La marcia studentesca attraversa la Serbia verso lo scontro finale con Vucic
- 16 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il movimento studentesco in Serbia, che si presenta come sfidante al regime del presidente Aleksandar Vučić in vista delle elezioni di domenica 25 ottobre, è tornato in piazza per l’ultima grande manifestazione prima del voto.
La mobilitazione prevede una marcia di massa verso Belgrado: studenti e sostenitori partiranno in più colonne da varie città del Paese con l’obiettivo di raggiungere la capitale giovedì 22 ottobre, dopo giorni di cammino. Punto di arrivo e raduno sarà piazza Slavija, luogo simbolo delle proteste degli ultimi due anni.
La marcia verso Belgrado
La prima colonna, in arrivo da est, è partita da Zaječar. Da ovest muoveranno tre distinti gruppi: il 18 ottobre da Gornji Milanovac, il 19 da Valjevo e lo stesso 19 da Šabac. L’ultima colonna partirà da nord, da Novi Sad, il 20 ottobre. I promotori descrivono la marcia come pacifica e finalizzata a portare il messaggio del movimento anche nei territori che tradizionalmente non hanno avuto accesso alle loro istanze.
I comitati studenteschi hanno spiegato che l’obiettivo è doppio: aumentare la visibilità nelle aree rurali e nei piccoli centri e convincere elettori finora scettici o rassegnati a recarsi alle urne.
Organizzatori studenteschi ha scritto:
«L’ultima manifestazione prima di liberarci di loro»
«La vittoria chiama»
La lista e la strategia elettorale
Gli studenti sono riusciti a presentare una lista composta da circa 250 nomi, tra avvocati, docenti universitari e figure della società civile. Hanno inoltre ottenuto il ritiro di quasi tutte le forze di opposizione tradizionali, che hanno deciso di non correre per concentrare consensi e voti su un’unica formazione alternativa.
I promotori sanno che per sperare di vincere devono penetrare i bacini elettorali delle aree meno urbanizzate, dove i media a loro sfavore non hanno dato copertura alle mobilitazioni degli ultimi due anni. Per questo la strategia predilige il contatto diretto, porta a porta e le iniziative di piazza nei centri minori.
I sondaggi e la macchina elettorale del governo
Al momento della presentazione della lista, alcuni rilevamenti indipendenti segnalavano il movimento studentesco vicino al 48%. Con l’avvicinarsi del voto, tuttavia, le stime sono state riviste al ribasso. Secondo Giorgio Fruscione, responsabile del Desk Balcani dell’ISPI, la lista studentesca è stimata tra il 37 e il 40%, mentre il Partito progressista serbo di Vučić sarebbe intorno al 48%.
Fruscione sottolinea che il cartello di governo potrebbe conquistare la maggioranza anche grazie al sostegno degli alleati socialisti, che potrebbero essere l’unico altro partito a superare la soglia di sbarramento. Se questi dati si confermassero, il risultato sarebbe comunque storico per l’opposizione: negli ultimi 14 anni, da quando è al potere il partito di Vučić, nessun gruppo alternativo aveva mai raccolto un consenso così ampio.
Il Partito progressista serbo (SNS) dispone di una macchina elettorale imponente: è tra i partiti con uno dei maggiori numeri di iscritti al mondo, e con un’affluenza elettorale nazionale attorno al 50% la mobilitazione interna e il voto per delega o familiare possono fare la differenza.
Il nodo degli astensionisti e le preoccupazioni per irregolarità
I comitati universitari mantengono un cauto ottimismo e puntano molto sulla capacità di convincere gli astensionisti a recarsi alle urne. Tuttavia, restano forti preoccupazioni sul fronte delle intimidazioni e delle possibili irregolarità: poco prima del ritorno in patria di una missione di osservatori, la delegazione dell’APCE — l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa — ha riferito di aver rilevato una retorica ostile e aggressiva rivolta contro attivisti dell’opposizione, rappresentanti della società civile e giornalisti, oltre a segnalazioni credibili di sorveglianza.
Per la giornata del voto è prevista la presenza di osservatori internazionali: la OSCE ha annunciato di schierare personale di monitoraggio ai seggi. Secondo alcuni analisti, tra cui Fruscione, i brogli sono uno degli strumenti a cui il regime potrebbe ricorrere non tanto per modificare marginalmente il risultato, quanto per ottenere il risultato desiderato o per delegittimare l’esito.
Fruscione ha osservato che molto dipenderà dalla gestione del risultato da parte di Vučić: uno scenario possibile è che, in caso di un esito non pienamente soddisfacente per il governo, vengano attivate manovre di pressione o infiltrazioni con l’obiettivo di colpire duramente il movimento studentesco; non è esclusa la possibilità di tensioni di piazza anche prima del voto.
Conseguenze politiche e prospettive
La mobilitazione studentesca rappresenta una sfida significativa al monopolio politico costruito negli anni in Serbia. Anche in uno scenario in cui il governo conservi la maggioranza parlamentare, un risultato rilevante per l’opposizione cambierebbe il quadro politico interno, incoraggiando ulteriori iniziative civiche e influenzando i rapporti con l’Unione Europea e altri partner internazionali.
Dal punto di vista istituzionale, la vicenda mette alla prova i meccanismi di monitoraggio elettorale e il ruolo degli osservatori esterni nel garantire trasparenza e credibilità. Per i cittadini e le organizzazioni della società civile, la sfida è consolidare la presenza politica oltre la mobilitazione di piazza, trasformando consenso emotivo in rappresentanza stabile nelle istituzioni.
In sintesi
- La crescente visibilità del movimento studentesco può aumentare il rischio percepito dagli investitori nel breve termine, soprattutto se dovessero intensificarsi tensioni e azioni repressive che incidono sulla stabilità politica.
- Un cambiamento significativo nei consensi dell’opposizione potrebbe ridisegnare le priorità di riforma e le relazioni internazionali della Serbia, influenzando gli incentivi per investimenti esteri e progetti infrastrutturali.
- Per gli operatori finanziari, l’incertezza elettorale rafforza la necessità di monitorare indicatori di rischio politico e scenari di contagio regionale, in particolare per settori sensibili come energia e grandi appalti pubblici.
- Se il movimento riuscisse a consolidare una rappresentanza istituzionale, ciò potrebbe favorire una maggiore trasparenza e rule of law nel medio periodo, riducendo il premio per il rischio paese e migliorando l’attrattività per investimenti a lungo termine.