Biennale dello Stretto: il Mediterraneo come laboratorio di pensiero tra Calabria e Sicilia
- 26 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Come si trasformano le città, i paesaggi e le comunità? La metamorfosi prende forma prima di tutto nel linguaggio e nelle pratiche urbane: qual è il significato del confine, della linea che separa, e quando può essere ricostruita come soglia? In che modo identità diverse possono convivere senza annullarsi? Sono queste alcune delle domande che la nuova edizione della Biennale dello Stretto pone al centro del dibattito culturale e progettuale tra Calabria e Sicilia.
Il percorso espositivo e partecipativo parte da una riflessione sulle memorie condivise e sul rapporto tra luoghi e persone, proponendo una lettura che va oltre la separazione geografica: la linea dello Stretto è pensata come una zona di interazione e scambio, non solo come barriera.
La manifestazione si estende lungo un arco di territori che va da Reggio Calabria fino alla sponda siciliana, toccando luoghi come Campo Calabro e la città di Messina, e include apporti internazionali provenienti da realtà quali Agadir e Parigi. Il progetto è promosso da Fondazione le città del futuro e si avvale della direzione artistica dell’architetto Alfonso Femia, fondatore e Ceo di Atelier(s), con sedi a Milano, Genova e Parigi.
Per l’edizione 2026 la curatela si è ampliata con i contributi dell’architetta paesaggista Annalisa Metta, docente alla Università Roma Tre, e dell’architetta antropologa Salima Naji, che arricchiscono la manifestazione con prospettive sul paesaggio e sulle pratiche culturali del Mediterraneo.
Un laboratorio lungo 86 giorni
La Biennale si svolge in un calendario di 86 giorni, con esposizioni, dibattiti, workshop ed esplorazioni diffuse su più location, offrendo una programmazione di lungo periodo che favorisce il coinvolgimento delle comunità locali e delle istituzioni. L’intento dichiarato è di porre attenzione alle trasformazioni urbane e paesaggistiche del Mediterraneo meridionale e medio-orientale, spostando il focus culturale verso il Sud rispetto alle tradizionali aree mitteleuropee.
La visione di Alfonso Femia
Alfonso Femia ha spiegato:
“Oggi le città sono organismi fragili e complessi in cui l’architettura deve diventare un percorso collettivo, dinamico, condiviso. Un progetto, in questo caso da sponda a sponda, capace di cogliere le mutazioni in atto a queste latitudini: quelle umane, quelle urbane, del paesaggio. Siamo qui con la nostra Biennale, che non richiama una singola città ma un territorio che ha dentro il mare: uno spazio in cui l’acqua è matrice del paesaggio e che avvicina e accomuna.”
Mutazioni e disallineamenti
Al centro della riflessione ci sono geografia, territorio e comunità, elementi in continuo mutamento che sperimentano fasi di espansione e contrazione anche molto rapide. Questo ritmo può produrre quello che alcuni curatori definiscono un «disallineamento evolutivo», una tensione tra trasformazioni imposte e capacità di adattamento dei contesti urbani e rurali.
Annalisa Metta ha sottolineato:
“I passaggi di scala e i cambiamenti di funzione spesso generano effetti di disallineamento che si riflettono sulle comunità: è necessario recuperare pratiche progettuali che ricolleghino le trasformazioni materiali con le esperienze sociali e culturali locali.”
Il progetto invita dunque a ripensare politiche urbane e piani paesaggistici in chiave partecipativa, integrando saperi tecnici e conoscenze locali per accompagnare transizioni più eque e sostenibili.
Dimensione internazionale e ricadute locali
La presenza di partner internazionali e l’ampiezza territoriale della Biennale trasformano lo Stretto in un hub di relazioni che coinvolge progetti di architettura, design, filosofia e fotografia. Questa rete offre opportunità di scambio culturale ma anche di sviluppo economico locale, attraverso il turismo culturale, la rigenerazione di spazi pubblici e la promozione di competenze professionali sul territorio.
Per le amministrazioni locali e gli investitori privati, l’evento rappresenta un momento di visibilità e confronto utile a immaginare interventi infrastrutturali, circuiti culturali sostenibili e programmi di formazione rivolti ai giovani professionisti e alle comunità creative.
Verso una pratica progettuale condivisa
La Biennale promuove un approccio che mette al centro la partecipazione e la condivisione: progettare lo spazio pubblico significa tracciare percorsi di inclusione, preservare memorie e attivare economie locali. L’accento posto sull’acqua come elemento identitario apre inoltre prospettive per politiche costiere integrate e per la tutela degli ecosistemi marini e costieri.
Nel complesso, la manifestazione intende connettere pratiche artistiche e strumenti tecnico-amministrativi, proponendo un modello replicabile di governance territoriale che valorizzi reti transfrontaliere e relazioni mediterranee.
In sintesi
- L’attenzione internazionale sulla Biennale dello Stretto può favorire flussi turistici mirati e contribuire alla valorizzazione immobiliare e culturale di aree costiere finora meno esplorate.
- Per gli investitori è un’occasione per valutare progetti di rigenerazione che integrino sostenibilità ambientale e ritorni economici a medio termine, soprattutto nei settori dell’ospitalità e dei servizi culturali.
- Le amministrazioni locali possono sfruttare la manifestazione per rafforzare capacità di governance, attrarre finanziamenti europei e potenziare formazione tecnica e creativa rivolta alle nuove generazioni.