Doge crolla dell’8%, Bitcoin sotto i $84.000 nella svendita delle criptovalute
- 24 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Bitcoin si è attestato intorno a 83.900 dollari nelle prime ore della mattina asiatica di giovedì, segnando una flessione di oltre il 2% nelle 24 ore dopo aver quasi raggiunto i 87.300 dollari, secondo i dati di mercato.
Il rendimento del Tesoro USA a 10 anni ha chiuso la seduta di mercoledì a 5,11%, in aumento di 15 punti base in un solo giorno, un movimento che ha pesato sui mercati rischiosi e sui corsi delle criptovalute.
Tra le monete digitali, la peggiore performance l’ha avuta DOGE, che ha perso il 7% assestandosi poco sopra i 9 centesimi di dollaro. ZEC, XRP e HYPE hanno ceduto ciascuna tra il 5% e il 6%, mentre Ether, SOL e BNB hanno registrato ribassi più contenuti, tra il 2% e il 3%. TRX è rimasta sostanzialmente stabile.
Rendimenti e asta del Tesoro
Nel corso della giornata il Tesoro USA ha collocato 70 miliardi di dollari in note a cinque anni, un’operazione che ha evidenziato domanda debole. Il rendimento di aggiudicazione è salito al 5,033%, il livello più alto per un’asta di questa tipologia dal 2006 e circa 3 punti base sopra i livelli di mercato immediatamente precedenti alla vendita, segnalando che gli investitori hanno chiesto un premio maggiorato per acquistare il titolo.
Prezzo del petrolio e indicatori congiunturali
Il Brent ha invertito la rotta, risalendo di oltre il 4% fino a quasi 104 dollari al barile, ponendo fine a una sequenza di sei sedute di ribasso che aveva contribuito a smorzare le preoccupazioni sull’inflazione.
Contestualmente, il sondaggio flash sulle imprese statunitensi di S&P Global ha evidenziato che la produzione è cresciuta al passo più rapido in oltre cinque anni: l’indice composito si è portato a 58,4, il valore più elevato da luglio 2021, un segnale di vigore dell’attività economica che può sostenere aspettative di tassi più alti.
Interrelazioni di mercato
L’aumento dei rendimenti e la ripresa dei prezzi del petrolio hanno creato un mix che ha ridotto l’appetito per il rischio, con riflessi immediati sulle criptovalute e sugli asset considerati più speculativi.
La combinazione di dati economici solidi e di aste obbligazionarie che richiedono rendimenti più elevati tende a comprimere i multipli azionari e a innalzare i costi di finanziamento, elementi che gli investitori devono valutare nella costruzione e nel ribilanciamento dei portafogli.
Per gli investitori europei e italiani in particolare, un contesto di rendimenti reali più alti negli Stati Uniti può attrarre flussi verso attività in dollari, esercitando pressione sulla valuta unica e influenzando i rendimenti domestici e i costi dei mutui, soprattutto se la dinamica dovesse riflettersi sulle decisioni delle banche centrali.
Implicazioni per chi investe in criptovalute
Le criptovalute continuano a mostrare elevata sensibilità alle condizioni macroeconomiche: la salita dei tassi reali e di beni energetici può determinare rotazioni verso asset considerati più difensivi o verso titoli a rendimento fisso, aumentando la volatilità del comparto digitale.
Una strategia prudente per chi detiene esposizione in criptovalute potrebbe prevedere maggiore diversificazione, gestione attiva della posizione e attenzione alla liquidità, per poter fronteggiare rapidi movimenti di mercato.
In sintesi
- Un rialzo dei rendimenti USA e dei prezzi del petrolio aumenta il premio al rischio richiesto dagli investitori, con potenziali ripercussioni sui mercati azionari europei e sui tassi interni che potrebbero influenzare i mutui in Italia.
- La debole domanda nell’asta del Tesoro USA segnala che gli investitori cercano rendimenti maggiori; ciò può tradursi in opportunità per titoli a breve termine indicizzati all’inflazione o strumenti con rendimento reale positivo.
- Per gli investitori in criptovalute, l’attuale contesto macro suggerisce prudenza: gestire la volatilità con diversificazione e piani di uscita può ridurre il rischio di perdite significative.