Ex Ilva pronta a spegnere gli impianti
- 31 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Acciaierie d’Italia si sta preparando allo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto dopo che la Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi presentati da Ilva e da AdI contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che ordina la sospensione per ragioni ambientali. L’azienda ha già informato formalmente Ispra e Arpa Puglia, gli enti preposti al controllo ambientale, dichiarando la propria disponibilità ad ottemperare all’ordine dell’autorità giudiziaria. Nelle recenti ispezioni trimestrali i tecnici degli enti di controllo si sono limitati ai rilievi sul rispetto delle prescrizioni ambientali e non hanno avviato lo spegnimento, che è ora il passo successivo previsto dopo la fase di preriscaldo dell’altoforno 2.
Contesto giudiziario e responsabilità di controllo
La decisione della magistratura impone uno stop che coinvolge procedure complesse sia dal punto di vista legale sia operativo. Le autorità sanitarie e ambientali hanno un ruolo centrale nel monitorare il rispetto delle condizioni imposte dall’AIA e nell’attestare le condizioni per eventuali riavvii; contestualmente, il percorso giudiziario definisce limiti e tempistiche che l’azienda deve osservare. Questo intreccio di competenze incide anche sulle scelte politiche e sulle necessarie interlocuzioni con il ministero del Lavoro e con gli enti locali per gestire le conseguenze sociali ed economiche.
Aspetti tecnici dello spegnimento
Con il termine preriscaldo si indica uno stato operativo in cui non viene prodotta ghisa, ma si mantiene una temperatura minima tecnica immettendo gas nei cowper dell’impianto. Poiché non vi è attività produttiva, lo stabilimento acquista gas dall’esterno invece di recuperarlo dai processi: tale apporto mantiene la temperatura interna poco sotto i mille gradi, ma questa scenderà progressivamente una volta interrotta l’alimentazione, avviando il raffreddamento controllato dell’altoforno.
La gestione dello spegnimento richiede procedure calibrate per evitare criticità tecniche e ambientali; in particolare, le temperature devono essere ridotte in modo graduale per prevenire danni strutturali e controllare le emissioni durante le fasi di transizione.
Stato degli impianti e tempistiche
Oltre all’altoforno 2, che ha effettuato l’ultima colata di ghisa in vista delle scadenze giudiziarie, sono coinvolti anche gli altoforni 1 e 4, entrambi in preriscaldo e fermi da mesi. L’altoforno 1 è sotto sequestro senza facoltà d’uso disposto dalla Procura di Taranto a seguito di un incendio esterno e la misura è stata confermata dalla Cassazione; l’altoforno 4 è stato fermato per lavori e non ha ripreso l’attività come inizialmente previsto.
Le batterie delle cokerie (7-8-9-12) sono state poste in preriscaldo da inizio anno: non producendo più coke, l’azienda ha dovuto approvvigionarsi sul mercato. Dal punto di vista operativo, lo spegnimento completo delle batterie richiederà più tempo rispetto agli altoforni, perché occorre raggiungere soglie termiche minime prima di procedere a un raffreddamento graduale e sicuro.
Ispra e Arpa Puglia hanno partecipato all’avvio del preriscaldo e hanno effettuato controlli successivi sull’area a caldo, valutando le condizioni operative e la conformità alle prescrizioni ambientali previste.
Ripercussioni occupazionali e misure di tutela
I sindacati attendono la convocazione del ministero del Lavoro per esaminare congiuntamente con l’azienda la nuova procedura di cassa integrazione straordinaria. Il nuovo plafond previsto salirebbe rispetto all’attuale tetto massimo di 4.450 lavoratori (di cui 3.800 a Taranto) a 8.622 unità complessive, con 6.964 riferite all’impianto tarantino, per adeguare gli ammortizzatori sociali alla dimensione contingente dell’emergenza occupazionale.
Per l’indotto e le imprese appaltatrici, il nuovo decreto prevede una cassa in deroga da ottobre a giugno per circa 4.200 addetti, ma l’associazione delle imprese Aigi ha sollevato osservazioni sui criteri di ammissione, chiedendo modifiche per estendere la tutela.
Nicola Convertino ha spiegato:
“Occorre riconoscere la cassa integrazione a tutto il personale a tempo indeterminato che ha effettuato accessi in stabilimento o, alternativamente, considerare come ammissibili le unità produttive locali che, pur non avendo inserito i propri addetti in lista di accesso, hanno svolto attività per il siderurgico che incidono per oltre il 50% sul fatturato aziendale.”
La questione delle tutele sociali si intreccia con la necessità di programmare politiche attive del lavoro e interventi di sostegno per le filiere locali, poiché un blocco prolungato dell’attività siderurgica può avere effetti a catena sull’indotto regionale e nazionale.
Implicazioni economiche e di mercato
Lo spegnimento dell’area a caldo di uno stabilimento di queste dimensioni ha ricadute su più livelli: offerta domestica di acciaio, dipendenza da importazioni di materie prime come il coke, e dinamiche dei prezzi sui mercati nazionali ed europei. Gli operatori del settore e gli investitori monitoreranno le tempistiche di fermata e le prospettive di riconversione o riavvio, poiché l’incertezza può favorire movimenti dei prezzi e influire sulle decisioni di approvvigionamento delle aziende manifatturiere italiane.
Dal punto di vista delle politiche pubbliche, la vicenda solleva interrogativi su come conciliare esigenze ambientali e continuità produttiva, nonché su quali strumenti mettere in campo per sostenere la transizione degli stabilimenti ad alto impatto ambientale verso processi meno inquinanti.
Scenari per il futuro dello stabilimento
Oltre alle misure immediate di spegnimento e alle garanzie occupazionali, gli scenari futuri dipenderanno dalla combinazione di azioni giudiziarie, verifiche tecniche, investimenti per adeguamenti ambientali e decisioni industriali su eventuali piani di rilancio o di riconversione produttiva. Una soluzione sostenibile richiederà interlocuzioni tra azienda, istituzioni, rappresentanze sindacali e fornitori, con possibili ricadute sugli investimenti infrastrutturali e sulla strategia energetica regionale.
In sintesi
- La sospensione dell’area a caldo accentua le pressioni sul mercato dell’acciaio italiano, potenzialmente aumentando la dipendenza da importazioni e influenzando i prezzi per imprese manifatturiere nazionali.
- L’ampliamento della platea per la cassa integrazione solleva esigenze di bilanciamento tra tutela occupazionale e sostenibilità finanziaria degli ammortizzatori; gli investitori valuteranno il rischio sociale nelle decisioni aziendali.
- La necessità di acquistare coke sul mercato esterno evidenzia vulnerabilità nelle filiere; l’evento può accelerare riflessioni su diversificazione delle forniture e strategie di approvvigionamento a lungo termine.
- Per gli operatori finanziari e gli stakeholder industriali, la vicenda segnala l’importanza di considerare il rischio normativo e ambientale nelle valutazioni di investimento in asset ad alta intensità energetica e ambientale.