BCE, Frank Elderson: biodiversità e tutela degli ecosistemi diventano fattori di stabilità economica e finanziaria

Il deterioramento della natura e degli ecosistemi rappresenta un rischio concreto per l’economia, le imprese e il sistema finanziario, mentre gli investimenti nella tutela della biodiversità possono rafforzare la resilienza e la capacità produttiva nel lungo periodo. È il messaggio lanciato da Frank Elderson, Membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea (BCE) e Vicepresidente del Consiglio di vigilanza bancaria, durante la giornata dedicata alla finanza e alla biodiversità della COP17 di Yerevan.

Per Elderson, la priorità è trasformare gli obiettivi internazionali sulla biodiversità in investimenti concreti, riconoscendo il capitale naturale e i servizi ecosistemici come elementi strutturali del funzionamento dell’economia.

Il 72% delle imprese dell’area euro dipende dai servizi ecosistemici

La relazione tra biodiversità ed economia è particolarmente significativa. Secondo i dati della Banca mondiale citati da Elderson, fino alla metà del PIL mondiale dipende dalla biodiversità, dal capitale naturale e dai servizi forniti dagli ecosistemi.

Le analisi della BCE mostrano inoltre che il 72% delle imprese dell’area euro dipende da almeno un servizio ecosistemico.

Il legame coinvolge direttamente anche il sistema bancario: circa il 75% dei prestiti alle imprese è destinato ad aziende fortemente dipendenti da almeno uno di questi servizi.

Il deterioramento della natura può quindi tradursi in maggiori costi di produzione, minore produttività e interruzioni delle catene di approvvigionamento, trasferendo progressivamente gli effetti dai bilanci aziendali alle banche e al sistema finanziario.

Acqua e siccità diventano rischi economici

Particolare attenzione è stata dedicata alla disponibilità di acqua, considerata una risorsa essenziale per numerose attività economiche.

Siccità, inondazioni e inquinamento stanno già producendo conseguenze tangibili. I bassi livelli raggiunti durante l’estate da fiumi europei come Reno, Loira, Po e Danubio hanno avuto ripercussioni sulla produzione energetica e sulla logistica.

Una ricerca condotta con il coinvolgimento della BCE, della London School of Economics e dell’Università di Oxford stima che un evento di siccità con un tempo di ritorno di cento anni potrebbe mettere a rischio fino al 24% della produzione economica dell’area euro.

Quasi il 12% della produzione economica dell’area risulterebbe inoltre esposto a rischi associati a una protezione insufficiente dalle inondazioni.

PFAS, costi potenziali fino a centinaia di miliardi

Anche l’inquinamento delle acque può generare conseguenze economiche di grande portata.

Secondo le stime della Commissione europea richiamate da Elderson, se gli attuali livelli di contaminazione da PFAS dovessero persistere fino al 2050, i costi complessivi per la società potrebbero raggiungere 440 miliardi di euro.

Il solo trattamento delle acque contaminate potrebbe invece superare mille miliardi di euro.

Per la BCE, fenomeni di questa portata possono incidere non soltanto sulla produzione e sugli investimenti, ma anche sulla crescita economica e sull’inflazione, soprattutto quando diventano persistenti o interessano contemporaneamente più aree produttive.

Natura e competitività non sono obiettivi contrapposti

Secondo Frank Elderson, la protezione della biodiversità non dovrebbe essere interpretata esclusivamente come un costo capace di penalizzare la competitività.

La disponibilità di acqua, la resilienza dei sistemi alimentari, il funzionamento degli ecosistemi e l’affidabilità dei sistemi energetici rappresentano infatti risorse strategiche per ridurre la vulnerabilità dell’economia agli shock.

Investire nella conservazione e nel ripristino della natura significa, in questa prospettiva, preservare una parte della capacità produttiva futura.

In assenza di interventi, le economie potrebbero invece affrontare costi progressivamente maggiori collegati a interruzioni produttive, adattamento e ricostruzione.

Cambiamento climatico amplifica i rischi

Il quadro viene ulteriormente aggravato dal cambiamento climatico.

Secondo i dati richiamati nell’intervento, l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente, con un aumento delle temperature di circa 0,56 gradi Celsius per decennio dalla metà degli anni Novanta.

Gli oceani hanno finora assorbito circa il 90% del calore in eccesso prodotto dal riscaldamento globale e circa il 30% delle emissioni mondiali di anidride carbonica.

Elderson ha tuttavia sottolineato come questa capacità di assorbimento non sia illimitata, rendendo ancora più importante intervenire sulla resilienza degli ecosistemi.

BCE chiede alle banche di valutare i rischi legati alla natura

Il tema della biodiversità sta entrando sempre più direttamente anche nelle attività di vigilanza bancaria.

La BCE si aspetta che gli istituti finanziari siano in grado di identificare e gestire non soltanto i rischi climatici materiali, ma anche quelli collegati alla natura.

Nel compendio aggiornato delle buone pratiche della banca centrale, circa un terzo delle pratiche analizzate riguarda specificamente i rischi legati alla natura.

L’obiettivo non è definire politiche ambientali, ma comprendere in che modo il deterioramento degli ecosistemi possa incidere sulla solidità delle controparti, sulla qualità degli attivi e sulla stabilità delle banche.

Effetti anche sulla politica monetaria

La questione interessa anche la politica monetaria.

Le analisi della BCE indicano che gli aumenti dei prezzi alimentari provocati da ondate di calore estremo e siccità possono rappresentare un rischio al rialzo per la stabilità dei prezzi.

Per questo motivo, le variabili legate alla natura sono entrate nelle valutazioni e nelle comunicazioni di politica monetaria della banca centrale.

Elderson ha precisato che questa attenzione non rappresenta un ampliamento arbitrario del mandato delle banche centrali, ma deriva dalle conseguenze che i fenomeni ambientali possono produrre direttamente su inflazione, stabilità finanziaria e sistema bancario.

Capitali privati per gli investimenti nella natura

La fase successiva richiede, secondo il dirigente della BCE, una maggiore capacità di mobilitare capitali privati verso interventi favorevoli alla natura, affiancandoli alle risorse pubbliche.

I dati citati nel suo intervento indicano che il 75% degli ecosistemi terrestri e il 66% di quelli marini risultano danneggiati, degradati o modificati.

Allo stesso tempo, l’umanità utilizza risorse naturali a un ritmo pari a circa 1,7 volte la capacità di rigenerazione degli ecosistemi.

Una delle principali sfide sarà quindi trasformare progetti che producono benefici economici e sociali diffusi, ma non sempre ricavi finanziari immediatamente identificabili, in opportunità capaci di attrarre investitori.

Per Frank Elderson, il passaggio fondamentale consiste nel trasformare la consapevolezza sui rischi per la biodiversità in azioni e capitali concreti, preservando gli ecosistemi dai quali dipendono produzione, stabilità economica e prosperità futura.