Calzature, fatturato -2,3% ed export in calo. Ma il saldo commerciale sale a 2,16 miliardi

Il settore calzaturiero italiano resta sotto pressione nel 2026, stretto tra debolezza della domanda, tensioni geopolitiche e aumento dei costi. Il primo semestre si chiude con un fatturato in calo del 2,3%, mentre nei primi cinque mesi dell’anno le esportazioni arretrano del 2,4% in valore. A tenere è però il saldo commerciale, che cresce del 9,6% e raggiunge 2,16 miliardi di euro.

A fotografare l’andamento del comparto sono le elaborazioni del Centro Studi Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, dalle quali emerge un settore ancora in una fase congiunturale difficile, ma con dinamiche molto differenti tra mercati geografici.

Particolarmente pesanti le flessioni verso Russia e Medio Oriente, mentre l’Unione Europea continua a rappresentare un elemento di tenuta. Sul fronte interno, dopo tre anni di contrazione, arrivano invece i primi segnali di recupero dei consumi.

Export a 4,77 miliardi, volumi giù del 5,8%

Nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni italiane di calzature si sono attestate a 4,77 miliardi di euro, con una diminuzione del 2,4% in valore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Più marcato il calo in termini quantitativi: i volumi esportati scendono infatti del 5,8%.

La differenza tra andamento in valore e in quantità segnala una maggiore tenuta del valore medio dei prodotti venduti all’estero, ma non è sufficiente a compensare la riduzione dei volumi.

Nonostante il rallentamento, il saldo commerciale del comparto continua però a migliorare: tra gennaio e maggio è salito del 9,6% a 2,16 miliardi di euro.

Russia -24,6%, Medio Oriente -34%

A incidere maggiormente sulle esportazioni sono i mercati interessati dalle tensioni geopolitiche.

Le vendite di calzature italiane verso la Russia crollano del 24,6%, mentre il Medio Oriente registra una contrazione del 34%.

Negativa anche la performance degli Stati Uniti, dove l’export diminuisce del 5,2%.

Prosegue inoltre il rallentamento del Far East, che nei primi cinque mesi segna un -1,6%, dopo il forte ridimensionamento già registrato nel corso del 2025.

Il quadro conferma quindi come una parte significativa delle difficoltà del settore sia concentrata proprio nei mercati extraeuropei che negli anni passati avevano rappresentato importanti sbocchi per il Made in Italy di fascia medio-alta e alta.

L’Unione Europea tiene: Francia +4,3%

In controtendenza l’Unione Europea, dove le esportazioni italiane di calzature crescono complessivamente del 2% in valore.

A sostenere il risultato è soprattutto la Francia, in aumento del 4,3%.

Il mercato francese resta il principale sbocco commerciale del settore e assorbe oltre un quinto delle esportazioni complessive delle calzature italiane.

La tenuta dei mercati comunitari assume quindi un peso ancora maggiore in una fase nella quale diverse destinazioni extra-UE risultano penalizzate dall’instabilità geopolitica e dal rallentamento della domanda.

Ceolini: “Il Made in Italy continua a creare valore”

“Il settore calzaturiero italiano continua ad affrontare una congiuntura economica complessa in continuità con il 2025, tiene comunque un certo posizionamento nella manifattura e continua a dimostrare capacità di adattamento e una forte vocazione internazionale – dichiara Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici – Le nostre imprese stanno reagendo con determinazione a una congiuntura caratterizzata da tensioni geopolitiche, rallentamento della domanda e aumento dei costi. Il saldo commerciale del comparto è cresciuto da gennaio a maggio del 9,6%, raggiungendo 2,16 miliardi di euro: un risultato che testimonia la competitività delle nostre imprese e la capacità del Made in Italy di continuare a creare valore anche in una fase particolarmente difficile. La tenuta del mercato UE e le prime indicazioni di recupero dei consumi interni confermano segnali di miglioramento del nostro comparto. Oggi più che mai è necessario sostenere le aziende con misure che rafforzino competitività, investimenti e occupazione, affinché il settore possa continuare a rappresentare un’eccellenza del sistema manifatturiero nazionale”.

Ripartono gli acquisti delle famiglie italiane: +2%

Dopo tre anni di progressiva erosione, dal mercato domestico arrivano infatti i primi segnali positivi.

Nel primo semestre gli acquisti di calzature delle famiglie italiane crescono di circa il 2% sia in quantità sia in valore, interrompendo la lunga fase di contrazione.

A mostrare la dinamica migliore sono le calzature da donna, con un incremento del 4% sia nei volumi sia nella spesa.

Positivi anche il segmento delle scarpe sportive e delle sneakers, che cresce dell’1,5% e rappresenta ormai oltre il 42% della spesa complessiva per calzature sul mercato italiano.

La ripresa resta ancora contenuta, ma rappresenta un’inversione di tendenza significativa dopo tre esercizi consecutivi caratterizzati dalla riduzione dei consumi.

Produzione -6,7%, persi 151 calzaturifici

Il quadro industriale rimane tuttavia fragile.

L’indice Istat della produzione calzaturiera scende del 6,7%, confermando come il miglioramento di alcuni indicatori commerciali non si sia ancora tradotto in una ripresa dell’attività produttiva.

Nei primi sei mesi del 2026 il settore ha perso 151 imprese attive, con una contrazione del 4,7%.

Il numero complessivo dei calzaturifici italiani scende così a 3.045 unità.

Ancora più significativo il dato sull’occupazione: nello stesso periodo sono venuti meno 3.065 addetti, pari a una flessione del 4,5%, portando il totale degli occupati della filiera a 65.279.

I numeri indicano quindi un processo di ridimensionamento della base produttiva che prosegue nonostante la capacità delle aziende rimaste sul mercato di difendere il valore delle esportazioni.

Cassa integrazione in calo del 24,1%

Un segnale meno negativo arriva dalla cassa integrazione.

Nei primi sei mesi dell’anno le ore autorizzate nella filiera pelle sono scese del 24,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, attestandosi a 12,9 milioni.

Il dato indica un ridimensionamento del ricorso agli ammortizzatori sociali rispetto ai livelli particolarmente elevati dell’anno precedente, anche se resta inserito in un contesto caratterizzato dalla perdita di imprese e occupazione.

Per Assocalzaturifici diventa quindi centrale sostenere investimenti e competitività delle aziende.

Il primo semestre 2026 consegna dunque un settore ancora in difficoltà sul fronte di produzione, fatturato e occupazione, ma capace di conservare una forte capacità di generare surplus commerciale. La tenuta dell’Europa e il primo recupero dei consumi italiani rappresentano i segnali più incoraggianti, mentre il vero nodo resta il ridimensionamento della struttura produttiva del comparto.