Come gli australiani detentori di bitcoin possono sfuggire all’aumento shock della cgt del 2027: parte 1
- 4 Novembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
La decisione del governo australiano di eliminare lo sconto del 50% sulle plusvalenze per tutti gli investimenti, annunciata nel bilancio di maggio, ha colto di sorpresa molti possessori di criptovalute. La nuova normativa raddoppia di fatto la componente tassabile di una plusvalenza, lasciando solo un piccolo sconto legato all’inflazione.
Questo cambiamento rende urgente valutare strategie legali per ridurre l’imposta sulle plusvalenze, se non si vuole subire un aumento significativo del carico fiscale. Alcuni soggetti hanno reagito in modo drastico: il fondatore di Finder, Fred Schebesta, ha annunciato il trasferimento a Singapore, dove vige una aliquota nulla sulle plusvalenze, definendo la riforma un «colpo mortale». Altri preferiscono soluzioni meno radicali, come creare un SMSF (self managed super fund), costituire una società per operare a livello di imposta societaria, o sperare che un cambiamento politico ribalti la misura.
Cosa cambia dal 1° luglio 2027?
Dal 1999 i detentori di beni in Australia pagavano imposte solo sulla metà della plusvalenza. A partire dal 1° luglio 2027, invece, l’intero guadagno sarà tassato secondo l’aliquota del reddito personale: ciò si traduce in un’aliquota del 30% per redditi complessivi tra A$45.000 e A$135.000, 37% per la porzione tra A$135.000 e A$190.000 e 47% oltre tale soglia.
Ulteriore effetto rilevante: contribuenti con redditi bassi che non percepiscono prestazioni sociali (studenti, pensionati con ragioni reddituali particolari) si troveranno comunque a pagare un’aliquota minima del 30% sulle plusvalenze, indipendentemente dall’entità del guadagno.
Lo sconto residuo rimane legato esclusivamente all’indicizzazione per inflazione: ad esempio, un immobile acquistato a A$1.000.000 e rivenduto a A$1.500.000 dopo dieci anni con inflazione media del 3% vedrebbe una riduzione del costo fiscalmente riconosciuto di circa A$344.000 attribuibile a inflazione.
Andrea Yuen, amministratore delegato di Swyftx, ha spiegato:
“La sfida per le criptovalute è che le modifiche alla CGT: l’indicizzazione aiuta realmente gli asset a crescita più lenta, non quelli che crescono rapidamente.”
Per chi ha comprato Bitcoin a prezzi bassi e punta a guadagni rilevanti nel tempo, l’effetto dell’indicizzazione sarà marginale rispetto all’ampliamento della base imponibile.
Chris Brycki, analista di mercato, ha scritto:
“Le criptovalute restano in fondo alla classifica perché quasi tutto il loro rendimento deriva da crescita di capitale. Un investimento già speculativo diventerà meno remunerativo dopo le imposte.”
Strategie pratiche per i detentori di criptovalute
Di seguito alcune strategie, ordinate dal minimo sforzo alle riorganizzazioni più radicali. È importante ricordare che ogni opzione comporta rischi, costi e implicazioni legali e fiscali: rivolgersi a un consulente è consigliato.
Sperare in un grande rally prima del 1° luglio 2027
Le plusvalenze maturate prima del 1° luglio 2027 saranno tassate ancora con lo sconto del 50%. Perciò chi punta a ridurre l’impatto fiscale potrebbe sperare in un mercato rialzista che porti il valore del portafoglio ai livelli più alti possibili entro quella data.
Ben Simpson, fondatore del servizio di consulenza Collective Shift, ha affermato:
“Non punterei tutto sul fatto che avremo un enorme rally. Credo che la maggior parte dei ritorni arriverà dall’halving del 2028, quindi non è detto che funzioni a favore degli investitori.”
In ogni caso, se si adotta questa tattica è fondamentale documentare accuratamente il valore di ogni asset alla data di controllo, poiché ogni incremento successivo verrà tassato al nuovo regime.
Votare per un cambiamento politico
Parte dell’opposizione politica ha promesso di invertire la misura; pertanto, per gli elettori che considerano questa riforma cruciale, il voto potrebbe essere uno strumento per ottenere una revisione legislativa. Tuttavia, ribaltare la maggioranza può essere difficile: il partito al governo detiene una solida maggioranza nella Camera dei Rappresentanti, e anche in caso di cambiamento, il processo legislativo richiederebbe tempi che potrebbero non evitare l’applicazione pratica della nuova norma per alcuni anni.
Adrian Forza, direttore di Crypto Tax Australia, ha commentato:
“Se si dovessero fare tre diversi calcoli per periodi diversi potrebbe diventare un incubo amministrativo, ma a lungo termine sarebbe probabilmente migliore per la collettività.”
Trasferire i crypto in un SMSF (self managed super fund)
In Australia i fondi pensione (superannuation) permettono, al di sopra di una certa età, di ritirare il capitale senza tassazione aggiuntiva. I fondi al dettaglio però in genere non consentono investimenti diretti in criptovalute; la via per sfruttare il regime pensionistico è quindi costituire un SMSF.
Il vantaggio è la tassazione favorevole nel lungo termine; lo svantaggio principale è che i capitali in un SMSF sono bloccati fino al pensionamento, rendendo questa opzione adatta soprattutto a investitori più maturi con orizzonte di lungo periodo.
Inoltre la gestione di un SMSF comporta adempimenti, audit e costi annuali che possono renderlo anti-economico per patrimoni piccoli: spese tipiche annuali variano notevolmente e bisogna considerare anche l’obbligo di liquidare e tassare eventuali posizioni prima di trasferirle nel fondo.
Ottenere un prestito garantito dalle criptovalute
Alcuni grandi investitori evitano di realizzare plusvalenze prendendo in prestito contro i propri asset: ripagare un prestito può risultare più economico rispetto a vendere e pagare l’imposta. Esistono prestatori centralizzati che offrono linee di credito con Bitcoin come collateral, con rapporti loan-to-value tipici intorno al 40%.
Andrea Yuen ha spiegato:
“Portiamo questa strategia alle masse, non solo ai miliardari, ma comporta rischi: tassi d’interesse elevati, durate brevi e il rischio di perdere il collaterale in caso di forti ribassi.”
Il rischio principale è la margin call: se il valore del collaterale scende sotto una soglia, il prestito può essere richiamato e il collaterale liquidato. È quindi una scommessa sulla tenuta o sulla crescita dei prezzi e tende a essere adeguata a investitori sofisticati con adeguata copertura.
Occorre inoltre valutare la natura fiscale del prestito: in alcuni casi di DeFi il deposito e la conversione automatica (ad esempio passando da ETH a WETH su una piattaforma di prestito) possono costituire eventi imponibili. L’autorità fiscale ATO non ha chiarito completamente tutte le casistiche legate ai prestiti crypto, quindi l’area è ancora grigia dal punto di vista normativo.
Altre opzioni e considerazioni
Tra le alternative più invasive figurano costituire una società per concentrare attività di trading in capo all’entità giuridica (soggetta all’imposta societaria) o, in casi estremi, trasferire la residenza fiscale all’estero verso giurisdizioni con regimi più favorevoli. Entrambe le soluzioni richiedono analisi approfondite, costi legali e amministrativi e possono avere implicazioni complesse sul piano della residenza fiscale.
È utile anche valutare il profilo di rischio dell’intero portafoglio: un’imposta più alta sulle plusvalenze accentua l’importanza della diversificazione e della pianificazione fiscale nel medio-lungo periodo.
Consigli pratici
Qualunque strategia si scelga, è essenziale mantenere una documentazione dettagliata: registrare date, prezzi di acquisto e di riferimento alla data del 1° luglio 2027, movimentazioni e qualsiasi evento che possa influire sul calcolo delle plusvalenze. Consultare un fiscalista esperto in criptovalute e controllare eventuali aggiornamenti normativi dell’ATO è fondamentale per evitare sorprese.
In sintesi
- La riforma aumenta la tassazione sulle plusvalenze e penalizza gli asset a forte crescita; per gli investitori italiani interessati ai mercati globali è un promemoria sull’importanza della pianificazione fiscale internazionale.
- L’uso di SMSF o veicoli societari può mitigare l’impatto fiscale, ma comporta costi, complessità regolamentare e vincoli di liquidità che rendono tali soluzioni più adatte a investitori con patrimoni significativi.
- Strategie come prestiti garantiti da criptovalute possono evitare eventi di realizzo, ma introducono leva finanziaria e rischio di margin call; sono strumenti adatti solo a chi dispone di forte capacità finanziaria e competenze di gestione del rischio.
- Per il mercato complessivo la maggiore imposizione sulle plusvalenze potrebbe ridurre l’appetibilità delle criptovalute come investimento speculativo a breve termine, stimolando invece scelte più conservative e la ricerca di strumenti fiscali o giurisdizionali ottimizzati.