Petrolio in calo sulla proposta iraniana agli Usa: Brent verso 105 dollari, sul tavolo la riapertura di Hormuz
- 25 Settembre 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Economia, Editoriale
Il petrolio torna a scendere mentre il mercato valuta la possibilità di una nuova fase negoziale tra Stati Uniti e Iran e, soprattutto, di una futura riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per i flussi energetici.
Nella seduta di venerdì 25 settembre, i future sul Brent con consegna novembre sono scesi intorno a 105 dollari al barile, mentre il WTI novembre è tornato nell’area dei 92-93 dollari. Le quotazioni reagiscono alle nuove aperture diplomatiche arrivate da Teheran durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.
Teheran propone una roadmap di sette giorni
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha illustrato una proposta che prevede un percorso di sette giorni per ridurre le tensioni con Washington e riaprire lo Stretto di Hormuz.
Secondo quanto riferito da Araghchi, il piano riprende in larga parte il memorandum d’intesa raggiunto tra Stati Uniti e Iran lo scorso giugno, successivamente fallito.
La proposta prevede la cessazione delle ostilità sui diversi fronti regionali, compreso il Libano, entro sette giorni. Washington dovrebbe parallelamente rimuovere il blocco dei porti iraniani, rendere nuovamente disponibili fondi iraniani congelati e concedere deroghe alle sanzioni sulle esportazioni petrolifere di Teheran.
Lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto l’ultimo giorno del percorso. Successivamente partirebbero i colloqui sulle altre questioni ancora aperte tra Washington e Teheran, tra cui il programma nucleare iraniano.
Prima dell’attuale conflitto, attraverso Hormuz transitava circa un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio, rendendo qualsiasi prospettiva di normalizzazione dei traffici particolarmente rilevante per le quotazioni energetiche.
Colloqui a New York, ma nessuna svolta
Nei giorni scorsi Stati Uniti e Iran hanno già ripreso i contatti a New York attraverso mediatori regionali, con un ruolo centrale del Qatar.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha definito i colloqui un segnale significativo, pur precisando che non si è trattato di una svolta. «Non voglio rappresentarlo come un grande breakthrough», ha spiegato il capo della diplomazia americana, sottolineando tuttavia l’importanza del fatto che sia ripreso un dialogo.
Washington mantiene come punto centrale della propria posizione la richiesta che l’Iran non possa dotarsi di un’arma nucleare. Rubio aveva già dichiarato nei giorni precedenti che gli Stati Uniti erano disponibili al confronto qualora vi fossero prospettive concrete di arrivare a un risultato positivo.
Teheran ha nel frattempo comunicato che la proposta è stata trasmessa agli Stati Uniti attraverso intermediari e che sta valutando la risposta americana. Nuovi contatti diplomatici sono attesi mentre proseguono i lavori dell’Assemblea generale dell’Onu.
Per il petrolio torna a ridursi il premio geopolitico
La prospettiva di un’intesa ha immediatamente ridotto parte del premio per il rischio geopolitico incorporato nelle quotazioni del greggio.
Il mercato guarda soprattutto a Hormuz: anche giovedì soltanto nove navi erano state registrate in transito nello Stretto, circa la metà della media dei dieci giorni precedenti. Nonostante la persistente scarsità dei passaggi, venerdì le quotazioni hanno privilegiato le aspettative di una possibile tregua.
Il movimento si inserisce in una fase di forte volatilità. Nelle ultime settimane il petrolio è stato sostenuto dalle interruzioni delle forniture e dalle tensioni sulle infrastrutture energetiche mediorientali, mentre ogni segnale di riapertura diplomatica ha determinato rapide correzioni dei prezzi.
Resta aperto il fronte Yemen
Il quadro regionale resta però molto fragile. In Yemen gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno intensificato gli attacchi contro le forze appoggiate dall’Arabia Saudita e contro obiettivi nel territorio saudita.
Giovedì gli Houthi hanno affermato di aver lanciato decine di missili e droni contro obiettivi sauditi, mentre Riyadh ha comunicato di aver intercettato sei missili balistici. Le tensioni hanno già avuto ripercussioni sui flussi petroliferi sauditi e sul traffico marittimo all’ingresso del Mar Rosso.
In questo contesto, il Gran Muftì saudita Sheikh Saleh bin Fawzan Al-Fawzan, massima autorità religiosa del Regno, ha rivolto un raro e duro messaggio alle forze armate, invitando i militari schierati ai confini a essere pronti a sacrificare la propria vita nella lotta contro gli Houthi.
L’escalation nello Yemen, dopo anni di relativa stabilizzazione del conflitto, sta inoltre alimentando quella che Reuters definisce una nuova crisi umanitaria, mentre Arabia Saudita, Turchia e Pakistan stanno intensificando il coordinamento sul fronte della sicurezza.
Per il mercato petrolifero, dunque, la proposta iraniana rappresenta un primo elemento di distensione, ma il rischio geopolitico resta elevato: la direzione del Brent e del WTI dipenderà soprattutto dalla possibilità che i contatti di New York si traducano in misure concrete sulla navigazione attraverso Hormuz.