Il bug del conio infinito di Gold farà impennare il valore di Bitcoin?

Marathon Fusion ha annunciato di aver trasformato il mercurio in oro tramite trasmutazione nucleare: il processo descritto nello studio utilizza neutroni ad alta energia prodotti da una reazione di fusione a base di deuterio-trizio per irradiare mercurio-198, generando isotopi radioattivi che decadono fino a diventare oro-197.

La notizia solleva interrogativi sulla scarsità dell’oro e sulle possibili ripercussioni per asset alternativi come il Bitcoin, spesso definito oro digitale per il tetto massimo di offerta fissato dal protocollo.

Brian Armstrong ha dichiarato:

“Non si può inventare nulla che aumenti l’offerta di Bitcoin. Ci saranno solo 21 milioni.”

Secondo Marathon Fusion, l’idea di creare nuovo oro in laboratorio ricorda il caso dei diamanti prodotti in laboratorio, che hanno modificato il mercato delle gemme. Tuttavia, gli esperti invitano alla prudenza: la dimostrazione di principio è distante dall’essere una soluzione commerciale su larga scala.

Kyle Schiller, cofondatore e amministratore delegato di Marathon Fusion, ha dichiarato:

“Abbiamo ricevuto un numero sorprendente di richieste da parte di chi vorrebbe produrre gioielli. Come per l’oro tradizionale, credo che sarà usato principalmente come riserva di valore.”

Limiti tecnici e quantità attuali

Dal punto di vista scientifico la trasmutazione nucleare è plausibile, ma trasformarla in un processo industriale ed economico è un’altra questione. Marathon sostiene di aver ottenuto tassi di produzione superiori a quelli registrati in esperimenti di fisica delle particelle, come quelli del CERN nell’ambito dell’esperimento ALICE, ma le quantità effettive restano minime.

Secondo fonti dell’azienda, le quantità oggi prodotte sono ancora microscopiche e lontane da una scala utile per il mercato: si parla di obiettivi di massa dell’ordine dei milligrammi entro il 2027, non di produzioni immediate su scala industriale.

Jake Harter, ingegnere di ricerca presso Marathon Fusion, ha dichiarato:

“Al momento le quantità sono ancora microscopiche; puntiamo a raggiungere quantità macroscopiche dell’ordine dei milligrammi entro il 2027.”

Le proiezioni presenti nel documento scientifico ipotizzano scenari per impianti di fusione futuri: circa due tonnellate di oro all’anno per gigawatt termico di potenza da fusione. In confronto, il World Gold Council riporta che nel 2025 la produzione mineraria globale ammontava a oltre 3.600 tonnellate, dunque l’output di un singolo impianto di fusione sarebbe, secondo queste stime, modesto rispetto alla produzione mondiale attuale.

Per avvicinarsi a quei numeri, il gruppo dovrà affrontare sfide rilevanti: aumentare la produzione di mercurio arricchito, realizzare reattori a fusione funzionanti e dimostrare tecniche pratiche per il pompaggio del mercurio e l’estrazione dell’oro, oltre a verificare la compatibilità dei materiali impiegati.

“Nel percorso di maturazione di questa tecnologia lavoreremo anche su studi che dimostrino la compatibilità dei materiali, il pompaggio del mercurio e l’estrazione dell’oro.”

Confronto con i diamanti sintetici

Il paragone con i diamanti prodotti in laboratorio è naturale: l’aumento dell’offerta e la scalabilità industriale hanno fatto precipitare i prezzi all’ingrosso di quei diamanti negli ultimi anni. Ma per il nucleare e l’oro la situazione economica e infrastrutturale è molto diversa.

Nagham Hassan, analista di mercato presso eToro, ha spiegato:

“Il paragone è comprensibile, ma l’economia sottostante è completamente diversa: la produzione di oro via fusione richiederebbe infrastrutture altamente complesse che oggi non esistono su scala commerciale.”

Un ulteriore elemento da considerare è la radioattività iniziale del materiale prodotto: l’oro ottenuto tramite irradiazione risulterebbe radioattivo e andrebbe messo in “quarantena” per diversi anni prima di raggiungere livelli di radioattività paragonabili a quelli normalmente considerati accettabili per lo stoccaggio e l’uso.

Jake Harter ha aggiunto:

“L’oro dovrebbe essere conservato per poco più di un decennio prima che i livelli di radioattività scendano a valori comparabili a quelli di una banana; poiché buona parte dell’oro è semplicemente immagazzinata come investimento, questo non è necessariamente un ostacolo insormontabile.”

Tuttavia, la domanda cruciale resta economica: non esiste oggi una dimostrazione che il processo sia redditizio su scala industriale. Vi sono proiezioni teoriche di ricavi, ma assenza di dati concreti sui costi operativi richiesti per far funzionare i reattori.

Nikos Kavalis, direttore presso la società di ricerca sui metalli preziosi Metals Focus, ha affermato:

“Non siamo ancora in una fase in cui si possa parlare di una produzione significativa. I riferimenti a sogni alchemici fanno buone prime pagine, ma penso che i minatori d’oro manterranno il loro lavoro per il prossimo futuro.”

Implicazioni per il Bitcoin e i mercati

Se in futuro emergesse una fonte significativa di oro artificiale a basso costo, l’effetto più immediato sarebbe un aumento dell’offerta, che a parità di altre condizioni tenderebbe ad esercitare pressione al ribasso sul prezzo del metallo giallo. Questo è un ragionamento valido per qualsiasi asset con offerta incrementabile.

Fabian Schär, professore di tecnologie a registro distribuito e fintech presso la Università di Basilea, ha affermato:

“Per qualsiasi asset, un aumento sostanziale dell’offerta, a parità di altre condizioni, eserciterebbe una pressione al ribasso sul prezzo di mercato. Nell’ipotesi che la produzione a basso costo su scala sia realizzabile, l’oro non farebbe eccezione.”

Tuttavia, dato che i reattori a fusione commerciali sono stimati almeno a distanza di un decennio e restano molte incognite sulla fattibilità economica, è improbabile che questa possibile fonte di fornitura influisca sulle quotazioni del Bitcoin nel breve periodo. Per ora, l’iniziativa di Marathon Fusion rappresenta un esperimento scientifico con potenziali applicazioni interessanti ma non una minaccia immediata per il mercato dell’oro.

La transizione da prova di laboratorio a industria richiederà ulteriori investimenti in ricerca, regolamentazione sulla gestione di materiali radioattivi, e valutazioni ambientali e di sicurezza, elementi che influiranno sensibilmente sul prezzo di eventuali future produzioni.

Prospettive e ostacoli regolamentari

Oltre agli ostacoli tecnici ed economici, la produzione di oro tramite processi nucleari porrà questioni regolatorie e di responsabilità: normative sulla gestione di materiali radioattivi, autorizzazioni per impianti di fusione e standard di sicurezza internazionali potrebbero ritardare o limitare la diffusione di queste tecnologie anche in presenza di fattibilità tecnica.

Per i mercati e per gli investitori italiani, la comparsa di una fonte alternativa di oro richiederebbe tempo per essere valutata e scontata nei prezzi: fino ad allora, l’oro continuerà a svolgere funzioni di riserva e protezione contro l’inflazione, mentre il Bitcoin rimane caratterizzato da un’offerta fissata che lo distingue dagli asset soggetti a possibili incrementi produttivi.

In sintesi

  • La produzione di oro tramite fusione nucleare è scientificamente plausibile ma resta lontana dalla scala commerciale: gli investitori devono valutare con attenzione i rischi tecnologici e i tempi di maturazione.
  • Se la produzione su larga scala diventasse economica, l’aumento dell’offerta d’oro potrebbe comprimere i prezzi, con effetti potenzialmente rilevanti per portafogli che usano l’oro come copertura; tuttavia le barriere tecniche e regolatorie riducono questa probabilità nel breve termine.
  • Per il Bitcoin, la rigidità dell’offerta rimane un punto di distinzione: finché il limite dei 21 milioni è intatto, il rischio di diluizione da nuove tecnologie legate all’oro non modifica la dinamica dell’offerta digitale.
  • Per il sistema finanziario italiano è importante monitorare lo sviluppo della ricerca e le normative sulla fusione nucleare: opportunità industriali e rischi ambientali e di sicurezza richiederanno decisioni politiche e regolamentari chiare.


Author: Tony
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