Tajani: punta a un sistema portuale Trieste-Capodistria

Antonio Tajani ha dichiarato:

“Un sistema portuale che comprenda Trieste e Capodistria (Koper, Slovenia) che rafforzi le capacità ricettive e favorisca l’esportazione. Il terminale è Trieste, Capodistria potrebbe essere il gemello che rinforza il sistema.”

Tone Kajzer ha affermato:

“Il nostro interesse è collaborare in modo organico tra i nostri porti.”

Un sistema portuale tra Trieste e Capodistria

L’idea di creare un sistema integrato tra i porti di Trieste e Capodistria nasce dall’esigenza di aumentare la capacità logistica e di facilitare le esportazioni verso i mercati internazionali. Una cooperazione congiunta potrebbe ottimizzare l’utilizzo delle infrastrutture esistenti, ridurre i colli di bottiglia e attrarre investimenti privati nel settore portuale e ferroviario.

Per Trieste questa prospettiva rappresenta un’opportunità per consolidare il ruolo di terminale intermodale nel corridoio che collega l’Europa centrale e orientale con i mercati mediterranei, mentre Capodistria potrebbe svolgere funzioni complementari, aumentando la resilienza del sistema e la capacità di gestione dei flussi commerciali.

Il progetto IMEC e le opportunità strategiche

Sullo sfondo si colloca il progetto IMEC, presentato ufficialmente nel settembre 2023 durante il vertice del G20 a Nuova Delhi. L’iniziativa mira a collegare tre aree economiche ad alta crescita — India, Medio Oriente ed Europa — migliorando le connessioni commerciali, energetiche e digitali attraverso corridoi infrastrutturali multimodali.

Il corridoio settentrionale previsto da IMEC dovrebbe attraversare paesi della penisola arabica, come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, per poi connettersi al bacino del Mediterraneo tramite linee ferroviarie, reti stradali e porti di riferimento. In questo quadro, il porto di Trieste vanta caratteristiche logistiche e geografiche che ne fanno un candidato naturale per acquisire maggiore rilevanza nelle catene di approvvigionamento paneuropee.

Un potenziamento degli scambi attraverso la via settentrionale potrebbe generare effetti a catena sull’occupazione locale, sulla domanda di servizi logistici e sulle opportunità per investitori infrastrutturali italiani ed europei.

Controlli al confine e possibili alternative a Schengen

Al centro del confronto bilaterale è emersa anche la questione dei controlli al confine tra Italia e Slovenia, dove sono tuttora attive misure temporanee che derogano al regime di libera circolazione previsto dall’accordo di Schengen. Il tema riguarda sicurezza, gestione dei flussi migratori e cooperazione di polizia.

Antonio Tajani ha dichiarato:

“L’Italia riflette in modo positivo sulla possibilità di sostituire, al termine della proroga, la sospensione di Schengen con misure concordate alternative che garantiscano la sicurezza e la lotta all’immigrazione irregolare.”

Tajani ha aggiunto che sono già stati avviati contatti con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e che tra le opzioni allo studio figura una collaborazione mista sul modello applicato al confine con la Francia, con forze dell’ordine dei due Paesi operanti in stretta sinergia.

Tone Kajzer ha commentato il confine definendolo “uno spazio di cooperazione e nuove opportunità”, sottolineando la volontà slovena di sviluppare soluzioni congiunte per la gestione logistica e della sicurezza.

I Balcani occidentali e la prospettiva d’adesione

Durante gli incontri il ministro ha anche ribadito l’importanza dell’integrazione dei paesi dei Balcani Occidentali — tra cui Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia — nell’Unione europea, auspicando processi di adesione meno burocratici ma comunque rigorosi.

Antonio Tajani ha affermato:

“Ho apprezzato le proposte dell’Osservatorio Sud Est Europa rispetto a un modello meno burocratico del processo di adesione dei Paesi dei Balcani Occidentali. I paesi dei Balcani occidentali sono europei e dobbiamo farli entrare come loro diritto quanto prima nell’Unione europea.”

Il richiamo alla rapidità dell’adesione riflette una preoccupazione strategica: ritardi e ostacoli burocratici rischiano di favorire l’ingerenza di attori extraeuropei, con conseguenze politiche ed economiche che potrebbero ridisegnare gli equilibri nella regione e incidere sugli scambi e sugli investimenti italiani.

Rispondendo inoltre a una domanda sui funerali di Ratko Mladic, il ministro ha cercato di separare le singole scelte simboliche dalla prospettiva politica più ampia riguardante la futura adesione della Serbia all’Unione europea.

Antonio Tajani ha spiegato:

“Siamo sempre convinti che la Serbia debba essere parte futura dell’Unione Europea, anche se ci sono degli errori, delle scelte che noi non condividiamo. Non possono essere certamente condizioni irreparabili per l’adesione all’Unione Europea.”

Ha poi osservato che le autorità serbe non hanno partecipato ai funerali citati, definendo l’episodio una scelta non entusiasmante ma ribadendo l’importanza di valutare i progressi concreti richiesti per l’ingresso nell’Unione.

In sintesi

  • Un’integrazione funzionale tra i porti di Trieste e Capodistria può rafforzare le filiere logistiche italiane, aumentando l’attrattività per operatori internazionali e offrendo opportunità per investimenti in infrastrutture ferroviarie e terminalistiche.
  • Il progetto IMEC amplifica il valore strategico del porto di Trieste: gli operatori e gli investitori dovrebbero monitorare le gare e le concessioni che potrebbero emergere lungo il corridoio per cogliere occasioni di crescita nel settore dei trasporti e della logistica.
  • La proposta di misure concordate al confine con la Slovenia segnala un approccio pragmatico alla sicurezza transfrontaliera; per le imprese italiane ciò significa una potenziale stabilità dei flussi commerciali, ma anche la necessità di adattare le catene di fornitura a possibili nuovi requisiti operativi.


Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.