Il divario di genere frena la transizione energetica

Il divario di genere nel settore dell’energia resta pronunciato: le donne sono ancora minoranza, soprattutto nelle professioni e nelle discipline tecnico-scientifiche legate alla transizione energetica. Ridurre questo squilibrio è cruciale non solo per equità, ma anche perché la transizione richiede competenze interdisciplinari che emergeranno soprattutto dalle discipline STEM e dalle nuove figure professionali del settore.

Uno studio internazionale guidato dall’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Irpps) di Roma ha esaminato le disuguaglianze nei percorsi formativi e professionali legati all’energia. La ricerca, pubblicata su Humanities & Social Sciences Communications (Springer Nature), è stata realizzata in collaborazione con la Jagiellonian University di Cracovia, l’Imperial College London e il Fraunhofer IAO-CeRRI di Berlino.

La metodologia ha previsto nove focus group condotti tra il 2024 e il 2025: sei con studenti e studentesse e tre con docenti delle università coinvolte. L’analisi ha messo in luce due dinamiche interconnesse che influenzano l’attrattività del settore per le donne: la cosiddetta aspirazione disattesa e l’effetto repulsivo.

Per aspirazione disattesa si intende il divario tra le aspettative di molti giovani, in particolare delle studentesse, che cercano percorsi formativi con impatto sociale e ambientale, e la percezione di un’offerta accademica e professionale «iper-tecnica», poco comunicata nel suo valore sociale e spesso incapace di raccordarsi con le sensibilità di genere.

L’effetto repulsivo riguarda invece una combinazione di stereotipi culturali, pratiche disciplinari consolidate e climi organizzativi poco inclusivi che scoraggiano l’accesso e la permanenza delle donne nel settore energetico.

Cnr-Irpps ha sottolineato:

“L’analisi dei focus group rivela come l’insieme di aspettative disattese e barriere culturali produca una rimozione progressiva delle talentuose candidate dal percorso verso professioni chiave per la transizione energetica.”

Sul ruolo dell’università e delle discipline STEM si è soffermata anche Cloe Mirenda (Cnr-Irpps), che ha affermato:

“La transizione energetica richiede competenze tecniche, ma anche capacità trasversali: le discipline e le posizioni da ricoprire impongono un ripensamento dei percorsi formativi per renderli più attrattivi e inclusivi.”

Questa fotografia si inserisce in un quadro più ampio: il report She Figures 2025 mostra che, nell’Unione Europea, le donne rappresentano appena il 22% dei dottorandi nelle aree di Informatica e ICT e meno del 40% in Ingegneria, Manifattura e Costruzioni. Al contrario, nei dottorati in Salute e Benessere la presenza femminile raggiunge il 59%.

I dati relativi all’occupazione confermano il problema a livello di mercato del lavoro: secondo il rapporto del 2024 dell’International Renewable Energy Agency (Irena), nel settore delle energie rinnovabili le donne con contratti a tempo indeterminato sono il 32%, mentre nell’industria tradizionale di petrolio e gas la quota scende al 22%.

Le implicazioni sono molteplici: un basso coinvolgimento femminile riduce la disponibilità complessiva di competenze necessarie per la decarbonizzazione, limita la diversità di approcci e può rallentare l’innovazione. Per l’Italia, dove la modernizzazione delle infrastrutture energetiche e l’adozione di tecnologie verdi sono obiettivi strategici, colmare questo divario è anche una leva per migliorare competitività e resilienza economica.

Per aumentare l’attrattività del settore si evidenziano alcune direttrici operative: riformare i curricula universitari rendendoli più interdisciplinari e orientati all’impatto sociale; potenziare le attività di comunicazione e orientamento per raccontare meglio le opportunità professionali; promuovere programmi di mentoring e borse di studio; e incentivare le imprese a sviluppare pratiche organizzative inclusive che favoriscano la permanenza e la crescita di talenti femminili.

Interventi coordinati tra università, imprese e istituzioni pubbliche possono ridurre il mismatch tra domanda e offerta di competenze, facilitare il ricambio generazionale e aumentare la capacità del sistema produttivo italiano di attrarre investimenti nelle filiere pulite.

In sintesi

  • Favorire una maggiore presenza femminile nelle professioni energetiche amplia il bacino di competenze disponibile per la transizione, riducendo rischi di strozzature nella capacità produttiva e progettuale del paese.
  • Investimenti pubblici e privati in formazione inclusiva e programmi di upskilling possono aumentare il rendimento degli investimenti green, poiché una forza lavoro più diversificata tende a generare innovazione più rapidamente.
  • Le aziende italiane che adottano pratiche organizzative più inclusive potrebbero ottenere un vantaggio competitivo nell’accesso a finanziamenti europei e a partnership internazionali orientate alla sostenibilità.
  • Politiche integrate di orientamento scolastico, incentivi alle università e misure fiscali mirate possono accelerare la transizione del mercato del lavoro verso profili richiesti dal futuro energetico, con effetti positivi su occupazione e crescita.


Author: Tony
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