Btp, esteri inarrestabili: acquisti record da 38,7 miliardi a giugno

Non mostra segni di attenuazione la lunga fase di fiducia che lega i titoli di Stato italiani agli investitori internazionali: i dati più recenti della Banca d’Italia indicano che, nel solo mese di giugno, gli acquisti netti transfrontalieri di titoli pubblici hanno raggiunto circa 38,7 miliardi di euro, il livello mensile più elevato osservato dagli anni Novanta.

I conti con l’estero

La dinamica degli ultimi mesi porta la variazione positiva dell’esposizione dei soggetti non residenti nei confronti del debito pubblico italiano a 83,4 miliardi dall’inizio dell’anno e a circa 356 miliardi a partire da aprile 2023: il punto di svolta dopo un lungo periodo di disaffezione verso i BTp. Complessivamente, il portafoglio estero nel debito pubblico italiano ha superato i 400 miliardi di incremento, arrivando a una consistenza attorno a 1.140 miliardi, secondo le evidenze citate dalla Banca d’Italia.

Allargando lo sguardo oltre i titoli sovrani, la bilancia dei pagamenti mostra che a giugno gli investitori esteri hanno acquistato anche titoli di debito bancario per circa 10 miliardi (16,7 miliardi nel 2026) e strumenti emessi da altre società per 9,2 miliardi (15,1 miliardi da inizio anno). Sono cresciuti, seppur in misura più contenuta, anche gli investimenti diretti in Italia (5,4 miliardi). Parallelamente, le attività estere detenute dai residenti italiani sono aumentate di 27,9 miliardi, trainate dagli altri investimenti (12,7 miliardi), dagli investimenti di portafoglio (10,1 miliardi), dagli investimenti diretti all’estero (5,6 miliardi) e dalle riserve ufficiali (0,8 miliardi).

La bilancia dei pagamenti

Nel mese di giugno il conto corrente ha mostrato un avanzo di 5,8 miliardi di euro, leggermente inferiore ai 6,6 miliardi dello stesso mese dell’anno precedente. Sul periodo di 12 mesi terminante a giugno 2026 l’avanzo corrente è però migliorato significativamente, salendo a 30,4 miliardi dai 20,7 miliardi dell’anno precedente, equivalente a circa l’1,3% del Pil.

Al miglioramento hanno contribuito in particolare l’incremento dell’avanzo della componente merci (54,6 miliardi da 47,7) e il ritorno in territorio positivo dei redditi primari (4,0 miliardi da -2,5). Di segno opposto sono invece le variazioni nei servizi e nei redditi secondari: il deficit dei servizi è peggiorato (-8,0 miliardi da -5,7) e quello dei redditi secondari si è lievemente ampliato (-20,2 miliardi da -18,8).

Questi flussi indicano una rafforzata appetibilità del debito italiano sui mercati internazionali, ma aumentano anche la sensibilità del finanziamento pubblico alle oscillazioni del sentiment globale. Fattori come la politica dei tassi della Banca Centrale Europea, la percezione del rischio sovrano e la convergenza dei spread rispetto ai benchmark europei restano determinanti per la sostenibilità di questa tendenza.

Per il sistema finanziario e per gli investitori domestici, il forte afflusso estero può tradursi in costi di finanziamento inferiori per lo Stato e in condizioni di mercato più favorevoli, ma introduce anche rischi di ritracciamento rapido nel caso di un cambiamento delle condizioni monetarie o geostrategiche. Sul piano politico, la continuità degli acquisti esteri riduce la pressione sui conti pubblici nel breve termine, ma non sostituisce la necessità di politiche di medio-lungo periodo volte a consolidare la fiducia attraverso stabilità fiscale e riforme strutturali.

In sintesi

  • Gli ingenti flussi esteri verso il debito italiano abbassano i costi di finanziamento a breve, ma amplificano la dipendenza dai movimenti di portafoglio globali; una rapida inversione di tendenza potrebbe imprimere volatilità ai mercati domestici.
  • La crescita del surplus del conto corrente rafforza la posizione esterna del paese e limita alcune vulnerabilità finanziarie, ma la sostenibilità richiede miglioramenti strutturali nelle esportazioni di servizi e nella competitività produttiva.
  • Per gli investitori italiani, la compressione dei rendimenti sovrani implica la necessità di diversificare le strategie e valutare strumenti alternativi a più alto rendimento, tenendo conto del profilo di rischio legato a possibili shock di mercato.


Author: Tony
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