Chimica in testa: emissioni tagliate oltre gli obiettivi UE al 2030
- 3 Novembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Quando si parla di transizione energetica è fondamentale riconoscere il ruolo centrale della chimica: oltre il 95% dei prodotti manufatti contiene elementi chimici, perciò il settore non è solo indispensabile, ma può anche fungere da motore per la transizione ecologica.
I risultati emergono con chiarezza dal 32° Rapporto Responsible Care di Federchimica, presentato a Rimini durante la Fiera Ecomondo. Secondo il rapporto, l’industria chimica italiana ha già superato gli obiettivi europei al 2030 per la riduzione delle emissioni e ha avviato percorsi concreti verso modelli economici circolari.
Risultati ambientali e circolarità
Dai dati si evince che, a partire dal 1990, l’industria chimica ha abbattuto le emissioni di gas serra del 73%. Nel 2024 le emissioni dirette in Italia sono state pari a 8,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, cioè il 2,5% del totale nazionale (contro il 6% del 1990). Considerando emissioni dirette e indirette, la riduzione complessiva raggiunge il 74%.
Sul fronte dell’economia circolare il progresso è altrettanto marcato: il riciclo rappresenta la principale modalità di trattamento dei rifiuti (49%), in netto aumento rispetto al 23% registrato nel 2015.
Valore economico e distribuzione del valore
Fabio Viola, presidente del Programma Responsible Care di Federchimica, ha affermato:
“Nel 2025 l’industria chimica italiana ha generato un valore della produzione pari a 60 miliardi di euro. Di questo valore, oltre il 90% viene redistribuito agli stakeholder attraverso acquisti di beni e servizi, spese per il personale e imposte versate alla pubblica amministrazione.”
Il rapporto segnala che il settore contribuisce in modo sostanziale al bilancio pubblico: tributi per circa 1,1 miliardi di euro e quasi 2,3 miliardi in imposte e oneri sociali connessi alle spese per il personale.
Sicurezza sul lavoro e partecipazione
La chimica italiana figura da anni tra i settori leader per sicurezza e salute nei luoghi di lavoro: l’incidenza degli infortuni è inferiore del 36% rispetto alla media manifatturiera, con una diminuzione degli infortuni normalizzati per ore lavorate del 44% rispetto al 2010 e dell’80% rispetto al 1990.
Fabrizio D’Ascenzo, presidente dell’Inail, ha spiegato:
“La collaborazione pluriennale tra Inail e Federchimica, avviata nel 2006, dimostra come sia possibile valorizzare l’impegno delle imprese per la sicurezza attraverso attività condivise di diffusione della cultura della prevenzione e progetti mirati alla riduzione degli eventi infortunistici.”
Francesco Buzzella ha aggiunto:
“Sicurezza, salute e un elevato livello di benessere nei luoghi di lavoro sono elementi distintivi del settore chimico. Responsible Care coinvolge attivamente i lavoratori e i loro rappresentanti sui temi di sicurezza, salute e ambiente, attraverso un modello partecipativo integrato con il contratto di lavoro.”
Sebastiano Tripoli, segretario generale della Femca Cisl, ha affermato:
“La transizione della chimica deve conciliare sostenibilità, competitività e qualità del lavoro. Sono necessarie politiche industriali efficaci, energia a costi sostenibili e investimenti per garantire futuro agli impianti e ai territori; contrattazione e partecipazione dei lavoratori sono fondamentali per sicurezza, formazione e competenze.”
Limiti delle politiche europee e competitività
Chicco Testa, esperto di energia e ambiente, ha sottolineato:
“I due obiettivi del Green Deal europeo hanno mostrato limiti importanti: gran parte della riduzione delle emissioni è derivata dalla chiusura e dalla delocalizzazione di settori chiave, spostando la CO2 altrove. La leadership tecnologica verde è stata compromessa, con un mercato fortemente dominato dalla Cina in settori come solare, eolico, batterie e materie prime critiche.”
Francesco Buzzella ha aggiunto:
“Il settore affronta un contesto europeo caratterizzato da iperregolamentazione, obiettivi irrealistici e norme spesso complesse o costose da applicare. Per competere su scala mondiale serve un quadro normativo e politico che sostenga lo sviluppo, oltre a energia sicura, disponibile e a costi competitivi.”
Premi, progetti e innovazione
Nel corso della presentazione sono stati conferiti i Premi Responsible Care a progetti che puntano su innovazione, sicurezza e formazione: Bracco Imaging per “Innovazione ed efficientamento di processo dell’impianto di recupero dello iodio”, Flamma per “Cultura sicurezza”, Kenvue Italia per “Simulatore per la formazione dei dipendenti nelle procedure LOTO“, Nippon Sanso Italia per “Applicazioni dell’Intelligenza Artificiale a sicurezza, salute e ambiente” e Nuova Solmine per “Formazione innovativa su HSE nei percorsi di alternanza scuola-lavoro”.
Questi riconoscimenti riflettono la spinta verso strumenti concreti per migliorare processi produttivi, gestione dei rischi e capital umano, elementi chiave per la resilienza del settore.
Implicazioni per politica industriale e investimenti
Per mantenere la competitività e favorire la transizione, l’industria chimica italiana richiede un mix di politiche che includa sostegno agli investimenti in tecnologie pulite, incentivi per la circular economy, e misure per stabilizzare il costo dell’energia. La maggiore diffusione di processi di riciclo e l’adozione di digitalizzazione e intelligenza artificiale possono migliorare efficienza e sicurezza, ma necessitano di finanziamenti mirati e di un quadro regolatorio prevedibile.
Dal punto di vista degli investitori, il settore presenta opportunità legate alla transizione tecnologica e alla domanda di materiali avanzati, ma rimane sensibile a variabili geopolitiche e al prezzo dell’energia. Un’azione coordinata tra istituzioni, industria e rappresentanze sindacali può facilitare scelte di lungo periodo che valorizzino l’industria chimica nel sistema produttivo nazionale.
In sintesi
- La decarbonizzazione dell’industria chimica italiana rappresenta un vantaggio competitivo ma dipende dalla capacità di attrarre investimenti in tecnologie a basso consumo energetico.
- Stabilità regolatoria e costi energetici contenuti sono fattori decisivi per evitare delocalizzazioni e preservare la filiera produttiva nazionale.
- Progetti di economia circolare e digitalizzazione offrono opportunità d’investimento con ricadute positive su efficienza, sicurezza e valore aggiunto per il territorio.