Carburanti, parte la rivoluzione green nelle stazioni di servizio
- 24 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Dopo un iter lungo e travagliato, il disegno di legge Concorrenza ha ottenuto il via libera dal Consiglio dei ministri, pur con alcune rinunce nell’ultimo passaggio: tra le misure sospese figura il diritto alla doggy bag, mentre è stata confermata una stretta sul telemarketing estesa al settore delle telecomunicazioni; secondo fonti di maggioranza, entrambi i punti saranno recuperati durante l’iter parlamentare.
Riforma della rete carburanti
Tra le novità più rilevanti del provvedimento vi è la riorganizzazione della rete di distribuzione carburanti, elaborata dopo un confronto serrato con gli operatori per favorire la transizione delle stazioni di servizio verso soluzioni a basse emissioni e per semplificare la contrattualistica tra titolari e gestori.
Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato:
“Queste norme introducono strumenti concreti e adeguate risorse per accelerare l’evoluzione di un settore decisivo per la decarbonizzazione.”
Adolfo Urso ha affermato:
“Una svolta storica, una riforma attesa da anni per un settore strategico del nostro Paese.”
Misure economiche e incentivi
Il ddl prevede l’istituzione di un fondo da 120 milioni di euro per il periodo 2028-2030, alimentato con i proventi delle aste CO2, destinato a sostenere la conversione green delle stazioni di servizio. Il sostegno include contributi a copertura parziale delle spese per l’installazione di infrastrutture per energia alternativa.
In dettaglio, sarà riconosciuto un contributo fino a 60.000 euro che coprirà al massimo il 50% delle spese ammissibili (ridotto a 30.000 euro nelle aree interne). A favore dei titolari che decideranno di non proseguire l’attività nell’impianto convertito è previsto un indennizzo una tantum fino a 20.000 euro.
Requisiti per le nuove autorizzazioni
Il testo vincola le nuove autorizzazioni rilasciate a partire dal 1° gennaio 2028 all’offerta di almeno un vettore energetico alternativo ai combustibili fossili, come l’elettricità o l’idrogeno, con l’obiettivo di creare punti di erogazione multimodali che favoriscano la domanda di mobilità a basse emissioni.
Contratti e risoluzione delle controversie
Sul fronte dei rapporti contrattuali, il provvedimento introduce il contratto di affidamento con durata minima di quattro anni e un pacchetto di garanzie minime a tutela dei gestori. L’intento è ridurre l’instabilità delle relazioni commerciali e favorire investimenti a medio termine nelle infrastrutture.
In caso di controversie relative ai contratti, il testo prevede il ricorso a un collegio di tre esperti nominati rispettivamente dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dal titolare dell’autorizzazione o dal comodatario e dalle associazioni rappresentative dei gestori, con l’obiettivo di offrire una soluzione tecnica e specialistica più rapida rispetto ai normali percorsi giudiziari.
La riforma introduce inoltre obblighi e strumenti di monitoraggio per accompagnare la transizione, inclusi criteri di ammissibilità per il sostegno pubblico e indicatori per valutare l’efficacia degli interventi in termini di riduzione delle emissioni e diffusione delle infrastrutture.
Dal punto di vista operativo, l’entrata in vigore delle nuove regole conferisce certezze temporali che possono favorire sia gli investimenti nelle colonnine di ricarica e negli impianti a idrogeno, sia la ristrutturazione delle reti commerciali. Tuttavia, la copertura finanziaria limitata al triennio 2028-2030 richiede una pianificazione accurata per evitare ritardi e colli di bottiglia nella realizzazione degli interventi.
Per gli operatori e gli investitori esteri e nazionali, il quadro normativo mira a incentivare progetti integrati che combinino elettrificazione e biocarburanti, ma l’effettiva attuazione delle norme e la definizione dei regolamenti attuativi saranno determinanti per valutare la redditività e il timing degli investimenti.
In sintesi
- La riforma crea opportunità di investimento nella rete di ricarica e nelle tecnologie a idrogeno, ma la dotazione finanziaria limitata richiederà selettività negli interventi e partnership pubblico‑privato per scalare gli impieghi.
- La maggiore certezza contrattuale e il meccanismo di risoluzione tecnico‑specialistica riducono il rischio operativo per i gestori, rendendo più prevedibile il ritorno degli investimenti nelle infrastrutture di transizione.
- L’obbligo per le nuove autorizzazioni di offrire vettori alternativi può accelerare la domanda di servizi legati alla mobilità elettrica, con impatti positivi sui settori della produzione di energia, delle reti e dei servizi di manutenzione.