Prestiti alle imprese: Italia spaccata in due, perché il Nord non fa più da locomotiva

Un’Italia divisa in due emerge dai dati sui prestiti bancari aggiornati a fine giugno: il Sud mostra segnali di accelerazione nei finanziamenti alle imprese, mentre il Nord, in particolare il Nord-Est, registra un rallentamento dell’attività che ne riduce il ruolo di locomotiva economica. A conferma della contrazione produttiva, le proiezioni sull’andamento dei crediti deteriorati diffuse dall’ABI-Cerved segnalano un peggioramento del tasso di deterioramento nel 2026.

Andamento regionale dei prestiti

I dati mostrano variazioni molto disomogenee regione per regione. Tra gli scostamenti più marcati si evidenzia la contrazione nella Valle d’Aosta (-15,5%), mentre il Lazio registra il maggior aumento (+12,3%), influenzato anche dalla forte presenza della pubblica amministrazione. Nel Mezzogiorno gli incrementi più significativi si osservano in Calabria e Sicilia (+4,6%), seguite da Umbria (+4,2%), Puglia (+3,7%) e Basilicata (+3,1%).

Al Nord la situazione è più frammentata: la migliore performance regionale si registra in Lombardia (+2,7%), poi Emilia-Romagna (+2,3%), Trentino Alto Adige (+1,6%) e Piemonte (+1,0%). Seguono cali significativi in Liguria (-3,7%), Friuli Venezia Giulia (-4,3%), Toscana (-1,3%) e Veneto (-0,5%).

A livello nazionale i prestiti alle imprese crescono in media del 2,6%, valore inferiore rispetto ai finanziamenti alle famiglie che registrano un aumento del 3,2%. Per le famiglie la crescita appare più uniforme tra le regioni: gli incrementi maggiori riguardano Emilia-Romagna (+3,9%), Campania (+3,8%), Sicilia e Veneto (+3,7% entrambe), seguite da Calabria (+3,5%), Toscana (+3,4%) e Abruzzo (+3,1%).

Tassi di deterioramento e dinamiche settoriali

Le stime dell’ABI-Cerved prevedono nel 2026 un aumento dei tassi di deterioramento in tutte le classi dimensionali di impresa, con incrementi compresi tra 0,1 e 0,2 punti percentuali: le microimprese salgono dal 2,8% al 3,0%, le grandi dal 1,7% all’1,9%, le piccole e medie rispettivamente dal 2,0% al 2,2% e dall’1,8% al 2,0%.

Per settori, le costruzioni continuano ad avere l’aumento più rilevante (dal 2,9% al 3,3%). Di particolare attenzione è però il settore industriale, che passa dal 2,5% al 2,7% e risulta l’unico a superare il livello pre-Covid (2,3%), a causa della significativa contrazione della produzione. I servizi mostrano un lieve peggioramento, dal 2,6% al 2,7%.

All’interno dell’industria le maggiori pressioni sui crediti si manifestano tra le piccole imprese — che rappresentano una componente essenziale del sistema produttivo nazionale — con un aumento dal 1,8% al 2,3%; le microimprese industriali registrano invece un aumento più contenuto, dal 3,0% al 3,2%.

Dal punto di vista geografico le stime indicano un incremento dei tassi di deterioramento su tutto il territorio, con una lieve riduzione del divario tra aree più e meno rischiose. L’aumento maggiore è stimato per il Nord-Est (+0,3 punti), benché rimanga l’area con rischiosità più bassa; seguono il Sud e le Isole (+0,2 punti) e il Nord-Ovest e il Centro (+0,1 punti). Il Mezzogiorno registra il tasso più elevato (3,7%), con un divario di 1,7 punti rispetto al Nord-Est (2,0%). Il Nord-Ovest e il Centro si attestano rispettivamente al 2,5% e al 3,2%.

Dichiarazioni e fattori strutturali

Antonio Patuelli ha spiegato:

“Si osserva una pluralità di elementi: i prestiti alle imprese crescono nettamente al Centro e nel Mezzogiorno rispetto al Nord, anche grazie ai rilevanti investimenti del PNRR e alle ZES, mentre i finanziamenti alle famiglie mostrano una crescita più omogenea, sebbene percentualmente più marcata nel Mezzogiorno.”

Secondo la stessa analisi, il rallentamento dell’economia tedesca influisce negativamente sulla domanda e sui flussi commerciali del Nord italiano, contribuendo alla maggiore vulnerabilità delle imprese in alcune regioni settentrionali. Le dinamiche registrate riflettono quindi sia cambiamenti strutturali nella geografia degli investimenti pubblici e privati sia shock esterni sulla produzione e sull’export.

Per le banche e per gli investitori istituzionali il quadro implica una necessità di maggiore vigilanza sulla qualità del credito e di differenziazione del portafoglio: crescenti flussi di finanziamento verso il Sud possono stimolare opportunità di crescita, ma richiedono anche adeguati strumenti di valutazione del rischio e di monitoraggio, soprattutto laddove la rischiosità dei crediti resta superiore alla media nazionale.

In sintesi

  • La divergenza geografica sui prestiti ridefinisce i rischi regionali per il sistema bancario: gli investitori dovranno valutare esposizioni specifiche per area e settore.
  • Il miglioramento del credito al Sud collegato al PNRR e alle ZES apre margini per investimenti infrastrutturali, ma richiede governance e valutazione del valore aggiunto degli interventi.
  • Il rialzo dei tassi di deterioramento nell’industria suggerisce attenzione agli operatori esposti all’export e alle PMI industriali; politiche di supporto alla liquidità e ristrutturazione potrebbero diventare più rilevanti.


Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.