Gallura, boom di superyacht: 3.176 presenze uniche nell’estate 2026, +10% in un anno
- 10 Settembre 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Aziende, Economia, Editoriale
La Gallura consolida il proprio ruolo tra le grandi destinazioni internazionali della nautica di lusso. Tra giugno e agosto 2026 nelle acque del Nord-Est della Sardegna sono stati rilevati 3.176 superyacht unici di lunghezza superiore ai 24 metri, con un aumento del 9,97% rispetto ai 2.888 del 2025 e del 27,29% rispetto ai 2.495 registrati nel 2024.
I dati emergono dallo studio realizzato dal Centro Studi Cipnes Gallura–UniOlbia, presentato al Cannes Yachting Festival 2026 nell’ambito del Piano regionale di internazionalizzazione dell’industria nautica della Sardegna. L’analisi non fotografa soltanto la crescita delle presenze, ma prova anche a misurare il potenziale economico legato alla nautica internazionale che ogni estate raggiunge l’Isola.
Ad agosto oltre 2 mila superyacht
La crescita è stata progressiva durante l’intera stagione. A giugno sono stati rilevati 1.139 superyacht unici, saliti a 1.870 a luglio e a 2.039 nel mese di agosto.
Rispetto al 2025, gli incrementi mensili sono stati rispettivamente del 16,5%, dell’11,8% e del 9,4%. Nel confronto con il 2024 la crescita è ancora più marcata: +38,1% a giugno, +30,4% a luglio e +25,4% ad agosto.
Il dato complessivo di 3.176 unità elimina le duplicazioni tra i diversi mesi: ciascuna imbarcazione viene quindi conteggiata una sola volta nel totale estivo.
La nautica di lusso si allarga oltre la Costa Smeralda
La Costa Smeralda resta uno dei principali poli di concentrazione, con Cala di Volpe, Pevero e Porto Cervo, ma lo studio evidenzia una progressiva diffusione dei flussi verso altre aree della Gallura.
Nel 2026 sono stati rilevati 2.866 MMSI unici nell’area di La Maddalena, 2.581 in Costa Smeralda e 2.285 nell’area di Porto Rotondo. Seguono Santa Teresa e le Bocche di Bonifacio con 1.872, Tavolara con 1.638, il golfo di Olbia con 1.305 e Cannigione con 1.300.
Particolarmente significativa la crescita rispetto al 2024: Olbia e Tavolara segnano entrambe +48,5%, mentre Cannigione cresce del 42,5%. I valori delle singole zone non sono però sommabili, perché una stessa imbarcazione può transitare in più aree.
“La presenza dei superyacht non riguarda più soltanto le aree storicamente più frequentate della Costa Smeralda, ma si sta estendendo a tutta la Gallura marittima”, ha sottolineato Antonio Loriga, vicepresidente del Cipnes Gallura, indicando in porti, servizi, infrastrutture e competenze gli strumenti necessari per distribuire sul territorio le ricadute economiche generate dal comparto.
Italia prima al mondo tra i costruttori del campione
Una seconda parte dello studio ha identificato e analizzato in dettaglio 291 dei 3.176 superyacht rilevati, pari al 9,2% del totale, incrociando i dati della Guardia Costiera con informazioni pubblicamente disponibili relative a imbarcazioni, cantieri e proprietà.
Tra queste unità, 106 sono state costruite da cantieri italiani, pari al 36,4% del campione, davanti ai Paesi Bassi con 94 yacht e alla Germania con 33.
Complessivamente Italia, Paesi Bassi e Germania hanno costruito l’80,1% delle imbarcazioni profilate.
Tra i principali protagonisti italiani figurano Benetti con 25 superyacht, Perini Navi con 14, Baglietto, Codecasa e Sanlorenzo con sette unità ciascuno, seguiti da Overmarine, CRN, Rossinavi, Columbus, Mondomarine e Wally.
L’Italia primeggia per numero di yacht e ampiezza dell’offerta, con una lunghezza media delle imbarcazioni costruite di 53,3 metri.
I 291 yacht profilati valgono almeno 19,2 miliardi di dollari
La dimensione economica del fenomeno emerge con particolare evidenza dall’analisi del valore delle imbarcazioni.
Per 288 dei 291 superyacht profilati è stato possibile ricostruire una stima pubblica: il valore aggregato raggiunge almeno 19,2 miliardi di dollari, con una media di circa 66,8 milioni e una mediana di 30 milioni.
Sono 56 gli yacht con un valore stimato pari o superiore a 100 milioni di dollari. Pur rappresentando il 19,4% delle unità considerate, concentrano circa 11,8 miliardi di dollari, oltre il 61% del valore complessivo.
In cima alla graduatoria figura Blue, lungo 160 metri e valutato indicativamente 900 milioni di dollari, seguito da Al Lusail e Luminance, stimati in 500 milioni ciascuno. Le valutazioni utilizzate dallo studio sono stime pubbliche e non perizie certificate.
Proprietari: Stati Uniti primi, Italia seconda
Guardando ai Paesi pubblicamente associati alla proprietà delle 291 imbarcazioni analizzate, gli Stati Uniti occupano il primo posto con 53 yacht, pari al 18,2% del campione.
L’Italia è seconda con 36 unità e il 12,4%, davanti a Regno Unito, Germania e Paesi Bassi. I primi dieci Paesi concentrano complessivamente il 65,6% degli yacht profilati.
Ancora più rilevante è la dimensione patrimoniale. Utilizzando le stime pubblicate da Forbes e conteggiando una sola volta ciascun proprietario, lo studio associa ai soggetti identificati patrimoni personali complessivi per circa 1.433 miliardi di dollari.
Gli Stati Uniti guidano con circa 468,9 miliardi, seguiti dagli Emirati Arabi Uniti con 307,7 miliardi, dalla Francia con 186,7 miliardi, dalla Spagna con 133,1 miliardi e dall’Italia con circa 62,63 miliardi di dollari. Anche in questo caso si tratta di stime pubbliche, variabili nel tempo e non certificate.
Finanza e industria dietro oltre un quarto dei superyacht
Per la prima volta lo studio ha analizzato anche i settori economici associati ai proprietari.
Finanza e investimenti occupano la prima posizione con 42 yacht, pari al 14,4% del campione, davanti all’industria manifatturiera, con 35 unità e il 12%.
Insieme i due comparti rappresentano oltre un quarto dei superyacht profilati. Seguono moda, lusso e beni di consumo, immobiliare e costruzioni, commercio e grande distribuzione, attività diversificate e tecnologia, digitale e telecomunicazioni.
Dalla presenza dei grandi capitali agli investimenti in Sardegna
Per il Cipnes Gallura, la crescita della nautica di lusso non rappresenta soltanto un fenomeno turistico, ma una potenziale leva di politica industriale.
“I grandi capitali arrivano ogni estate in Sardegna e dobbiamo incontrarli nei luoghi che frequentano”, ha spiegato Guido Piga, responsabile della Comunicazione e del Centro Studi del Cipnes Gallura e di UniOlbia, richiamando una strategia che punta a trasformare turisti e armatori anche in investitori e ambasciatori delle produzioni dell’Isola.
Il Piano regionale di internazionalizzazione mira infatti a creare rapporti stabili con imprenditori e investitori internazionali, sostenere le imprese sarde e attrarre nuovi capitali, utilizzando la nautica come vetrina non soltanto per cantieristica, refit e servizi marittimi, ma per l’intero sistema produttivo regionale.
“Non dobbiamo limitarci a ospitare i grandi yacht e i capitali internazionali che raggiungono le nostre coste”, ha affermato Giuseppe Meloni, vicepresidente della Regione Sardegna e assessore della Programmazione e del Bilancio. La sfida, secondo Meloni, è trasformare questa capacità attrattiva in investimenti produttivi, nuove imprese e occupazione qualificata, facendo crescere insieme cantieristica, portualità, servizi, ricerca e formazione.