Ex Ilva a Genova: bonifica e vendita divise per blocchi
- 30 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Per l’ex Ilva serve «un piano strategico straordinario del Governo» e per lo stabilimento di Genova, in particolare, «è necessario che questo piano preveda la bonifica dei terreni non utilizzati dall’acciaieria e la reindustrializzazione di queste aree», che ammontano a circa 600.000 metri quadrati a Cornigliano, «cominciando a pensare a una gara per cederle in blocchi separati». Queste richieste sono state espresse dal presidente di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari, in occasione della presentazione dei dati di congiuntura sull’economia ligure nel primo semestre 2026.
Fabrizio Ferrari ha dichiarato:
“Per Cornigliano serve una bonifica mirata e una strategia di reindustrializzazione che permetta vendite frazionate dei terreni: solo così si possono attrarre investitori diversi e mantenere attività produttive sul territorio.”
La posizione degli industriali genovesi, già formalizzata a febbraio in un documento specifico, è tornata al centro del dibattito dopo la decisione della corte d’appello di Milano che ha imposto lo stop alle lavorazioni a caldo dell’ex Ilva di Taranto entro 90 giorni. Per Ferrari la chiusura dell’area a caldo cambia radicalmente gli scenari industriali e commerciali relativi alla vendita del gruppo.
Fabrizio Ferrari ha sottolineato:
“La chiusura dell’area a caldo di Taranto modifica completamente le prospettive: la possibilità di vendere Acciaierie d’Italia in un unico blocco viene meno. Occorre rivedere il percorso scelto finora.”
Secondo Ferrari, in passato ci sono state interlocuzioni con soggetti privati italiani interessati agli stabilimenti di Genova e Novi, ma senza un vero avanzamento. Con la cessazione dei forni a caldo, infatti, verrebbe meno la materia prima — i coil — destinata agli impianti liguri, rendendo insostenibile la continuità delle lavorazioni così come oggi configurate.
Fabrizio Ferrari ha aggiunto:
“Bisogna aprirsi alla possibilità di gare per lotti separati invece di puntare su un bando unico: l’accordo di programma attuale non ha raggiunto gli obiettivi e il rischio è la desertificazione delle aree industriali.”
Proposte per la gara e la gestione degli stabilimenti
Nella valutazione di Confindustria Genova è necessario che il Governo consideri una modifica sostanziale alla procedura di vendita: separare la cessione degli stabilimenti e prevedere gestioni differenziate in base alle vocazioni produttive locali. Questo approccio mira a evitare un’unica soluzione che, se inadeguata, provocherebbe la perdita definitiva di capacità industriale e occupazionale.
La proposta di gare frazionate contempla la possibilità di mantenere, dove possibile, le lavorazioni esistenti — ad esempio la produzione di banda stagnata e la zincatura a freddo — in quei siti per i quali esistono offerte concrete e piani industriali credibili, lasciando allo stesso tempo spazio alla rigenerazione di ampie porzioni di aree produttive non più funzionali alla lavorazione dell’acciaio.
Riqualificazione di Cornigliano e opportunità industriali
Per Cornigliano Ferrari immagina un mix di rigenerazione territoriale e insediamento produttivo ad alta tecnologia. Parte dei terreni e delle banchine potrebbero essere destinati a imprese innovative e logistica portuale, mentre porzioni residue dello stabilimento rimarrebbero operative per le attività compatibili con la nuova filiera.
Fabrizio Ferrari ha fatto un esempio concreto, citando l’azienda genovese Generative bionics, nata sul territorio grazie al contributo dell’IIT, che prevede piani produttivi dell’ordine di 12.000 robot l’anno: una filiera che coinvolge elettronica, software, meccanica e componentistica e che può portare posti di lavoro qualificati.
Inoltre, secondo Ferrari, i moli di Cornigliano dovrebbero essere affidati a un terminalista per gestire operazioni di imbarco e sbarco a servizio delle imprese che verranno insediate, contribuendo così a mantenere un’infrastruttura logistica integrata e competitiva.
Contesto economico e impatti sul territorio
La riorganizzazione delle aree ex siderurgiche ha implicazioni rilevanti per il mercato del lavoro locale, per la filiera dell’acciaio italiana e per gli investimenti industriali. Una soluzione che mixi bonifica, riuso industriale e investimenti in tecnologie avanzate può favorire la transizione economica del territorio evitando la perdita di competenze produttive e la marginalizzazione dell’area portuale.
Per ottenere risultati concreti è però necessaria una governance pubblica coordinata: decisioni strategiche a livello nazionale, coinvolgimento degli enti locali e un quadro normativo e finanziario che renda attrattivi gli investimenti. Anche la tempistica delle bonifiche e l’assetto infrastrutturale saranno fattori determinanti per gli operatori interessati.
In sintesi
- La frammentazione delle gare può rendere più appetibili gli asset industriali e logistici a investitori diversi, riducendo il rischio di dismissione completa e favorendo offerte specializzate; per gli investitori italiani potrebbe aprirsi l’opportunità di acquisire porzioni strategiche a condizioni negoziabili.
- La bonifica e la riconversione di Cornigliano rappresentano un’occasione per attrarre progetti ad alta tecnologia che richiedono competenze locali qualificate; il coinvolgimento di centri di ricerca come l’IIT può accelerare la nascita di filiere innovative.
- Per il mercato del lavoro regionale, il modello proposto limita gli effetti dell’interruzione delle lavorazioni a caldo a Taranto favorendo la creazione di nuovi posti legati a elettronica, meccatronica e logistica; tuttavia la transizione richiederà programmi di riqualificazione professionale e incentivi mirati.