Strive si avvicina al secondo posto tra le riserve in bitcoin dopo gli utili del terzo trimestre
- 7 Novembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Strive, società che detiene una tesoreria in Bitcoin, ha acquistato 15.124 BTC in ottobre, portando gli acquisti complessivi nei primi dieci mesi del 2026 a 35.497 BTC, secondo il report sugli utili del terzo trimestre pubblicato venerdì.
Gli acquisti hanno avvicinato la società alle posizioni di vertice nelle classifiche aziendali per detenzioni di Bitcoin. Al 30 ottobre Strive dichiarava una detenzione totale di 43.124 BTC, che la colloca come il quarto maggior detentore tra le società quotate pubblicamente, secondo dati delle graduatorie specializzate.
Nel dettaglio, Strive è distante appena 390 BTC dal terzo posto occupato da Twenty One Capital e dovrebbe accumulare altri 877 BTC per superare il secondo posto attualmente detenuto da Metaplanet con 44.000 BTC, a condizione che le altre aziende non aumentino le proprie posizioni.
Raccolta di capitale e impiego dei proventi
Nel corso di ottobre Strive ha emesso azioni privilegiate perpetue denominate SATS, raccogliendo circa 609 milioni di dollari di proventi netti. Le azioni privilegiate offrono un dividendo annuo del 15%.
La società non ha ancora specificato quanto dei fondi raccolti sarà destinato all’acquisto di Bitcoin, lasciando aperta la possibilità di impieghi diversificati del capitale raccolto.
Risultati trimestrali
Nel terzo trimestre Strive ha registrato un utile netto di 509 milioni di dollari, in larga parte sostenuto da plusvalenze non realizzate su Bitcoin per 533,7 milioni di dollari. Questi risultati evidenziano come la posizione in criptovalute influisca in modo significativo sul conto economico della società.
Strategia di crescita e aree di interesse
Nel report sugli utili, Strive ha indicato l’interesse per opportunità oltre il solo mercato delle criptovalute: banche, intermediazione, finanza decentralizzata (DeFi), riassicurazione e tokenizzazione sono elencate tra le aree valutate come possibili vie per valorizzare il proprio bilancio.
Jeff Walton, chief risk officer di Strive, ha affermato che la società sta considerando modalità per mettere a frutto le proprie riserve di Bitcoin anche attraverso strumenti e operazioni che intersecano la finanza tradizionale, cercando rendimenti non correlati ai movimenti di prezzo delle criptovalute.
Questa strategia suggerisce un duplice obiettivo: proteggere il valore della tesoreria attraverso diversificazione finanziaria e accedere a flussi di rendimento più stabili per sostenere il modello di business della società.
Reazione del mercato e considerazioni finanziarie
Le azioni di Strive (ticker ASST) hanno mostrato una flessione del 1,97% nelle contrattazioni mattutine di venerdì, portando il calo mensile intorno al 32,15%. Questa dinamica riflette come il mercato sconti simultaneamente sia il costo del capitale collegato a operazioni di raccolta, sia le oscillazioni del valore delle attività in criptovaluta detenute in bilancio.
L’emissione di strumenti perpetui con rendimenti elevati come il 15% annuo rappresenta una scelta di finanziamento costosa: se una parte significativa dei proventi non verrà impiegata per generare rendimenti superiori a tale costo, la struttura finanziaria e la redditività futura potrebbero essere sotto pressione.
Per gli investitori istituzionali e retail italiani, la vicenda di Strive è un utile caso di studio su come le aziende quotate integrino esposizioni in criptovalute nei loro bilanci e su quali strumenti utilizzino per monetizzare o monetizzare indirettamente tali posizioni.
Implicazioni regolamentari e di mercato
L’espansione strategica verso attività bancarie, di intermediazione e di tokenizzazione pone anche interrogativi regolamentari, soprattutto nell’Unione Europea dove la normativa sui mercati digitali e sui servizi finanziari sta evolvendo rapidamente. Qualsiasi mossa verso prodotti strutturati o attività bancarie richiederà attenzione ai requisiti di capitale, alla compliance e alle possibili autorizzazioni degli enti di vigilanza.
Inoltre, l’aumento della concentrazione di Bitcoin nelle tesorerie aziendali può influenzare la liquidità del mercato e i flussi di domanda a breve termine, con effetti potenzialmente misurabili anche sui prezzi e sulla volatilità degli exchange.
In sintesi
- La forte accumulazione di Bitcoin da parte di società quotate come Strive segnala una crescente integrazione tra asset digitali e bilanci aziendali, un fenomeno che può attirare l’attenzione degli investitori istituzionali italiani alla ricerca di esposizione indiretta alle criptovalute.
- L’emissione di strumenti perpetui al 15% indica un costo del capitale elevato: per gli investitori significa valutare la sostenibilità dei rendimenti attesi rispetto al rischio di diluizione e al servizio del debito a lungo termine.
- La strategia di estendere attività verso banche, DeFi e tokenizzazione apre opportunità di diversificazione dei ricavi ma comporta anche complessità regolamentari rilevanti nell’UE, che gli operatori italiani dovranno monitorare attentamente.