Lunelli: la competitività dell’Italia si gioca sul capitale umano
- 10 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Matteo Lunelli pone l’accento su un nodo cruciale per la competitività del Paese: il capitale umano. Alla guida da sei anni di Altagamma, Lunelli ha scelto la Giornata 2026, celebrata oggi a Roma, per tirare le somme della sua presidenza di una Fondazione che riunisce oltre 120 imprese dell’alta industria culturale e creativa italiana.
Secondo il presidente, l’Italia affronta una sfida strutturale che intreccia demografia, occupazione, produttività e prospettive di crescita: il Paese ha un basso livello di istruzione terziaria e una bassa occupazione giovanile rispetto alla media europea, mentre l’età media dei CEO delle società quotate resta elevata. Questi elementi penalizzano la capacità di rinnovamento manageriale e l’attrattività del lavoro per le generazioni emergenti.
Matteo Lunelli ha spiegato:
“La competitività dell’Italia si gioca sul capitale umano: formazione, ingresso e crescita in azienda delle future generazioni. Abbiamo il più basso numero di laureati in Europa e molte giovani professionalità cercano opportunità all’estero. Dobbiamo rendere il lavoro più attrattivo e valorizzare il talento dei giovani.”
Perché è una priorità per Altagamma
Per Altagamma il tema non è astratto: riguarda direttamente la sostenibilità del Made in Italy. Nelle imprese associate sono già in corso iniziative di coinvolgimento giovanile e di formazione interna, ma la Fondazione punta a consolidare e diffondere le migliori pratiche in modo sistematico, favorendo percorsi di crescita manageriale che possano trattenere i talenti nel Paese.
Il focus si è progressivamente spostato dai profili tecnici e artigianali — storicamente al centro della valorizzazione dei cosiddetti Talenti del Fare — alla costruzione di competenze manageriali e di leadership che permettano alle imprese italiane di competere a livello globale in chiave innovativa.
Le evidenze sulla domanda di competenze
Una ricerca condotta insieme a Unioncamere aveva già messo in luce il fabbisogno di personale qualificato: tra il 2025 e il 2028 per i settori dell’alto di gamma si stimano circa 276mila profili tecnici e artigiani richiesti, di cui una quota rilevante potrebbe restare scoperta se non si interviene su formazione e ricambio generazionale.
Questo squilibrio tra domanda e offerta ha ricadute immediate sulla capacità produttiva delle imprese, sui tempi di sviluppo di nuovi prodotti e sull’innovazione nei processi. In assenza di politiche coordinate, rischia di moltiplicare i costi di ricerca di competenze esterne o di aumentare la dipendenza da talenti importati.
Interventi possibili e ruolo delle imprese
Le aziende possono agire su più leve: rafforzare percorsi di formazione interna, creare contratti di apprendistato evoluti, collaborare con istituti tecnici e università e promuovere piani di carriera trasparenti che rendano il lavoro più attrattivo. Altagamma intende favorire il confronto tra associati per mappare le best practice e proporre modelli replicabili anche in altri settori.
Dal lato delle politiche pubbliche, la sfida richiede incentivi mirati per la formazione continua, un dialogo più stretto tra mondo della scuola e impresa e misure che facilitino la transizione scuola-lavoro, tenendo conto delle specificità territoriali e settoriali.
Il valore del patrimonio manifatturiero
Per oltre un decennio Altagamma ha promosso iniziative sui cosiddetti Mestieri manifatturieri per proteggere il know-how manuale alla base dell’eccellenza italiana. Queste azioni rimangono fondamentali: l’integrazione tra capacità artigianali e competenze digitali o manageriali è oggi essenziale per sostenere modelli di business resilienti e remunerativi.
Oltre alla formazione tecnica, serve però un investimento culturale: valorizzare percorsi professionali alternativi alla laurea, ma comunque dotati di alta qualificazione, e rendere più attrattivi gli stipendi e le prospettive di carriera per ridurre la fuga di talenti.
Implicazioni per il sistema produttivo
Il mancato rinnovamento delle competenze manageriali e tecniche rischia di rallentare i processi di innovazione e internazionalizzazione delle imprese italiane, con effetti a catena su export, occupazione e capacità di attrarre investimenti esteri. Per le imprese del lusso e dell’alto di gamma, in particolare, la combinazione di saper fare tradizionale e visione strategica è un vantaggio competitivo che va custodito.
Per affrontare queste sfide è necessario un approccio multilivello: iniziative di settore, politiche pubbliche coordinate e investimenti privati in capitale umano. Altagamma si propone come catalizzatore di queste energie, favorendo collaborazioni e programmi condivisi tra imprese, istituzioni formative e attori pubblici.
In sintesi
- Il gap di competenze e la scarsa percentuale di laureati in Italia possono limitare la capacità delle imprese di innovare; potenziare la formazione interna e i percorsi tecnico-professionali è strategico per mantenere competitività.
- Per gli investitori, aziende con piani strutturati di sviluppo del capitale umano presentano rischi operativi inferiori e maggiore potenziale di rendimento a medio termine rispetto a imprese che trascurano il ricambio generazionale.
- Politiche pubbliche mirate a favore dell’apprendistato, del raccordo scuola-impresa e di incentivi fiscali per la formazione possono migliorare l’attrattività del lavoro in Italia e ridurre la fuga di talenti all’estero.