BlackRock cerca di proteggere gli investitori in bitcoin (btc) dalle perdite dopo il crollo del 50% del fondo Calamos

BlackRock, con sede a New York, non è la prima a proporre soluzioni strutturate legate al bitcoin; piuttosto entra in un mercato già esplorato da altri gestori con prodotti che cercano di combinare esposizione alla criptovaluta e protezione del capitale.

Fondi protetti già sul mercato

Calamos ha lanciato all’inizio del 2025 i suoi primi tre ETF protetti sul bitcoin, offrendo agli investitori opzioni diverse: protezione totale del capitale o limiti alle perdite calibrati al 10% o al 20% su un periodo prestabilito.

La struttura adottata da Calamos destina circa il 90% delle attività a Titoli di Stato statunitensi e impiega il restante 10% per acquistare opzioni collegate al bitcoin. Questo schema permette di partecipare a una salita del prezzo fino a un tetto prefissato, limitando al contempo le perdite in un orizzonte temporale definito.

Matt Kaufman, responsabile degli ETF di Calamos, ha affermato che i fondi protetti hanno raccolto tra i 10 e i 15 milioni di dollari in poche settimane, nonostante alcuni deflussi osservati sui prodotti spot legati al bitcoin.

Le proposte di BlackRock

La richiesta presentata da BlackRock non entra nei dettagli su quale livello di protezione verrebbe offerto né su quanto dell’eventuale rialzo del bitcoin sarebbe trasferito agli investitori. Contemporaneamente, la casa di gestione ha ampliato l’offerta con prodotti che non si limitano a replicare il prezzo della criptovaluta.

A giugno BlackRock ha inaugurato il Bitcoin Premium Income Fund (BITA), un veicolo che detiene bitcoin e azioni IBIT e che vende opzioni call su circa il 25%-35% del portafoglio per generare un flusso di reddito mensile.

Jay Jacobs ha dichiarato:

“Esistono investitori lungo tutto lo spettro che cercano di ottenere un certo livello di reddito mantenendo comunque una posizione prevalentemente ampia e lunga sul bitcoin.”

Contesto di mercato e considerazioni

L’emergere di ETF protetti e di fondi a rendimento combinato riflette due spinte principali: la domanda di esposizione al bitcoin da parte di investitori che però cercano mitigazioni di rischio, e la necessità per i gestori di differenziarsi in un mercato sempre più competitivo. Strutture che impiegano titoli a reddito fisso per limitare la volatilità trasformano parte del rischio speculativo in un profilo più vicino a quello di prodotti tradizionali.

Per gli investitori italiani la novità solleva questioni pratiche: come vengono tassati i rendimenti derivanti da opzioni e premi, quali costi aggiuntivi si applicano rispetto ai ETF spot, e come si concili la volontà di protezione con il potenziale di rendimento limitato dai tetti sulle performance.

Sul piano di mercato, nuovi prodotti protetti potrebbero attenuare la volatilità dei flussi verso i ETF spot, creando segmenti di domanda alternativi. Tuttavia, la complessità strutturale e i costi impliciti richiedono un’attenta valutazione da parte degli investitori, che devono bilanciare l’obiettivo di stabilità con la rinuncia a parte dell’apprezzamento potenziale del bitcoin.

In sintesi

  • La diffusione di ETF protetti e fondi a rendimento indica una domanda crescente per soluzioni ibride che coniughino esposizione al bitcoin e gestione del rischio; per il mercato italiano ciò significa maggiori opportunità ma anche complessità normativo-fiscali da valutare.
  • La combinazione di Titoli di Stato statunitensi e opzioni riduce volatilità ma limita l’upside: gli investitori devono ponderare se preferiscono protezione del capitale o piena partecipazione al potenziale rialzo delle criptovalute.
  • L’arrivo di grandi gestori aumenterà la competizione sui costi e sull’innovazione dei prodotti; questo potrebbe spingere verso soluzioni più economiche e trasparenti, ma richiederà anche maggiore attenzione alla struttura dei costi e ai rendimenti netti.


Author: Tony
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