Circle e Tether congelano il wallet dell’hacker dopo il maxi furto su Bitget

Circle e Tether hanno congelato stablecoin presenti in un portafoglio collegato all’attacco contro Bitget, stimato in 351,6 milioni di dollari e avvenuto giovedì: l’importo bloccato però rappresenta solo una piccola porzione del totale sottratto.

I dati on‑chain mostrano che Circle ha inserito nella blacklist l’indirizzo etichettato da Etherscan come “Bitget Exploiter 8” alle 05:00 UTC di venerdì. Nel portafoglio risultano circa 170,47 ETH, 218.023 USDT e 99.990 USDC.

MistTrack ha riferito che anche Tether ha successivamente bloccato lo stesso indirizzo, rendendo indisponibili le stablecoin in esso custodite.

La somma delle stablecoin congelate è approssimativamente pari a 318.000 dollari; tuttavia i tracciatori evidenziano altri indirizzi collegati agli sfruttatori che detengono oltre 63.000 ETH, asset nativi della rete che non possono essere congelati dagli emittenti delle stablecoin.

Gracy Chen ha dichiarato:

“Gli aggressori hanno compromesso un sistema di backend nell’infrastruttura dei portafogli dell’exchange, alterando i dati delle transazioni e innescando il processo di autorizzazione per trasferire fondi. Escludiamo il compromesso delle chiavi private.”

Chen ha aggiunto che il fondo di protezione degli utenti di Bitget, che dispone di oltre 464 milioni di dollari, coprirà la perdita subita dagli utenti colpiti dall’attacco.

Confronto con l’attacco a Drift e dinamiche di congelamento

La rapidità con cui Circle e Tether hanno agito in questo caso è stata osservata in rapporto alla gestione del precedente attacco ad Drift avvenuto in aprile, quando un aggressore trasferì circa 232 milioni di dollari in USDC da Solana a Ethereum sfruttando il protocollo di trasferimento cross‑chain di Circle.

Critici come ZachXBT hanno sostenuto che Circle avrebbe potuto intervenire più rapidamente per inserire nella blacklist gli indirizzi coinvolti e congelare i fondi. Circle ha replicato:

“Blocchiamo gli asset quando siamo legalmente obbligati a farlo.”

Contesto tecnologico e limiti operativi

La vicenda evidenzia la differenza fondamentale tra asset centralizzati e decentralizzati: le stablecoin emesse da entità centralizzate possono essere soggette a liste nere e congelamenti, mentre le criptovalute native di una blockchain pubblica, come ETH, restano sotto controllo degli indirizzi che le detengono e non possono essere bloccate dall’emittente.

Inoltre, i trasferimenti cross‑chain complicano il tracciamento e il recupero dei fondi, poiché coinvolgono più reti e infrastrutture di bridge che spesso operano con livelli diversi di centralizzazione e governance. Questo rende la risposta a incidenti di sicurezza più articolata e rallenta potenzialmente le azioni di contrasto.

Dal punto di vista regolamentare, casi ripetuti di furti e di congelamenti sollevano la probabilità di misure più stringenti in ambito europeo, sia per quanto riguarda la governance delle stablecoin sia per i requisiti di sicurezza degli exchange. Per gli operatori e gli investitori si profila un aumento dell’attenzione sulle pratiche di custodia e sulla trasparenza dei meccanismi di salvaguardia dei fondi degli utenti.

Per gli utenti privati e professionali, le precauzioni pratiche restano fondamentali: diversificare le modalità di custodia, valutare servizi di custodia assicurata e verificare procedure di sicurezza e fondi di protezione messi a disposizione dagli exchange con cui si opera.

In sintesi

  • L’intervento rapido degli emittenti di stablecoin può limitare perdite immediate ma non elimina il rischio sistemico dovuto ad asset non congelabili come ETH, richiedendo strategie di gestione del rischio più sofisticate.
  • Gli incidenti cross‑chain amplificano la complessità di indagine e recupero: gli investitori italiani dovrebbero valutare l’esposizione a servizi che utilizzano bridge e trasferimenti multi‑catena.
  • La persistenza di attacchi di grande entità potrebbe accelerare l’adozione di norme europee più stringenti sulle stablecoin e sugli obblighi di sicurezza per gli exchange, con impatti sul modello di business delle piattaforme che operano in Italia.


Author: Tony
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