentivanti sull’operatività dei mercati e del rischio di erosione della base imponibile in caso di irrigidimento delle aliquote.

Il gettito finora registrato

Dai dati del dipartimento delle Finanze relativi ai primi otto mesi del 2026 emerge che, al 31 agosto, la Tobin tax aveva generato entrate per circa 917 milioni di euro, segnando un incremento del 94,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Questo risultato riduce gli argomenti sulla presunta caduta delle negoziazioni in seguito all’aumento delle aliquote nel periodo precedente.

Tuttavia, il dato aggregato non annulla le possibili ricadute microeconomiche, come la contrazione della liquidità su specifici titoli o segmenti di mercato, e le ricadute sui modelli di business degli operatori finanziari.

Implicazioni per banche, mercati e investitori

L’insieme delle misure ipotizzate comporta diverse conseguenze potenziali: un aumento del carico fiscale sulle banche potrebbe comprimere i margini di intermediazione e indurre una revisione dei piani di remunerazione del capitale; la maggiore tassazione sulle transazioni può ridurre l’appetito per operazioni speculative e, al contempo, limitare la liquidità, con effetti sui costi di ingresso e uscita dal mercato per gli investitori istituzionali e retail.

Per gli investitori istituzionali italiani, come fondi pensione e gestori patrimoniali, una Tobin tax più elevata significa ricalibrare strategie di trading e di asset allocation per contenere il peso dei costi di transazione; per le imprese quotate, una riduzione della liquidità può tradursi in maggiore volatilità dei corsi e in un premio al rischio superiore richiesto dagli investitori.

Sul piano politico, il confronto tra Governo e settore bancario e assicurativo nelle prossime ore sarà decisivo per mitigare impatti non voluti e trovare soluzioni che coniughino esigenze di gettito con la necessità di non danneggiare eccessivamente la competitività del mercato finanziario italiano.

In sintesi

  • Un aumento delle aliquote fiscali sul settore finanziario riduce i margini delle banche e può spingere a una riallocazione del capitale verso attività meno tassate, con possibili effetti sul credito alle imprese.
  • Una Tobin tax più alta tende a penalizzare la liquidità di mercato: per gli investitori italiani ciò richiederà strategie operative che minimizzino l’impatto dei costi di transazione.
  • Il rafforzamento del gettito a breve termine deve essere bilanciato con la necessità di preservare l’attrattività dei mercati italiani per gli investimenti esteri e per gli strumenti di raccolta delle imprese.


Author: Tony
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