Carburanti: Italia in testa in Europa, tasse sul gasolio pesano 1,08 euro per litro

Dopo la cessazione della sospensione sulle accise avvenuta lo scorso 5 ottobre, l’Italia emerge come il Paese europeo con il più elevato peso fiscale sul gasolio, secondo un’elaborazione di Adusbef basata su dati della Commissione Europea aggiornati al 19 ottobre.

Adusbef rileva che il meccanismo delle accise mobili, che avrebbe potuto attenuare i prezzi alla pompa sfruttando maggior gettito da IVA, è rimasto inutilizzato; a questo si aggiunge il rischio di revoca di sconti e del price cap applicati da alcune compagnie petrolifere, circostanza che potrebbe far lievitare i listini nei prossimi giorni.

Antonio Tanza ha dichiarato:

“Il meccanismo delle accise mobili che avrebbe potuto garantire una riduzione dei prezzi alla pompa sfruttando il maggior gettito IVA è caduto nel dimenticatoio. Su tutto ciò grava la possibile fine di sconti e price cap avviati dalle compagnie petrolifere che, se non saranno prorogati, nei prossimi giorni faranno schizzare al rialzo i prezzi di benzina e gasolio sulla rete italiana.”

Il peso delle tasse sul gasolio in Europa

Escludendo il caso particolare di Malta, soggetta a un regime amministrato sui prezzi dei carburanti, l’Italia registra una incidenza delle imposte sul gasolio pari al 48% del prezzo finale pagato dal consumatore alla pompa. Seguono Belgio, Danimarca, Francia e Lituania con percentuali comprese tra il 42% e il 43%.

I livelli più bassi di tassazione si osservano in Polonia (25,5%), mentre Spagna e Svezia si attestano intorno al 27%. La media europea dell’incidenza fiscale sul gasolio è del 37,9%.

Considerando il prezzo industriale del diesel in Italia al netto delle imposte, stimato a 1,166 euro/litro, il cittadino italiano paga quasi 1,08 euro per litro in imposte, a fronte di una media europea di circa 0,79 euro. Secondo Adusbef, questo si traduce in un sovraccarico fiscale di circa 29 centesimi per litro, ossia circa +14,5 euro su un pieno da 50 litri.

Prezzi alla pompa: la classifica dei Paesi

La maggiore incidenza fiscale non coincide necessariamente con il prezzo assoluto più alto: la classifica dei prezzi medi alla pompa per il diesel vede in vetta la Finlandia (2,531 euro/litro), seguita da Danimarca (2,501 euro/litro) e Paesi Bassi (2,456 euro/litro). L’Italia si colloca al 7° posto con una media di 2,244 euro/litro.

I listini più bassi oltre a Malta (1,21 euro/litro) si registrano in Polonia (1,79 euro/litro), Bulgaria e Spagna (circa 1,88 euro/litro).

Benzina: differenze nella tassazione

Per la benzina, escludendo nuovamente il regime particolare di Malta, l’Italia risulta il terzo Paese europeo con la più alta incidenza fiscale, pari al 51,4% del prezzo finale alla pompa, alle spalle di Paesi Bassi (52,8%) e Grecia (52%).

In termini monetari, su un litro di benzina circa 1,036 euro confluiscono allo Stato tra IVA e accise, mentre la media europea è pari a 0,878 euro (45,5% del prezzo finale). Ciò rappresenta un onere aggiuntivo per gli automobilisti italiani di circa 15,8 centesimi a litro, ovvero un aggravio stimato intorno agli 8 euro per un pieno standard.

Contesto politico e implicazioni economiche

La combinazione di elevata pressione fiscale sui carburanti e l’eventuale cessazione di sconti e price cap pone interrogativi sul potenziale impatto inflattivo nei mesi a venire. Un aumento generalizzato dei prezzi dei carburanti può riversarsi sui costi di trasporto e logistica, con effetti secondari sui prezzi al consumo e sulla competitività delle imprese italiane, in particolare per settori ad alta intensità energetica.

Dal punto di vista delle politiche pubbliche, il ritorno o la riformulazione di misure temporanee come gli sconti sulle pompe o i meccanismi di compensazione fiscale (ad esempio le accise mobili) richiede una valutazione tra sostenibilità dei conti pubblici e contenimento degli effetti distributivi sui cittadini a reddito medio-basso.

Sul fronte degli investimenti, il quadro dei prezzi e della tassazione influenza decisioni relative alla mobilità sostenibile, alla transizione verso veicoli elettrici e agli investimenti nelle infrastrutture logistiche: costi più alti del carburante possono accelerare l’adozione di soluzioni alternative ma aumentano anche i costi operativi per le aziende che ancora dipendono dai combustibili fossili.

Possibili scenari a breve termine

Se gli sconti e i price cap non verranno prorogati, è probabile che nei prossimi giorni si registri una crescita dei prezzi alla pompa in Italia, con impatti differenziati a livello regionale e settoriale. Al contempo, un aumento prolungato potrebbe spingere il legislatore a valutare interventi mirati per attenuare il peso sulla domanda interna.

In sintesi

  • La forte incidenza fiscale sui carburanti in Italia aumenta la vulnerabilità dell’economia a shock sui prezzi energetici, con potenziali ripercussioni inflazionistiche sui beni e servizi trasportati.
  • Per gli investitori, una prospettiva di prezzi del carburante in salita può rendere più attraenti progetti legati alla mobilità elettrica e all’efficienza logistica, ma al contempo penalizzare asset legati ai combustibili convenzionali.
  • Dal punto di vista fiscale, la scelta tra coprire i consumatori tramite sconti temporanei o riformare la struttura delle accise e della IVA richiede un equilibrio tra equità sociale e sostenibilità dei conti pubblici.
  • Le imprese italiane dovrebbero valutare piani di adeguamento dei costi operativi e opportunità di investimento in tecnologie a minore intensità energetica per mitigare l’impatto di variazioni durature dei prezzi dei carburanti.


Author: Tony
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