Dl infrastrutture in Cdm lunedì: stop alla prelazione nei project e più liquidità per le imprese

È previsto per lunedì 9 novembre, in sede di Consiglio dei ministri, l’esame di un decreto sulle infrastrutture annunciato da tempo ma finora mai approdato sul tavolo dell’esecutivo.

Lo sblocco della vicenda è stato confermato in un punto stampa al termine del Consiglio federale della Lega dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture, che ha definito la partita, assieme alla manovra, «impegnativa».

Obiettivi del decreto e focus sul caro materiali

Tra le misure che dovrebbero trovare spazio nel decreto si prevede una riprogrammazione di opere per liberare risorse finanziarie e interventi diretti sul tema del caro materiali, tema su cui il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) sta lavorando con priorità.

Matteo Salvini ha dichiarato:

“Da ministro dei Trasporti, stiamo anche lavorando sul caro materiali.”

Il rincaro dei principali componenti da costruzione — dal bitume all’acciaio — pesa da anni sulle imprese. La stima della copertura necessaria per il 2025 si aggira su circa 1,4 miliardi di euro, cifra che non rappresenta un nuovo stanziamento ma piuttosto un debito che lo Stato riconosce verso gli operatori coinvolti nelle opere pubbliche.

Antonio Ciucci, presidente di Ance, ha affermato:

“Ci siamo completamente dimenticati del caro materiali. Questo crea un problema enorme, anche perché forse non è chiaro che quelle risorse sono un debito che lo Stato ha contratto nei confronti delle imprese.”

Il governo assicura che cercherà soluzioni rapide in sede di conversione parlamentare della legge di bilancio, mentre il Mit prepara il decreto che dovrà intervenire anche su altri dossier urgenti.

Riprogrammazione delle opere e liberazione di risorse

Una prima leva del provvedimento dovrebbe consistere nella revisione della programmazione di parte degli interventi infrastrutturali, con l’obiettivo di creare margini di spesa utili a finanziare priorità emergenti. I dettagli sulle opere interessate e sull’entità delle risorse che si potranno recuperare sono ancora in via di definizione.

Partenariato pubblico-privato e project finance

Un secondo capitolo cruciale riguarda il partenariato pubblico-privato (PPP). A seguito di una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea dello scorso febbraio, lo schema dei PPP è entrato in una fase di incertezza e il decreto mira a fornire una risposta normativa rapida per ricostruire certezza giuridica.

Il testo, nella formulazione allo studio, parte dal principio dell’eliminazione del privilegio del promotore del progetto: sarà formalmente vietato il diritto di prelazione o meccanismi equivalenti che attribuiscono al promotore un vantaggio soggettivo irreversibile.

Per accompagnare le stazioni appaltanti e rendere le procedure più snelle potrebbero essere previste semplificazioni amministrative, linee guida applicative e maggiore flessibilità graduata in funzione del valore e della complessità dell’intervento. Potrebbero anche essere riconosciute forme di compensazione per le spese già sostenute dal promotore, ma senza automatismi che ripristinino il privilegio esclusivo del soggetto promotore.

Estensione della sospensione del recupero degli anticipi ai cantieri Pnrr

Altro tema sensibile per le imprese riguarda il recupero degli anticipi già erogati per i lavori pubblici. Una norma approvata a luglio consente, su richiesta dell’appaltatore, la sospensione del recupero dell’anticipo per dare maggiore liquidità alle aziende colpite dai rincari di materiali, carburanti ed energia, limitando però l’operatività per i cantieri finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

La disposizione varata in luglio prevede che la sospensione possa durare “per il tempo strettamente necessario, nei limiti delle risorse disponibili e comunque non oltre il 31 dicembre 2026”, escludendo espressamente gli interventi finanziati in tutto o in parte con risorse del Pnrr. Il nuovo decreto dovrebbe estendere la possibilità di sospendere il recupero anche ai cantieri del Pnrr e lavorare su un allungamento della scadenza temporale prevista, rispondendo così alle richieste del settore delle costruzioni.

Le priorità della Lega sulla manovra

Al Consiglio federale della Lega si è discusso anche delle proposte del partito da inserire nella legge di bilancio. Tra le richieste principali figurano misure per favorire la flessibilità in uscita dal lavoro e interventi sul sistema pensionistico, con l’obiettivo di attenuare gli effetti della legge Fornero.

Matteo Salvini ha dichiarato:

“La proposta è quella di poter andare in pensione a 64 anni anziché a 67, come libera scelta, non come obbligo.”

Il vicepremier ha riferito di averne parlato con Claudio Durigon, mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti era assente per malattia.

Sul tavolo rimangono anche la revisione della tassazione con riferimenti alla flat tax e diversi emendamenti in materia di sicurezza, tra cui la proposta di incrementare a 10.000 il numero di militari impiegati nel programma Strade sicure entro il 2027.

Riguardo a possibili incompatibilità di figure di nomina pubblica, il ministro ha commentato la situazione di un candidato all’Anac dichiarando fiducia nella regolarità delle procedure.

Matteo Salvini ha dichiarato:

“Conto che tutto sia assolutamente regolare.”

Conseguenze operative e tempistiche

I contenuti definitivi del decreto e la loro introduzione nella manovra dipenderanno dalle negoziazioni politiche e dalle verifiche di copertura finanziaria. La rapida conversione parlamentare della legge di bilancio sarà la sede in cui molte di queste misure dovranno essere confermate o modificate.

Per le imprese del settore delle costruzioni, per gli operatori privati interessati a progetti in PPP e per le amministrazioni locali le decisioni in arrivo possono incidere sui flussi di liquidità, sui piani di investimento e sui tempi di realizzazione dei cantieri.

In sintesi

  • La riprogrammazione delle opere e le misure sul caro materiali mirano a ristabilire liquidità nel settore edile; tuttavia la necessità di coperture potrebbe comprimere altri capitoli di spesa, con impatti sulla tenuta della manovra 2025.
  • Chiarire il quadro normativo sui PPP e porre fine al privilegio del promotore è essenziale per attrarre capitali privati: più certezza legale può tradursi in minore rischio percepito e costi di finanziamento inferiori per grandi opere.
  • L’estensione della sospensione del recupero degli anticipi ai cantieri Pnrr ridurrebbe il rischio di insolvenza per molte imprese ma posticiperebbe il rientro delle risorse per la pubblica amministrazione, influenzando flussi di cassa regionali e capacità di spesa.
  • Dal punto di vista degli investitori istituzionali, la combinazione di interventi strutturali e misure temporanee determinerà la velocità di ripresa dei cantieri e la sostenibilità dei rendimenti nei progetti infrastrutturali nazionali.


Author: Tony
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