Tisg, incertezze sulla continuità aziendale mettono a rischio il futuro
- 3 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
The Italian Sea Group ha approvato nella tarda serata di domenica la relazione di bilancio consolidato al 31 dicembre 2026, evidenziando che permangono «significative incertezze sulla continuità aziendale» la cui soluzione dipende anche da fattori esterni al controllo degli amministratori.
The Italian Sea Group ha dichiarato:
“Gli amministratori ritengono sussistente la ragionevole aspettativa di prosecuzione dell’operatività per almeno dodici mesi e hanno pertanto redatto il bilancio consolidato al 31 dicembre 2025 nel presupposto della continuità aziendale”.
Nel documento rivolto agli azionisti, convocati per l’assemblea del 30 settembre, viene proposta una delega al consiglio di amministrazione per aumentare il capitale sociale fino a 140 milioni di euro mediante l’emissione di azioni ordinarie senza valore nominale, con la possibilità di offrire l’aumento in opzione agli azionisti oppure di limitarne o escluderne il diritto di opzione, anche attraverso conferimenti in natura o la conversione di crediti in capitale.
La relazione prevede inoltre l’emissione di strumenti finanziari partecipativi non costitutivi di capitale per un controvalore complessivo massimo di 150 milioni, destinati ad apporti in denaro, in natura o a crediti, anche nell’ambito di accordi con i creditori, con esclusione dell’attribuzione del diritto di voto nell’assemblea generale.
Il gruppo guidato da Giovanni Costantino ammette che, alla data di approvazione del bilancio, è impegnato nella «definizione di un piano economico-finanziario e nell’individuazione dello strumento di regolazione della crisi ritenuto più idoneo», ma specifica che il piano è ancora in fase di sviluppo e che non è possibile fornire valutazioni definitive sui contenuti, sui tempi di attuazione e sulla capacità di raggiungere gli obiettivi previsti.
I numeri del bilancio
La relazione attribuisce la performance negativa a costi straordinari sostenuti nelle lavorazioni delle commesse in corso, sia per inefficienze operative sia per comportamenti impropri di alcuni manager usciti dall’azienda. Il risultato è una forte contrazione dei principali indicatori economici.
I ricavi consolidati si attestano a 295,1 milioni di euro, in calo del 27% rispetto ai 404,4 milioni del 2024. L’Ebitda è negativo per 99,2 milioni, a fronte di un Ebitda positivo di 70,3 milioni nell’esercizio precedente, con un’incidenza sulla redditività che passa da +17,4% a valori fortemente negativi.
L’Ebit risulta negativo per 141,2 milioni, rispetto a un Ebit positivo di 57,7 milioni nel 2024, mentre gli ammortamenti, le svalutazioni e gli accantonamenti ammontano a circa 42 milioni, con una svalutazione del marchio Perini stimata attorno ai 22 milioni e svalutazioni di crediti per circa 10 milioni.
L’utile netto è negativo per 170,9 milioni, in netto peggioramento rispetto al risultato positivo di 33,9 milioni dell’anno precedente. Anche la posizione finanziaria netta si è deteriorata, registrando una esposizione negativa di 129,6 milioni rispetto ai -12,5 milioni al 31 dicembre 2024.
Le misure proposte e le loro implicazioni
La proposta di aumentare il capitale e di emettere strumenti finanziari partecipativi punta a reperire liquidità e a riconfigurare la struttura patrimoniale del gruppo. L’eventuale esclusione o limitazione del diritto di opzione e l’uso di conferimenti in natura o conversioni di crediti possono comportare diluizioni rilevanti per gli azionisti esistenti e modifiche alla governance.
La possibilità di accordi con i creditori e l’emissione di strumenti senza diritto di voto indicano che la ricapitalizzazione potrebbe avvenire anche tramite soluzioni negoziate con finanziatori e fornitori, strumenti spesso utilizzati nei processi di ristrutturazione aziendale per preservare liquidità operativa e ottenere nuovi apporti senza trasferire immediatamente il controllo societario.
Resta centrale la definizione del piano economico-finanziario: fino a quando non saranno chiariti i tempi, le controparti coinvolte e le garanzie richieste, la capacità del gruppo di ripristinare redditività stabile rimarrà incerta, con conseguenze sul merito creditizio e sulla fiducia di fornitori e clienti.
Contesto industriale e possibili scenari
Il settore nautico di lusso, in cui opera The Italian Sea Group, è caratterizzato da ciclicità della domanda, elevati tempi di consegna e forti legami con la filiera di fornitori specializzati. Una crisi di uno dei principali operatori può avere impatti a catena su subfornitori, cantieri di refit e mercati di seconda mano.
Dal punto di vista finanziario, gli investitori e le banche valuteranno la sostenibilità del piano di rilancio, la credibilità degli impegni prese dal management e la qualità delle garanzie offerte. Operazioni come aumenti di capitale con esclusione del diritto di opzione o conversioni di debito richiedono tempi e negoziazioni complesse che possono determinare pressioni sul valore delle azioni e sui covenant bancari.
Un successo del piano riabilitativo passerebbe attraverso il contenimento delle inefficienze produttive, la stabilizzazione dei flussi di cassa e il riposizionamento del marchio sui mercati chiave. In alternativa, scenari di ristrutturazione profonda potrebbero prevedere il coinvolgimento strutturato dei creditori o la cessione di asset non strategici.
In sintesi
- Il processo di ricapitalizzazione annunciato potrebbe ridisegnare la struttura proprietaria e influire sulla governance, con potenziali diluizioni per gli azionisti attuali.
- Per gli investitori istituzionali e le banche, la valutazione della sostenibilità finanziaria dipenderà dalla chiarezza del piano e dalla capacità del management di ridurre inefficienze produttive.
- I fornitori e i subappaltatori del comparto nautico potrebbero affrontare tensioni finanziarie se la ristrutturazione dovesse prolungarsi, aumentando il rischio di strozzature nella catena degli approvvigionamenti.
- Un esito positivo rafforzerebbe la posizione competitiva del gruppo sul mercato del lusso; in caso contrario, si potrebbe aprire la strada a soluzioni negoziate con i creditori o alla dismissione di asset non core.