Mps-Bpm, nessun premio «Piccoli soci penalizzati»
- 27 Settembre 2026
- Posted by: Tiziano
- Categoria: Editoriale
di Davide Nitrosi per il Quotidiano Nazionale. Professor Paparella, l’ad di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, venerdì ha ribadito che l’Ops di Montepaschi su Bpm non è a premio.
«Dal punto di vista tecnico mi pare che la valutazione sia del tutto condivisibile soprattutto alla luce delle altre operazioni in corso».
Franco Paparella, professore ordinario di Diritto tributario alla Sapienza di Roma, osserva la strategia di Mps su Bpm con una lente fiscale. «Per esaminare il regime fiscale dell’operazione occorre comprendere bene cosa viene attribuito agli azionisti di Mps e al riguardo ho già avuto modo di precisare che la distribuzione straordinaria si caratterizza sostanzialmente per l’attribuzione di elementi patrimoniali che sono già nella titolarità degli azionisti».
I piccoli azionisti di Mps
Partiamo da questo concetto e dalle riflessioni che riguardano i piccoli azionisti di Mps.
«Il mio giudizio è stato formulato esclusivamente nell’ottica degli azionisti retail perché valutano l’operazione guardando sostanzialmente a cosa affluisce nelle loro tasche senza prestare particolare attenzione ai profili strategici e di prospettiva, non degli istituzionali. In questo senso l’offerta di Intesa su Mps prevede un premio in contanti di un euro per ciascuna azione, grazie all’intervento di un terzo, e un premio del 12,5% rispetto al prezzo di chiusura al 5 giugno 2026. Si tratta di nuova ricchezza che è interamente a beneficio degli azionisti di Mps. Invece, se dovesse andare in porto l’operazione concepita da Lovaglio il piccolo azionista riceverebbe beni che già appartengono al patrimonio della società della quale sono azionisti».
Il risultato?
«Non c’è premio. Se mi si retrocede qualcosa che già è compreso nel capitale di Montepaschi, ovvero le azioni di Assicurazioni Generali, mi stanno restituendo ricchezza che già mi appartiene, al punto che diminuisce il valore dell’azione. Quindi, parlando dal punto di vista dell’azionista, di nuovo non ho nulla. In pratica se ricevo le azioni di Assicurazioni Generali il mio titolo Mps vale di meno perché la società è stata spogliata di una parte di patrimonio».
Le reazioni alla sua analisi
Nessuno le ha contestato questa considerazione?
«Ho ricevuto tante telefonate di condivisione di colleghi e molte e-mail di piccoli azionisti che mi hanno ringraziato. Inoltre, in più articoli ho registrato con piacere che il mio pensiero è stato condiviso ed in questo senso si orienta anche l’intervento di ieri sul Sole 24 Ore del professor Cafari Panico. Esclusivamente sulla parte fiscale ho letto un intervento in replica al mio, sempre sul Sole, ma non mi sembra affatto che l’autore giunga ad una conclusione contraria alla mia».
Gli effetti fiscali
Lei è un tributarista, c’è anche un aspetto fiscale che critica.
«Più che criticare – perché quel tipo di soluzione ha effetto fiscali univoci, non eludibili – preciso che l’aggravante della iniziativa difensiva di Mps è la tassazione che subisce il piccolo azionista a seguito della distribuzione straordinaria che è alla base della mossa difensiva».
Maggiori incentivi ai piccoli azionisti farebbero la differenza?
«Dipende da cosa rappresentano gli incentivi e a che titolo sono assegnati agli azionisti. Per valutare gli effetti fiscali occorre considerare un complesso di aspetti che vanno da cosa distribuisco (beni, riserve di utili o riserve di capitale), a chi distribuisco (persona fisica, società, fondo o altro) a dove risiede il beneficiario (in Italia o all’estero). L’esempio numerico che ho fatto in altra sede riguardava esclusivamente la persona fisica residente – ovvero il piccolo azionista – tassata al 26% con un’imposta sostitutiva».
Gli azionisti istituzionali
Per gli azionisti istituzionali il discorso è diverso?
«Sì perché il regime fiscale è comprensibilmente più complicato di quello tipico delle persone fisiche ed impone ulteriori distinzioni tra le diverse categorie di soggetti (società di persone, di capitali, fondi, ecc)».
Il risiko bancario
Che idea si è fatto del risiko bancario?
«Nel passato mi è capitato di scrivere un libro sulla fiscalità delle grandi operazioni bancarie che furono stimolate grazie a un regime di favore previsto dalla cosiddetta “Legge Amato”. In via di principio, quindi, sono favorevole alle grandi aggregazioni bancarie sebbene esse curiosamente oggi non godano di un regime fiscale promozionale. Per tutte queste ragioni ho espresso una preferenza, senza riserve, nei confronti dell’Opas di Intesa mettendomi esclusivamente nei panni del piccolo azionista Mps».