Prezzi, Assoutenti: neve sempre più cara, skipass rincarati fino al +43% in 5 anni
- 8 Novembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Anche per la prossima stagione invernale sciare in Italia costerà di più: aumenti diffusi per skipass, pernottamenti e ristorazione sono stati rilevati nelle principali località montane del Paese.
Secondo un’analisi condotta da Assoutenti in vista dell’apertura degli impianti, il confronto tra le tariffe applicate dal 2021 ad oggi mostra incrementi costanti e significativi, con differenze marcate tra comprensori.
Aumenti dei biglietti giornalieri
Per la stagione 2026/2027 il prezzo medio di un biglietto giornaliero è salito in tutte le destinazioni più note: fino a 89 euro per gli impianti del consorzio Dolomiti Superski, 75 euro a Courmayeur, 72 euro al Civetta e 69 euro al Sestriere.
Rispetto alla stagione precedente gli aumenti più rilevanti si registrano a Courmayeur (+8,7%), a La Thuile (+5,2%), a Bormio (+5%) e nella Vialattea (+4,5%).
Abbonamenti stagionali
Per quanto riguarda gli abbonamenti stagionali, il costo massimo per un adulto in alta stagione arriva a 1.590 euro nei comprensori della Valle d’Aosta, cifra che sale a 1.876 euro includendo gli impianti collegati a Zermatt.
Altri riferimenti: 1.300 euro per la Vialattea, 990 euro per il Dolomiti Superski (se acquistato in prevendita entro il 24 dicembre) e 980 euro a Livigno. Gli aumenti annui per gli stagionali variano tra il +1,6% di Livigno e il +5% in Valle d’Aosta.
Confronto con il 2021
Il confronto su un arco di cinque anni mostra rincari molto più marcati: il biglietto giornaliero è aumentato del +43,3% a Livigno, +37% a Bormio, +36,6% nella Vialattea, +33,9% a Courmayeur e +32,8% per il Dolomiti Superski.
Per gli abbonamenti stagionali l’incremento in cinque anni raggiunge il +34,7% in Valle d’Aosta, +24,5% a Livigno e quasi +20% sul Civetta.
Effetti su consumatori e operatori
I rincari dei skipass sono solo una parte del conto: vanno aggiunti gli aumenti dei prezzi per le strutture ricettive, i rifugi, i ristoranti, le lezioni di sci, il noleggio dell’attrezzatura e altri servizi legati al turismo invernale.
Questi maggiori costi hanno avuto un effetto diretto sulla domanda: molte famiglie italiane hanno progressivamente rinunciato alla settimana bianca, con impatti negativi sui ricavi degli operatori locali.
Gabriele Melluso ha sottolineato:
“Ai rincari degli skipass vanno poi aggiunti gli aumenti che interessano le strutture ricettive delle località sciistiche, i rifugi, i ristoranti, le lezioni di sci, l’attrezzatura sportiva e tutti i servizi accessori che ruotano attorno al turismo invernale. Un boomerang per gli operatori del settore che ha allontanato anno dopo anno gli italiani dalla neve, modificando profondamente le abitudini delle famiglie che sempre più numerose rinunciano alla settimana bianca: basti pensare che tra gennaio e marzo del 2026 ben 2 milioni di italiani hanno rinunciato alle vacanze sulla neve rispetto ai numeri registrati nello stesso periodo del 2019, con una perdita in termini di giro d’affari pari a 1,5 miliardi di euro.”
Possibili cause e scenari
Gli incrementi tariffari sono riconducibili a vari fattori: l’aumento generalizzato dell’inflazione, i maggiori costi energetici per la produzione di neve artificiale e per la gestione degli impianti, la manutenzione straordinaria e la pressione salariale nel settore turistico.
Per i comprensori più piccoli il prezzo crescente dei servizi rischia di erodere ulteriormente la clientela, aumentando il divario competitivo con le località di maggior richiamo e con destinazioni estere che riescono a contenere i costi grazie a economie di scala o a politiche di sostegno pubbliche più aggressive.
Diversi attori istituzionali potrebbero intervenire con misure mirate per sostenere la domanda e gli operatori: incentivi per l’efficientamento energetico degli impianti, programmi di valorizzazione del turismo di prossimità e strumenti finanziari per favorire investimenti in infrastrutture e stagionalizzazione dell’offerta.
Implicazioni pratiche per le famiglie
Per le famiglie italiane questo contesto si traduce in scelte di consumo più attente: riduzione della durata delle vacanze sulla neve, ricerca di alternative low cost, aumento delle prenotazioni last minute e maggiore attenzione alle promozioni in prevendita.
Dal lato degli operatori, cresce la necessità di riprogettare l’offerta per renderla più sostenibile economicamente e meno dipendente da una domanda stagionale ristretta.
In sintesi
- La crescita dei prezzi degli skipass e dei servizi accessori amplifica la pressione sui bilanci delle famiglie italiane, spingendo verso offerte più brevi o alternative di svago meno costose.
- Per gli investitori e gli operatori del settore sciistico diventa cruciale la strategia di diversificazione e l’efficientamento energetico degli impianti per contenere i costi operativi e preservare la domanda.
- Le località minori sono più esposte al rischio di perdita di mercato; politiche pubbliche mirate potrebbero ridurre il gap competitivo e sostenere la tenuta dell’economia montana.