C’è un rischio fiscale nascosto nei contratti perpetui sulle criptovalute di cui nessuno parla, avverte l’amministratore delegato di CME
- 31 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
CME Group avverte che l’approvazione negli Stati Uniti dei contratti perpetui potrebbe esporre operatori e investitori a incertezze fiscali e normative se tali prodotti venissero in seguito qualificati come swap anziché come futures. La questione, finora poco discussa pubblicamente, emerge nel contesto della battaglia legale in corso fra CME Group e la CFTC, con una decisione federale attesa che potrebbe ridefinire l’approccio regolamentare a questa categoria di derivati in rapida crescita.
Terry Duffy ha dichiarato:
“C’è una conseguenza di cui nessuno parla. C’è ambiguità, proprio lì, dal punto di vista fiscale, per tutti i partecipanti statunitensi.”
La disputa legale riguarda in particolare la qualificazione giuridica dei contratti perpetui: se debbano essere trattati come futures o come swap. L’esito della causa influenzerà non soltanto la regolamentazione ma anche il modo in cui il IRS tratterà fiscalmente i profitti e le perdite derivanti da questi strumenti.
Meccanismo dei contratti perpetui
I contratti perpetui si distinguono dai futures tradizionali perché non hanno una scadenza prefissata. Invece di estinguersi, mantengono il prezzo vicino a quello dell’asset sottostante attraverso scambi periodici di pagamenti di funding tra posizioni long e short. Questa caratteristica operativa è centrale nel dibattito sulla loro qualificazione legale.
Terry Duffy ha affermato:
“Quando due parti si scambiano pagamenti tra loro, questo è considerato uno swap.”
Implicazioni fiscali
Una delle principali conseguenze pratiche riguarda il trattamento fiscale. Se qualificati come futures, molti operatori istituzionali potrebbero beneficiare della Sezione 1256 del codice fiscale statunitense, che applica una tassazione mista 60% a lungo termine e 40% a breve termine sui guadagni. Se invece i contratti fossero riconosciuti come swap, sarebbero soggetti alla tassazione ordinaria.
Attualmente il IRS non ha pubblicato una guida specifica sul trattamento fiscale dei contratti perpetui, il che lascia spazio a potenziali contestazioni retroattive e a dubbi su come dichiarare correttamente i redditi derivanti da queste posizioni.
Terry Duffy ha aggiunto:
“Quindi se presenti la tua dichiarazione dei redditi e questa sentenza dovesse stabilire che i prodotti che hai dichiarato come contratti ai sensi della Sezione 1256 in realtà avrebbero dovuto essere trattati come ordinari, sarò curioso di sapere cosa dirà il IRS su quanto credono tu debba loro perché non hai compilato correttamente le dichiarazioni.”
Aspetti legali e interpretativi
Giuristi e consulenti fiscali sottolineano che la questione è complessa e coinvolge il confronto fra forma e funzione: testualmente i contratti perpetui possono somigliare a uno swap, ma economicamente si comportano spesso come futures. La determinazione finale dipenderà dall’interpretazione del giudice e dalla verifica di come la CFTC abbia motivato la propria decisione di approvare questi prodotti.
Rustin Diehl ha detto:
“Il problema è che testualmente, per struttura, i contratti perpetui somigliano molto a uno swap, ma economicamente funzionano molto come futures. È davvero una questione di sostanza rispetto alla forma… funzione contro testo.”
Jason Gottlieb ha osservato:
“La definizione statutaria di swap è così ampia da poter comprendere praticamente qualsiasi cosa.”
La recente decisione della Corte Suprema USA nel caso Loper Bright (2024) ha indebolito la defezione automatica alle interpretazioni delle agenzie note come dottrina Chevron, il che significa che i tribunali federali attribuiscono ora meno deferenza alle agenzie amministrative e possono interpretare direttamente le leggi ambigue. Questo elemento potrebbe comportare un ruolo giudiziario più attivo nella definizione del trattamento dei nuovi prodotti derivati legati alle criptovalute.
Prima di affrontare la questione sostanziale della classificazione, è probabile che un giudice valuti preliminarmente se la CFTC abbia seguito correttamente la procedura prevista, incluso il trattamento dei commenti pubblici e la formulazione di una motivazione sufficientemente dettagliata ai sensi del Administrative Procedure Act.
Rischi per le istituzioni e implicazioni pratiche
Fino a quando non arriveranno chiarimenti da parte del regolatore, del IRS o della magistratura, grandi istituzioni e società quotate potrebbero trovarsi in una situazione di rischio operativo, contabile e reputazionale, con possibili rettifiche fiscali retroattive.
Terry Duffy ha osservato:
“Come vi sentireste a gestire una grande società pubblica che commercia molto e copre molti rischi, e all’improvviso siete sui giornali per non aver pagato le tasse correttamente?”
Per gli operatori italiani e per investitori europei interessati a strumenti simili scambiati in mercati statunitensi, l’assenza di certezza normativa può significare maggiori costi di compliance, necessità di consulenza fiscale specialistica internazionale e un aumento del costo del capitale per strategie che impiegano questi derivati come strumenti di copertura.
Prospettive e possibili sviluppi
È probabile che il contenzioso si protragga, con fasi in cui i tribunali esamineranno sia la legittimità procedurale dell’approvazione sia la sostanza giuridica dei prodotti. Parallelamente, il IRS potrebbe decidere di emettere guidance specifiche per stabilire il trattamento fiscale dei contratti perpetui, ma non è vincolato ad allinearsi alle conclusioni della CFTC.
Nel frattempo, molti operatori adotteranno approcci prudenziali, rivalutando la classificazione contabile e le politiche di segnalazione fiscale, e le controparti potrebbero richiedere clausole contrattuali aggiuntive per gestire il rischio normativo.
In sintesi
- La qualificazione legale dei contratti perpetui influenzerà direttamente il trattamento fiscale e potrebbe generare passività retroattive per chi li ha dichiarati come futures; per gli investitori italiani ciò significa rischio di ricalcoli fiscali esteri e complessità nella dichiarazione dei redditi cross-border.
- L’indeterminatezza normativa può ridurre l’appetibilità di questi strumenti per istituzioni regolamentate, aumentando i costi di copertura e rendendo meno efficiente la gestione del rischio di portafoglio.
- Il venir meno della dottrina Chevron e il ruolo più attivo dei giudici accentuano l’incertezza: decisioni giudiziarie potrebbero stabilire precedenti che impattano il mercato dei derivati legati alle criptovalute a livello globale.
- Per gli investitori e i consulenti italiani è consigliabile monitorare l’evoluzione normativa e valutare strategie di mitigazione, tra cui assicurarsi consulenze fiscali internazionali e rivedere le politiche di rendicontazione e hedge accounting.