Sanac salva solo tre stabilimenti: per il polo sardo è tutto da rifare
- 29 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Nuova vita per tre stabilimenti e una prospettiva incerta per quello rimasto a terra: si è parzialmente risolta la vicenda legata a Sanac, azienda in amministrazione straordinaria specializzata nella produzione di materiali refrattari per l’industria siderurgica, travolta dalla crisi della sua committente principale, Ilva. I siti di Massa Carrara, Vado Ligure e Gattinara passeranno sotto la gestione della Erre Trading, mentre per lo stabilimento di Macchiareddu (Assemini, Cagliari) il progetto di acquisizione è saltato e si valuta un nuovo bando di vendita. La decisione ha provocato la reazione delle organizzazioni sindacali e l’avvio di una nuova mobilitazione.
Destini ormai divisi, polo sardo sacrificato
Giampiero Manca, Mattia Carta e Davide Collu hanno dichiarato:
«Il rischio di dividere i destini dei quattro siti Sanac, che abbiamo sempre cercato di evitare, è diventato realtà e lo stabilimento di Assemini è stato sacrificato. Abbiamo appreso tramite comunicazione della struttura commissariale che il Mimit ha autorizzato l’aggiudicazione alla Erre Trading per i tre siti di Vado Ligure, Gattinara e Massa Carrara, mentre per Assemini si valuterà la pubblicazione di un nuovo bando di vendita».
I sindacati: subito un nuovo bando ministeriale
Le organizzazioni sindacali chiedono ora che il Mimit proceda tempestivamente con un nuovo bando e con attività mirate a individuare imprenditori in grado di garantire continuità produttiva e tutela dell’occupazione per lo stabilimento di Assemini. I rappresentanti sindacali hanno ribadito la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle ricadute occupazionali e sociali, esprimendo rammarico per una decisione che, a loro avviso, penalizza ulteriormente la regione.
È stato convocato per il prossimo 4 novembre il coordinamento nazionale unitario delle organizzazioni sindacali per valutare azioni condivise e definire la strategia della mobilitazione.
Marianna Formica ha spiegato:
«Abbiamo sempre lavorato per la tutela di tutti i lavoratori di Sanac, sostenendo la necessità di cedere gli stabilimenti a un unico soggetto e sottolineando l’importanza degli ordinativi provenienti dalla ex Ilva. Chi ritiene che la vertenza di Sanac sia ormai scollegata da quella dell’ex Ilva sbaglia: la complessa situazione dello stabilimento di Taranto ha infatti inciso direttamente sulle commesse e ha contribuito allo spegnimento del forno di Assemini».
Dal punto di vista istituzionale, il ruolo del Mimit è centrale: il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha competenze decisive nelle procedure di vendita e nella valutazione delle offerte in casi di amministrazione straordinaria. La scelta di aggiudicare una parte degli stabilimenti a un nuovo operatore mentre se ne lascia un altro in attesa di un nuovo bando solleva interrogativi sulle prospettive industriali e sulle garanzie occupazionali nel medio termine.
Il settore dei materiali refrattari è strettamente legato al ciclo produttivo dell’acciaio: una ripresa degli investimenti nelle acciaierie o una stabilizzazione nell’approvvigionamento di commesse può migliorare la sostenibilità degli stabilimenti, mentre un mercato indebolito aumenta il rischio di sottoutilizzo e di perdita di competenze specialistiche. A livello territoriale, la frammentazione degli asset crea inoltre tensioni tra aree con differenti vocazioni industriali e costi di reindustrializzazione variabili.
Le parti sociali insistono affinché il prossimo bando, nel caso venga pubblicato, preveda criteri che favoriscano non solo il piano economico-finanziario degli offerenti ma anche piani occupazionali certi, investimenti tecnologici e programmi di formazione per preservare il know‑how dei lavoratori coinvolti.
In sintesi
- La cessione parziale degli stabilimenti a Erre Trading riduce l’incertezza per tre siti, ma lascia aperti rischi occupazionali e industriali per il polo sardo di Assemini, con potenziali effetti negativi sulla filiera locale.
- Per gli investitori, la vicenda evidenzia l’importanza di valutare la dipendenza dalle commesse dell’acciaieria e la necessità di piani di diversificazione produttiva per mitigare shock di domanda.
- Una soluzione efficace richiederà interventi pubblici mirati e clausole di salvaguardia nei bandi che incentivino investimenti in innovazione e formazione, elementi chiave per la competitività dell’industria dei refrattari in Italia.