Hays, l’AI generativa entra nel lavoro del 52% dei professionisti italiani

L’uso dell’intelligenza artificiale generativa continua a crescere rapidamente nel mercato del lavoro italiano. Secondo la Salary Guide di Hays, il 52% dei professionisti italiani utilizza oggi strumenti di GenAI nella propria attività, contro il 43% registrato nel 2025 e il 20% del 2024.

In appena due anni, quindi, la quota di lavoratori che ricorre a queste tecnologie è aumentata di 32 punti percentuali, confermando una progressiva integrazione dell’AI nei processi quotidiani delle imprese.

Cresce la domanda di competenze legate a dati e automazione

La diffusione dell’intelligenza artificiale si riflette anche sulle competenze maggiormente ricercate dalle aziende.

Tra quelle tecniche indicate come più richieste emergono la gestione dei talenti, citata dal 34% delle imprese, l’analisi dei dati, al 32%, e le competenze in intelligenza artificiale e automazione dei processi, anch’esse al 32%.

I dati evidenziano come le organizzazioni stiano cercando profili capaci non soltanto di utilizzare nuove tecnologie, ma anche di integrarle all’interno di processi più ampi di trasformazione e gestione aziendale.

Le competenze umane restano decisive

Nonostante l’aumento dell’adozione dell’AI, la Salary Guide di Hays sottolinea come le competenze umane continuino a mantenere un peso centrale.

Strumenti di intelligenza artificiale vengono ormai utilizzati per attività che spaziano dalla creazione di contenuti alla gestione di processi automatizzati, fino alla trascrizione delle riunioni.

Allo stesso tempo, capacità come lavoro di squadra, gestione del cambiamento e comunicazione diventano sempre più importanti per accompagnare l’introduzione delle nuove tecnologie all’interno delle organizzazioni.

Tecnologia e capacità di interpretazione devono procedere insieme

Saper utilizzare gli strumenti digitali rappresenta soltanto una parte delle competenze richieste dal mercato.

Sempre maggiore importanza viene attribuita alla capacità di interpretare le informazioni, comunicare in maniera chiara, comprendere le esigenze degli interlocutori e prendere decisioni sulla base dei dati disponibili.

Sono queste competenze a permettere ai professionisti di trasformare le potenzialità dell’AI in risultati concretamente utilizzabili nei processi aziendali.

Empatia e intelligenza emotiva per gestire i team

Secondo Hays, anche empatia e intelligenza emotiva mantengono un ruolo rilevante all’interno delle organizzazioni.

Queste capacità risultano particolarmente utili nella gestione dei gruppi di lavoro, nella costruzione di relazioni di fiducia e nei percorsi di cambiamento organizzativo.

L’introduzione dell’AI, infatti, non elimina la necessità di coordinare persone, comprendere dinamiche interne e accompagnare i team nell’adozione di nuovi strumenti e modalità operative.

Competenze tecniche e soft skill diventano complementari

L’evoluzione del mercato del lavoro mostra una crescente complementarità tra competenze tecnologiche e competenze trasversali.

Le prime consentono di utilizzare strumenti, piattaforme e nuovi processi automatizzati. Le seconde permettono invece di interpretarne i risultati, affrontare problemi complessi e collegare le possibilità offerte dalla tecnologia alle esigenze concrete del business.

Questa combinazione diventa quindi sempre più importante per i profili professionali chiamati a operare in contesti caratterizzati da trasformazioni rapide.

Le aziende guardano anche alla capacità di adattamento

Per le imprese, la selezione dei talenti non può più concentrarsi esclusivamente sulle competenze tecniche specifiche.

Assumono crescente importanza anche la capacità di collaborare, apprendere rapidamente e adattarsi a contesti incerti o in evoluzione.

Per i professionisti, la sfida consiste invece nel costruire un mix di competenze capace di evolvere parallelamente alla trasformazione tecnologica, combinando conoscenze specialistiche, capacità relazionali e comprensione degli strumenti di intelligenza artificiale.