BlackRock scommette 24 trilioni su intelligenza artificiale e mercati privati per rilanciare le assicurazioni
- 28 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Sempre meno timori per l’evoluzione dell’economia globale e una recessione che sembra allontanarsi dal radar: cresce l’interesse verso i mercati privati e le soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, mentre le scelte di portafoglio delle grandi compagnie assicurative mostrano fiducia ma anche una marcata prudenza e disciplina. È questa la fotografia emersa dal quindicesimo sondaggio annuale condotto da BlackRock sul settore assicurativo a livello mondiale.
La ricerca, realizzata su 463 compagnie operanti in 31 mercati e con un patrimonio complessivo superiore a 24mila miliardi di dollari, mette in evidenza una diminuzione significativa delle preoccupazioni legate a una possibile recessione: la quota di assicuratori che considera la recessione una minaccia è scesa dal 35% al 18% per il 2026. Tuttavia, la inflazione resta il timore principale per il 62% del campione, seguita dalle tensioni geopolitiche (45%) e dallo scenario di tassi elevati prolungati (44%).
Nel complesso il 61% degli assicuratori si attende un atterraggio morbido per l’economia nel 2026, ma le valutazioni regionali divergono: il grado di fiducia è del 75% in Emea, 63% in Nord America, 47% in Asia-Pacifico e 40% in America Latina. Malgrado questo quadro, l’appetito per il rischio rimane sostanzialmente stabile per l’82% delle compagnie; all’interno di questo gruppo, il 57% non rileva opportunità tali da giustificare un aumento del rischio, mentre il 50% privilegia una maggiore diversificazione entro gli attuali limiti di rischio.
L’opportunità «privata»
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’indagine riguarda la progressiva integrazione dei mercati privati nelle strategie assicurative: questi attivi stanno infatti diventando componenti strutturali dei portafogli e non più semplici fonti alternative di rendimento. Oltre il 90% delle compagnie dichiara di allocare almeno il 5% del proprio patrimonio in asset privati e per più del 40% la quota supera il 15%.
Nonostante una fisiologica stabilizzazione delle nuove allocazioni rispetto ai picchi degli anni precedenti, il 76% degli intervistati ha in programma di aumentare ulteriormente l’esposizione ai mercati privati nel 2026, mentre il restante 24% intende mantenerla invariata. Le aree prioritarie indicate per l’incremento sono il debito privato (41%), il direct lending (40%), i collocamenti privati investment-grade (39%) e i prestiti ipotecari residenziali (38%).
Questa tendenza è collegata a diversi fattori strutturali: il bisogno di strumenti in grado di offrire rendimenti attesi superiori rispetto ai mercati pubblici, la necessità di meglio allineare attivi e passivi sui lunghi orizzonti tipici delle assicurazioni, e la ricerca di fonti di diversificazione meno correlate ai mercati quotati. Per gli operatori del risparmio gestito e per gli asset manager italiani, l’aumento della domanda verso strumenti di credito privato e di finanziamento diretto rappresenta un’opportunità ma richiede capacità di origination, controllo del rischio e trasparenza nei processi di valutazione.
Dal punto di vista regolamentare, la crescita degli investimenti illiquidi solleva questioni pratiche su gestione della liquidità e capitalizzazione: in Europa e in Italia le regole di supervisione, incluso il regime di Solvency II, continueranno a influenzare le scelte delle compagnie, inducendo prudenza ma anche spingendo verso innovazioni nei prodotti e nelle strutture contrattuali che favoriscano l’impiego sicuro dei capitali a lungo termine.
Implicazioni per i portafogli e i mercati
L’incremento previsto nelle allocazioni ai mercati privati può avere effetti a catena sui prezzi e sulla liquidità del debito privato e dei prestiti diretti: una domanda sostenuta da parte delle assicurazioni tende a comprimere gli spread e aumentare la concorrenza tra investitori istituzionali. Questo scenario premia chi è in grado di offrire opportunità di qualità, processi di due diligence rigorosi e soluzioni di co-investimento o di gestione compartimentata del rischio.
Per il mercato italiano, la transizione presenta risvolti concreti: maggiori flussi verso infrastrutture, real estate e credito alle imprese possono favorire il finanziamento di progetti nazionali e la riqualificazione di asset a lungo termine. Al contempo, gli operatori locali dovranno investire in competenze per l’origination e nella capacità di strutturare prodotti che rispettino i vincoli regolamentari degli assicuratori esteri e nazionali.
Infine, la stabilità dell’appetito per il rischio e l’orientamento verso una maggiore selettività indicano che l’ecosistema finanziario potrebbe evolversi verso una maggiore segmentazione: opportunità premianti per gestori specialistici e per quelle piattaforme che offrono trasparenza, governance robusta e capacità di gestione degli investimenti illiquidi nel medio-lungo periodo.
In sintesi
- L’aumento strutturale della domanda di mercati privati dalle assicurazioni può comprimere rendimenti di ingresso, rendendo cruciale per gli investitori italiani offrire valore aggiunto attraverso origination e specializzazione.
- La preferenza per debito privato e direct lending segnala opportunità per il finanziamento di imprese e infrastrutture italiane, ma richiede una capacità maggiore di valutazione del rischio e gestione della liquidità.
- Le pressioni regolamentari, in particolare legate al quadro di Solvency II, continueranno a condizionare le scelte di allocazione: gli asset manager devono integrare compliance e trasparenza nelle offerte per attrarre capitali istituzionali.
- Per gli investitori retail e i consulenti in Italia, la crescente partecipazione delle assicurazioni ai mercati privati sottolinea l’importanza di monitorare la liquidità dei portafogli e di bilanciare la ricerca di rendimento con strumenti adeguati di gestione del rischio.