L’accordo biennale cambia volto al codice tributario
- 28 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Nel Codice tributario troverà posto anche il concordato preventivo biennale (Cpb), secondo quanto emerso dal lavoro della commissione di esperti incaricata di ricomporre il complesso quadro normativo fiscale italiano. L’obiettivo è organizzare in un unico riferimento la moltitudine di regole fiscali accumulate nel tempo, migliorando la chiarezza e la prevedibilità per contribuenti e professionisti.
Maurizio Leo ha dichiarato:
“L’epilogo della riforma fiscale sarà il Codice tributario su cui stiamo lavorando e penso che entro il mese di ottobre saremo in grado di portare il testo in Consiglio dei Ministri.”
La rotta della riforma
La riforma prende forma a partire dalla legge 111/2023, che ha posto le basi per la delega finalizzata a creare un quadro unitario delle disposizioni tributarie. La finalità dichiarata è triplice: semplificare il sistema, aumentare la conoscibilità delle norme e assicurare maggiore certezza dei rapporti giuridici, con ricadute positive sull’efficienza dell’amministrazione finanziaria.
Per contribuire a questi risultati, il lavoro degli esperti sta ricomponendo le norme esistenti in un testo organico che ambisce a ridurre le incoerenze generate da interventi legislativi succedutisi senza uniformità nel tempo. Il processo vuole colmare le difficoltà interpretative che quotidianamente affrontano professionisti e imprese.
L’assetto del Codice
La struttura prevista dal viceministro prevede una parte generale e una parte speciale. Nella prima verranno raccolte norme sullo statuto del contribuente, sull’accertamento, sulla riscossione, sulle sanzioni e sul contenzioso. La seconda ospiterà i Testi unici relativi alle imposte dirette, all’IVA e agli altri tributi minori, fungendo da riferimento per la determinazione della base imponibile e delle modalità di calcolo dell’imposta.
All’interno della parte generale troverà spazio anche l’istituto del concordato preventivo, che ha subito numerosi adeguamenti dalla sua introduzione per aumentarne l’efficacia e l’attrattività come strumento di composizione delle crisi aziendali.
Il meccanismo di proposta del reddito da parte dell’amministrazione — rivolto a una platea ampia di imprese e professionisti soggetti alle pagelle fiscali (ISA) — è stato confermato come elemento strutturale. Parallelamente, l’implementazione della delega ha privilegiato strumenti come il concordato e l’adempimento collaborativo (cooperative compliance) per riformare i rapporti tra Fisco e contribuenti, incentivando trasparenza e dialogo amministrativo.
I Testi unici, pensati come tappa propedeutica al Codice, rimarranno nella parte speciale per garantire una bussola normativa sui singoli prelievi fiscali, dal calcolo delle basi imponibili alle regole operative dell’imposta.
Implicazioni pratiche e prospettive
Un Codice tributario organico può migliorare la certezza del diritto, ridurre i contenziosi e rendere più prevedibili le politiche di accertamento. Tuttavia, la transizione richiederà tempo: la ricomposizione normativa comporta rischi di interpretazione nel periodo di adeguamento e richiederà aggiornamenti dei sistemi informativi e dei processi di compliance.
Per le imprese, in particolare per le piccole e medie imprese italiane, la riforma può rappresentare un’opportunità per ridurre i costi legati all’incertezza fiscale e facilitare l’accesso al credito se la maggiore trasparenza dovesse tradursi in minori rischi percepiti dagli investitori. Per l’amministrazione, invece, il successo dipenderà dalla capacità di declinare la nuova disciplina in prassi operative coerenti e digitalmente integrate.
Infine, la definizione chiara delle regole e degli strumenti di collaborazione tra fisco e contribuente può incidere positivamente sul contesto di attrazione degli investimenti esteri, poiché gli investitori privilegiano mercati con normative stabili e prevedibili.
In sintesi
- Un Codice tributario coerente dovrebbe ridurre l’incertezza normativa, attenuando il rischio politico-fiscale che incide sul prezzo del capitale per le imprese italiane.
- La sistematizzazione delle norme favorirà la digitalizzazione e l’efficienza amministrativa, con potenziali risparmi per le PMI nei costi di compliance e consulenza fiscale.
- Maggiore chiarezza normativa può migliorare l’attrattività del Paese agli occhi degli investitori esteri, con effetti positivi su flussi di capitale e costo del finanziamento.
- La transizione comporterà costi temporanei e esigenze di aggiornamento tecnologico per professionisti e uffici tributari; il successo dipenderà dalla qualità del coordinamento attuativo e dall’adeguatezza delle risorse dedicate.