Non quotata da otto anni, Vault12 avverte: il safe harbor della SEC lascia gli exchange esposti

Vault12 afferma che la sua vendita di token del 2018 corrisponde quasi esattamente allo scenario descritto dalla proposta normativa: l’azienda ha adempiuto o formalmente abbandonato tutti gli impegni indicati nel white paper, eppure il token non è mai stato quotato su alcuna borsa.

Secondo la società, le preoccupazioni sollevate rispecchiano quelle contenute in una lettera di commento inviata dal gruppo industriale The Digital Chamber, che Vault12 sostiene. Le piattaforme d’intermediazione contattate da Vault12 per una possibile quotazione del token VGT hanno chiesto rassicurazioni sul fatto che la SEC non avrebbe in seguito contestato lo status del token.

Vault12 ha dichiarato:

“Come possiamo sapere che la SEC non affermerà in seguito che VGT è ancora soggetto al vecchio contratto di investimento?”

La proposta della SEC, denominata Regulation Crypto Assets, introduce esenzioni per la raccolta fondi mediante token e prevede un safe harbor condizionato per dichiarare concluso un contratto di investimento collegato a un token. Per accedere a questa protezione, l’emittente dovrebbe completare o cessare definitivamente gli sforzi manageriali essenziali promessi, non assumere nuovi impegni analoghi e non avere intenzione di intraprendere attività manageriali rilevanti in futuro.

La proposta richiede inoltre la presentazione di un rapporto di transizione, noto come Form TR, che spieghi le ragioni alla base della conclusione delle attività. Malgrado ciò, molte borse hanno espresso che l’assetto offerto dalla proposta non fornisce sufficiente certezza per procedere con una quotazione.

La stessa proposta della SEC lascia aperta la possibilità che l’agenzia possa successivamente valutare se un emittente abbia rispettato le condizioni del safe harbor. Se la certificazione risultasse inesatta, la regolamentazione prevede che la SEC possa concludere che il contratto di investimento non sia terminato e che quindi continuino ad applicarsi gli obblighi previsti dalle leggi sui titoli.

Questo rischio di contestazione successiva è il motivo per cui numerose piattaforme hanno richiesto garanzie preventive: la possibilità di una revisione retroattiva aumenta l’incertezza legale e comporta potenziali responsabilità amministrative e civilistiche per gli exchange e per gli emittenti.

Per gli emittenti come Vault12, l’assenza di quotazione determina conseguenze pratiche rilevanti, tra cui scarsa liquidità per il token, difficoltà nell’attrarre investitori secondari e ostacoli alla realizzazione del valore promesso agli iniziali detentori. Sul fronte degli investitori, la potenziale applicazione retroattiva delle normative richiede un aumento della due diligence e comporta un premio di rischio superiore per partecipare a emissioni di token non ancora chiare dal punto di vista regolamentare.

Dal punto di vista regolatorio, la vicenda mette in evidenza la necessità di chiarimenti più netti da parte delle autorità: un meccanismo di transizione efficace richiede criteri oggettivi e processi rapidi per ridurre l’incertezza di mercato. Per gli operatori europei e italiani, la situazione americana implica anche riflessioni su come coordinare le norme transatlantiche e su quali standard adottare per tutelare gli investitori senza strangolare l’innovazione.

In sintesi

  • La riluttanza delle borse a quotare token come VGT evidenzia un premio di rischio crescente per progetti crypto non pienamente certificati: questo può deprimere la liquidità e scoraggiare gli investimenti secondari in Italia.
  • La possibilità che la SEC contesti retroattivamente il rispetto del safe harbor aumenta i costi legali e di compliance per emittenti e exchange, rendendo più onerose le operazioni di listing per gli operatori europei che vogliano accedere ai mercati statunitensi.
  • Per gli investitori italiani è cruciale integrare valutazioni legali nella due diligence: la decisione di partecipare a una emissione dovrebbe tenere conto non solo del progetto tecnico, ma anche della forza probatoria delle certificazioni e dei meccanismi di transizione previsti (Form TR).
  • Un quadro regolatorio più chiaro e armonizzato a livello internazionale potrebbe ridurre l’incertezza, favorire la liquidità dei token e attrarre capitali verso progetti che rispettano standard di governance e trasparenza.


Author: Tony
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